Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Med. br157

Testo

La moltiplicazione dei pani (Mt 14, 13-21)

 La moltiplicazione dei pani

La morte di Giovanni Battista

Quando si è visitati da un forte dolore non si ha voglia di stare con la gente, si preferiscono i luoghi solitari per interrogarsi sugli eventi, piangere, pregare, meditare. Così è successo a Gesù quando ha saputo della morte violenta di Giovanni Battista, allora: Partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. I potenti sono capaci di tutto pur di non “perdere la faccia”, pur di mantenere il prestigio e il potere a cui sono giunti. Se qualcuno denuncia apertamente la loro immoralità, la loro ipocrisia, la loro corruzione… non esitano a decretarne la morte, perché non tollerano quanti osano ergersi contro di loro. Con il delitto e la menzogna credono di poter rimuovere ogni ostacolo, di mettere a tacere tutti, di trionfare su tutto, ma la profezia della Vergine ci assicura che verrà un giorno in cui il Signore: Rovescerà i potenti dai troni e innalzerà gli umili (Lc 1, 52).

Quanto è successo a Giovanni Battista non poteva non avere una forte ripercussione nel cuore di Gesù, lui che ama tutti come solo un Dio sa amare, amava il suo precursore di un amore speciale, ma se uno ama molto soffre anche molto quando la persona amata è offesa, disprezzata, uccisa. Inoltre, quanto era successo al precursore già annunciava quello che sarebbe successo a Gesù, perché anche lui denunciava l’ipocrisia, la corruzione e la durezza di cuore dei potenti, ma questi, non era difficile prevederlo, avrebbero reagito come Erode nei confronti di Giovanni Battista.

Esigenze contrastanti

Quindi, l’esigenza di Gesù di ritirarsi in un luogo solitario è più che legittima e condivisibile. Tuttavia, quando Gesù scende dalla barca, incontra un’altra esigenza che contrasta con il suo desiderio di stare in un luogo appartato, vede infatti una grande folla che lo cerca perché bisognosa della sua parola, della sua guida, del suo potere di guarire ogni malattia, in una parola: bisognosa del suo amore. La folla lo cerca perché vede in lui una luce, un amore, un potere, che non si trovano in nessun altro uomo.

Allora, vedendo la folla, Gesù mette da parte il suo desiderio e fa prevalere quello di chi ha bisogno di lui. Gesù ha compassione di una moltitudine che vaga come un gregge senza un pastore e si occupa delle loro molteplici necessità: Sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Il comportamento di Gesù suggerisce che a volte, quando vediamo il prossimo nel bisogno, siamo chiamati a mettere da parte le nostre legittime esigenze per soccorrerlo secondo le nostre possibilità.

Condizioni per incontrare Gesù

Se riflettiamo sul comportamento della folla, possiamo trovare alcune condizioni necessarie per incontrare Gesù, queste valgono per tutti gli uomini e per tutti i tempi. Gesù, allora come oggi, emana un certo fascino, non resistere al suo fascino è una prima condizione che, come è successo alla folla, ci mette in moto sulla via che conduce all’incontro con lui. Si tratta sempre di compiere un passaggio da una conoscenza imperfetta a una conoscenza più perfetta, da una conoscenza per “sentito dire”, a una conoscenza per esperienza diretta. La fama di Gesù si stava diffondendo a poco a poco nella Palestina, si diceva di lui che non era un uomo comune, che aveva il potere di compiere miracoli, che insegnava con autorità, che era buono e soccorreva tutti, che scacciava anche i demoni perché era un uomo di Dio. A partire da queste notizie un po’ confuse e frammentarie, molti decidevano che valeva la pena capire meglio, che valeva la pena andare a vedere di persona per rendersi conto della fondatezza o infondatezza di quanto, da più parti, giungeva al loro orecchio.

Allo stesso modo, anche oggi, circolano su Gesù notizie più o meno confuse, contrastanti, benevole o tendenti a screditare e minimizzare la sua persona. Anche oggi, pochi, vogliono capire meglio, e si impegnano in ricerche serie per vedere come stanno veramente le cose. I più preferiscono non lasciarsi troppo coinvolgere in una ricerca che rischia di destabilizzarli, e si illudono di trovare riparo nel vivere come vivono tutti, confidando nei beni, nella posizione, nelle relazioni e nelle attività che garantiscono loro un certo benessere. Le notizie su Gesù per “sentito dire”, operano quindi un primo giudizio, una prima divisione fra le persone superficiali e tiepide e le persone profonde e determinate. Le prime costruiscono la loro casa sulla sabbia, le seconde sulla roccia.

