Meditazioni sul Vangelo

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La luce splende nelle tenebre

La luce splende nelle tenebre (Gv 1, 1-18)

Durante le Messe del tempo di Natale viene letto l’inizio del vangelo di Giovanni, il quale in maniera solenne e potente proclama: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio ... tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta ...

Se ogni cosa è stata fatta per mezzo del Verbo, vuol dire che ogni cosa dipende in modo radicale da lui, perché è da lui che riceve continuamente l’esistenza; se il Verbo si distraesse e per un momento si dimenticasse di dare l’essere a tutte le cose, tutte le cose cadrebbero nel nulla. Ogni cosa poi, si comporta secondo le proprietà che ha ricevute: il fuoco secondo le proprietà del fuoco, la pianta della pianta, il cavallo del cavallo, l’uomo dell’uomo e l’angelo dell’angelo. Gli uomini e gli angeli hanno due facoltà formidabili che sono l’intelligenza e la volontà, queste fanno sì che siano persone libere; in che senso libere? Libere di operare secondo la loro natura, ma anche, cosa quasi impensabile e dalle conseguenze terribili, di operare contro la propria natura.

Operare secondo la natura ricevuta vuol dire riconoscere la propria dipendenza da Dio e accettare le iniziative del suo amore, se questo avviene, la vita che è in Dio diventa anche la luce degli uomini e gli uomini vivono nella luce e nell’amore. Paradossalmente però, ogni persona libera può anche agire contro la propria natura non volendo riconoscere la sua dipendenza da Dio e non rispondendo alle iniziative del suo amore; se questo accade l’uomo interrompe il suo collegamento con la Vita e le tenebre invadono il mondo. Questa è la via liberamente scelta dall’uomo che Dio aveva creato per farlo vivere della sua stessa vita; ne risulta una situazione estremamente complessa in cui la luce, che non può essere vinta, splende nelle tenebre. Ma se la luce splende nelle tenebre, vuol dire che agli uomini è concessa ancora una possibilità, l’uomo può scegliere di accogliere la luce oppure respingerla, se l’accoglie sarà condotto, a poco a poco, nel regno della luce, se la respinge rischia di precipitare per sempre nelle tenebre.

La vita presente è anche caratterizzata da un singolare paradosso: proprio perché sono nelle tenebre gli uomini non vedono le tenebre; capita così che vivano tranquilli e sereni senza vedere i precipizi in cui rischiano di cadere da un momento all’altro. Non è però possibile vivere nelle tenebre senza prima o poi cadere e farsi molto male; il dolore conseguente è ancora un tentativo della Luce di dire all’uomo la verità sul suo stato, ma l’uomo difficilmente ammette i suoi errori, cerca piuttosto mille impossibili soluzioni ai suoi mali, questo dà origine a una lotta, nel singolo e nella società, fra la luce e le tenebre. Questa lotta è evocata nel versetto: la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

In una lotta ogni parte cerca di vincere la parte avversaria senza esclusione di colpi, infatti, il fine ultimo della lotta è mettere a morte il nemico; così Erode vuole far morire Gesù appena nato; e i poteri religioso e politico corrotti, con il contributo del popolo da essi manovrato, metteranno a morte Gesù, perché la sua luce era diventata insopportabile a coloro che si illudevano di essere belli fuori, ma erano marci dentro (Cfr. Mt 23, 27). Le tenebre daranno l’impressione di aver vinto la Luce, ma le tenebre non l’hanno vinta. Un aspetto dell’obbedienza di Gesù fino alla morte è quello di mettere a morte la nostra disubbidienza e la nostra ribellione alla signoria di Dio sulla nostra vita; tanto o poco anche noi diciamo: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi (Lc 19, 14); C.S. Lewis onestamente riconosce che: “ci sono in noi interi continenti su cui la bandiera di Cristo non è stata ancora piantata”.

La vita cristiana non è un buonismo sdolcinato o una benevolenza a buon mercato; spesso vogliamo essere buoni per non dispiacere a nessuno e vivere tranquilli, o anche per nascondere a noi stessi una cattiveria che ci inquieta. Se vogliamo essere buoni dobbiamo riconoscere che non lo siamo: Gesù gli rispose: «Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio (Lc 18, 19); Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli ... (Lc 11, 13). Non saremo mai buoni se non accetteremo una dipendenza vitale da colui che ha fatto tutto ciò che esiste, e se non combatteremo con il suo aiuto le forze che in noi si ribellano alla Luce quando questa, in un primo tempo, non può non illuminare anche le nostre tenebre. Tutti rischiamo di amare più le tenebre che la luce, specialmente quando la luce mostra che le nostre opere sono malvagie (Gv 3, 19).

Che la Santa Vergine non permetta che siamo vinti da ciò che in noi e fuori di noi tenta di rovinarci, ma ci aiuti a combattere il male fra le schiere di suo Figlio.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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