Malati umanamente incurabili

Ma nella folla vediamo anche un’altra condizione che la spingeva con forza a inoltrarsi nel deserto per incontrare Gesù, ed era che avevano in casa dei malati che nessuno riusciva a guarire. Questa situazione ci riguarda molto da vicino, perché anche noi abbiamo in casa un malato grave che nessun medico umano può guarire e questo ammalato siamo noi. Senza l’intervento di qualcuno i cui poteri non sono umani, ma divini, ciò che naturalmente ci attende è la morte, dell’anima prima e del corpo poi. L’anima vive, e non muore, quando trova il vero senso della vita, non quello che troppo presto ci illudiamo di aver trovato. Di solito ci accontentiamo di un senso della vita che funziona a breve termine, ma non funziona se ci interroghiamo sul senso del dolore, sulla felicità che non riusciamo a raggiungere, sulla giovinezza che, colma di energie e bellezza, sembra promettere la felicità, ma presto sfiorisce, gli entusiasmi e le forze si affievoliscono, i giorni amari prevalgono sui giorni lieti. Allora, che senso ha esistere se le promesse di felicità non possono essere mantenute? Che gioco crudele è la vita che inesorabilmente approda alla morte? E poi, che cosa c’è dopo?… Senza una ricerca seria e corretta sul senso dei grandi interrogativi che la vita pone, l’uomo si avvia verso l’apatia, la depressione o la follia.

Ma ognuno di noi è anche affetto da altre malattie mortali di cui siamo poco consapevoli, queste si possono ricondurre all’orgoglio e alla durezza di cuore, ossia alla nostra incapacità di amare. A causa di queste malattie le relazioni umane spesso non funzionano, deludono e fanno soffrire. Il padre Molinié lucidamente constata che “Noi non ci amiamo gli uni gli altri, perché abbiamo paura gli uni degli altri, e abbiamo paura gli uni degli altri perché non ci amiamo”.

Per trovare una risposta a questi interrogativi, e la guarigione delle nostre malattie, dobbiamo essere innestati su Gesù come il tralcio alla vite (cf. Gv 15, 3-5); Gesù è colui di cui abbiamo bisogno perché la vita abbia un senso che ci impedisca di morire. È vero che, in ogni caso, il nostro corpo morirà, ma è diverso morire con la speranza della vita eterna e della risurrezione, o morire nella disperazione perché non si è incontrato colui che ci promette la risurrezione e la vita; Gesù può autorevolmente promettere questi beni, avendo lui stesso risuscitato dei morti ed essendo risorto dai morti (cf. Gv 11, 25-26ss).

Dalla città al deserto

Gesù dunque si trova in un luogo deserto. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. È qui indicata un’ulteriore condizione per incontrare Gesù, e consiste in un certo cammino che va dalla città al deserto. Noi rimaniamo in città, e non sentiamo la necessità di uscirne, finché troviamo nel luogo in cui abitiamo tutte le risorse di cui abbiamo bisogno per vivere: una casa confortevole, un lavoro più o meno gratificante, il calore di una famiglia, relazioni e amicizie che ci fanno crescere, medici per curare i nostri mali; possibilità di soddisfare esigenze culturali come conferenze, concerti, cinema e teatro; occasioni per attività creative, sportive, e divertimenti… ; fin che durano queste condizioni, di inoltrarci nel deserto, a piedi, per incontrare Gesù, non ci pensiamo proprio; finché questi beni ci soddisfano, significa che non abbiamo l’acuta consapevolezza di essere dei malati di una malattia umanamente incurabile.

Possiamo dire che troppe opportunità e troppa ricchezza, rischiano di nascondere la gravità del nostro vero stato. Una parola dell’Apocalisse riassume particolarmente bene la nostra situazione: Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista (Ap 3, 17-18). Anche il profeta Geremia ci avverte: La tua ferita è incurabile, la tua piaga è molto grave… per un’ulcera vi sono rimedi, ma non c’è guarigione per te (Ger 30, 12-13).

Tuttavia, col passare del tempo, può anche accadere che le persone leali e coraggiose, incomincino a rendersi conto che i beni accumulati e le esperienze fatte, non bastano per dare senso alla vita, una certa inquietudine rimane, anzi, tende a crescere, questo comporta inevitabilmente turbamento e angoscia, perché si scopre di avere una malattia grave nell’anima. Se nella vita si è sperimentato più o meno tutto e i beni desiderati si è riusciti a ottenerli, allora si ha il fondato sospetto che nessuna nuova esperienza, neanche fra quelle più estreme, potrà mai placare l’inquietudine del proprio cuore, e nessun nuovo bene potrà mai riempirne il vuoto.

Lasciarsi lavorare da una luce che implacabilmente mostra la realtà delle cose, fa male, ma respingerla o reprimerla sarebbe disonesto e pericoloso. Diventare a poco a poco più lucidi sul male che ci affligge, è già lasciare la città e inoltrarsi nel deserto, in quanto la città stessa diventa sempre più un deserto. A questo punto è importante ascoltare le voci che parlano di un certo Gesù come di uno che ha, oggi, il potere di compiere miracoli e di guarire ogni malattia. Queste voci possono essere vere o false, ma non ci si può esprimere in un senso o nell’altro, se non dopo una verifica seria.

Verso l’incontro

Da notare che la folla si inoltra nel deserto a piedi, questo significa che bisogna accettare di fare una lunga e faticosa marcia per giungere a incontrare Gesù, la lunga marcia e la fatica sono necessari per provare la serietà e la solidità del desiderio. Quindi, se sentiamo la fatica, la stanchezza, il disagio per la calura del deserto, lo scoraggiamento… vuol dire che stiamo percorrendo la via giusta e, prima o poi, giungeremo all’incontro, perché chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto (Mt 7, 8). L’incontro avviene nel momento in cui sentiamo che la compassione di Gesù risponde alle attese più profonde del nostro cuore, comprende le nostre vicende più intime e dolorose e guarisce le nostre malattie. Lui conosce il nostro “caso” più di quanto lo conosciamo noi e nel momento dell’incontro, o della sua manifestazione, ne rimaniamo stupiti e diciamo come Natanaele: Come mi conosci?! (Gv 1, 48).

Un nuovo inizio

L’incontro con Gesù è anche l’inizio di una nuova avventura in cui, al suo seguito, si imparano molte cose nuove, e si è coinvolti in strani esercizi; uno di questi consiste nell’imparare a vedere e vivere gli avvenimenti in modo diverso, non più secondo il mondo, ma secondo l’altro mondo, non più in modo naturale ma soprannaturale, non più confidando nelle risorse umane, ma fidandosi della Persona che si è incontrata.

Questi esercizi hanno l’inconveniente di farci passare spesso per situazioni critiche. Lo vediamo ancora nella folla che, essendosi inoltrata nel deserto, si ritrova a sera senza le vivande necessarie per la cena e senza la possibilità di comprarle in qualche villaggio. I discepoli lo fanno presente a Gesù: Gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Sembrano non sospettare che intenzionalmente Gesù ha voluto condurli a quel momento critico, così, la loro inesperienza e la loro poca fede vorrebbe risolvere il problema alla maniera umana: Congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare. Così avremmo detto anche noi, avendo come loro poca esperienza e poca fede.

Un altro modo di risolvere i problemi

Gesù però non è dello stesso parere, perché vuole dare loro un insegnamento pratico ed esercitarli ad affrontare gli eventi in modo soprannaturale; allora li provoca: Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare. Ma i discepoli di allora e di oggi rispondono ancora secondo le viste umane: Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci! Umanamente parlando non possiamo che constatare la nostra insufficienza e la nostra povertà, il che non è un problema per Gesù, anzi, proprio la consapevolezza della nostra insufficienza e povertà nei confronti di un compito sproporzionato per le nostre forze, metterà in evidenza, al di là di ogni dubbio, che non siamo noi a risolvere i problemi, ma Dio.

Gesù inizia quindi a risolvere il problema a modo suo, ossia in modo soprannaturale, dicendo: Portatemeli qui. Si fa cioè consegnare la nostra povertà rappresentata dai cinque pani e due pesci per trasformarla in sovrabbondanza di nutrimento per circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. La sovrabbondanza è tale che Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Gesù ha il potere, la generosità e la magnanimità, di dare molto più di quanto riusciamo ad assimilare. San Bernardo dice molto bene che “La sorgente … dà sempre molto più di quanto basti all'assetato”. Il momento critico vissuto dalla folla e dai discepoli, di sera nel deserto, è quindi risolto in modo inatteso e stupefacente, non alla maniera umana, ma divina.

Possiamo ancora considerare che Gesù fa mettere in pratica a tutti, un insegnamento che aveva dato in altra occasione, quando nel discorso della montagna aveva proclamato: Non preoccupatevi … dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6, 31-33). E i presenti hanno constatato che quelle parole erano vere; avendo cercato anzitutto Gesù, in aggiunta hanno ottenuto da lui anche il cibo per il corpo.

Evento che prepara e prefigura la Messa

L'evento della moltiplicazione dei pani ha un andamento liturgico che già prefigura e prepara il grande sacramento che Gesù istituirà durante l’ultima cena: Egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Quando si partecipa a un banchetto ci si siede a tavola, così sarà per il banchetto eterno a cui siamo invitati. Anche durante la Messa, che ci prepara al banchetto eterno, si portano all’altare il pane e il vino, povere cose incapaci di sfamare le moltitudini, ma Gesù, allora come oggi, trasforma queste povere cose in un cibo capace di sfamare gli uomini e gli angeli per l’eternità, e questo cibo non può che essere la sua persona, perché sono solo le relazioni personali che ci nutrono veramente; quelle con i nostri simili per lo più deludono o non bastano, abbiamo bisogno di una relazione con una persona che ha una ricchezza infinita, una vita infinita, una bontà infinita… il nostro cuore non può accontentarsi di qualcosa di meno, perché è così che l’ha voluto il suo Creatore.

Da notare un’ulteriore analogia con la Messa, i pani e i pesci sono distribuiti alla folla dai discepoli: Spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Gesù non fa tutto da solo, ma si fa aiutare, si serve cioè di mediatori per sfamare le moltitudini, così nella Messa si serve della mediazione dei sacerdoti per dare il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6, 51) ai credenti.

La Santa Vergine ci aiuti a credere e desiderare ciò che suo Figlio ha pensato per noi.

Brevi riflessioni  Info

Anno A 50 meditazioni X

Data

Titolo

NOTA: Se vuoi stampare le riflessioni, verranno automaticamente esclusi: l'intestazione, le immagini, i menu e il piè di pagina. X

Meditazioni Info
  • Ultimo aggiornamento 09-01-2024

    Meditazione sul libro di Giobbe (Capitoli: 1-42)

    La santità di Giobbe - Un principio di giustizia violato - Le due fasi della prova di Giobbe - La protesta di Giobbe - Gli amici di Giobbe - L’inizio di una disputa infuocata - La paura di Dio - Come può essere giusto un uomo davanti a Dio? - Giobbe fa saltare i nervi ai suoi amici ...

  • Il perdono che non può essere concesso (Gv 20, 22-23)

    A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi - che cos'è il peccato? - scoperta di alcuni paradossi - l'abominio del peccato originale - l’appuntamento a cui non possiamo mancare

  • La parabola dei talenti (Mt 25, 13-30 || Lc 19, 11-28) - IIa parte

    Il bisogno di amare - poco e molto, storia in due tempi - le paure del servo malvagio - l’oscuramento della ragione - Dio non ci chiede più di quanto possiamo dare - chi è umile accetta di farsi aiutare - la possibilità della perdizione - tentativo di riflessione sull’inferno - come evitare la perdizione

  • La parabola dei talenti (Mt 25, 13-30 || Lc 19, 11-28) - Ia parte

    Un compito difficile - Ciò che non vorremmo sentire - Il rischio di un malinteso - Cosa si aspetta il padrone dai suoi servi - Il problema del vero bene dell’uomo - Prima il poco, poi il molto

  • La parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro

    Cristo giudica il ricco malvagio - Un caso di impenitenza finale - Esame dei sentimenti del ricco - Il pensiero di Santa Caterina da Siena - La parabola nell’opera di Maria Valtorta - Più di un morto che risuscita...

  • Le riche épulon et le pauvre Lazare Francese

    Le Christ juge le mauvais riche - Un cas d’impénitence finale - Examen des sentiments du riche - La pensée de Sainte Catherine de Sienne - La parabole dans l'œuvre de Maria Valtorta - Plus qu’un mort qui ressuscite...

  • Come mai questo tempo non sapete valutarlo?

    Difficoltà di valutare il senso del tempo - Un compito troppo difficile - L’invito inascoltato - L’inevitabile combattimento.

  • Aprì loro la mente per comprendere le scritture

    Non è così facile comprendere le Scritture - Il centro delle Scritture - Un progetto singolare - Non è una questione di belle parole.

  • Il fico maledetto

    Come gli antichi profeti - L'osservazione di Marco - Senza vie di scampo - L'attacco - Il contrattacco - Sacerdoti, scribi e noi.

  • Gesù esamina Pietro sull'amore

    Le domande di Gesù - Le risposte di Pietro - Pietro abbandonato dal Signore - Nato per fare il capo - Teresina di Lisieux e don Divo Barsotti.

  • Gli invitati al banchetto di nozze - 2

    Il re cerca altri commensali - Un invito accolto con poco entusiasmo - Situazioni impossibili - Due volte indegni - Un pericolo mortale.

  • Gli invitati al banchetto di nozze - 1

    Un racconto paradossale e drammatico - Ci bastano le feste umane - Come si uccidono i messaggeri di Dio - Apparente ingiustizia.

  • Quando Dio resiste alla preghiera ... (Lc 11, 5-13)

    Non ho nulla da offrirgli - Un singolare amico - Non conosciamo noi stessi - Fatti per un altro mondo ...

  • La parabola degli operai nella vigna (Mt 20, 1-16)

    Difficoltà di comprendere un comportamento ingiusto - Ingiustizia che torna a nostro favore - Chi consola questa parabola.

Separatore

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

NOTA: Se vuoi stampare le meditazioni, verranno automaticamente esclusi: l'intestazione, le immagini, i menu e il piè di pagina. X