Meditazioni sul Vangelo

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Med. br44

Se non diventerete come i bambini

A più riprese il vangelo mostra una reciproca simpatia fra Gesù e i bambini, come una calamita attira gli oggetti di ferro Gesù attira i bambini; questo perché fra loro c’è una naturale sintonia, si comprendono, si amano; coloro che si assomigliano stanno bene insieme: Gesù è puro e si trova bene con i puri, è innocente e si trova bene con gli innocenti, è sincero ed è a suo agio con chi è sincero, Gesù è il Figlio del Padre ed è Figlio di Maria, anche i bambini sono figli di un padre e di una madre… I discepoli invece, non sono così a loro agio quando i bambini si accalcano attorno a Gesù, forse trovano sconveniente per la dignità del Maestro abbassarsi a dar retta a chi non ha molto peso nella società.

I bambini sono dunque un’occasione di scontro fra il pensiero di Gesù e il pensiero dei discepoli, e lo scontro non è su un dettaglio marginale, ma su un atteggiamento fondamentale per poter accogliere il regno di Dio, infatti, Gesù indignato disse loro: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità vi dico chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso (Mc 16, 14-15).

I discepoli e noi non siamo più bambini, per questo non comprendiamo Gesù e i suoi comportamenti ci sconcertano, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. Noi, nella vita, non ci muoviamo con la spontaneità e la fiducia dei bambini, siamo pieni di paure, di diffidenze, di sospetti, di tristezze, sentiamo che c’è qualcosa che non funziona fra Dio e noi e fra noi e il prossimo. Il rimedio consiste prima di tutto nel riconoscere che siamo simili ai ciechi, storpi e zoppi del vangelo, poi nell’affidarci a un buon medico e nell’accettare le sue terapie. Gesù è il nostro vero medico e ci dice che la via per entrare nel regno dei cieli, ossia per riacquistare la salute ed entrare nella vita, passa per una trasformazione, quella che ci farà diventare bambini. Dobbiamo diventare piccoli ai nostri occhi e agli occhi del mondo perché Dio possa farci grandi, dobbiamo diventare poveri perché Dio possa arricchirci, dobbiamo accettare di non comprendere più nulla perché Dio possa farci comprendere tutto. Ti benedico, Padre… perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11, 25).

Ma cosa c’è nel bambino di così prezioso da doverlo imitare? Padre Molinié acutamente osserva: un bambino è completamente “disadattato” rispetto alla realtà che lo circonda, tutto è troppo grande per lui, tuttavia, si muove con leggerezza e con gioia perché sa di poter contare sull’amore dei genitori; riesce a vivere con spensieratezza perché fra lui e il mondo c’è la mediazione di coloro in cui ha una fiducia totale. Dobbiamo quindi anche noi riconoscere di essere dei “disadattati” rispetto a ciò che ci supera e imparare ad avere totale fiducia nei mediatori che Dio ci dona.

Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18, 3). Questo programma ha due aspetti, o meglio, la luce che illumina ogni uomo (Gv 1, 9) ci mostrerà, sia il nostro “disadattamento” o la nostra “inadeguatezza” rispetto alla realtà, sia il modo corretto di servirci dei mediatori che Dio ci dona per guidarci nel cammino della vita. La realtà è costituita dal mistero di Dio, dal mistero del male che si oppone al bene che Dio diffonde, e dalla nostra navigazione fra questi due misteri. Gesù, Maria, gli Angeli e i Santi sono i mediatori che ci aiutano nel cammino verso il regno dei cieli. Più diventeremo piccoli e poveri, più diventerà naturale affidarci a coloro che desiderano poterci aiutare. Purtroppo, c’è in noi un desiderio più o meno consapevole di essere “grandi”, apprezzati, stimati da Dio e dagli uomini; coltiviamo allora un’immagine di marca di noi stessi da esporre in tutte le occasioni. Così facendo non diventeremo mai piccoli, e un giorno o l’altro la nostra immagine di marca si frantumerà, scontrandosi con una realtà che resiste alle nostre erronee filosofie. Non dobbiamo ingannare noi stessi e gli altri muovendoci nella vita con l’aria di chi sa cosa significa stare al mondo, esistere è un mistero che ci supera, ed è saggio riconoscere che ciò che sappiamo è enormemente inferiore a quanto c’è da sapere. Un altro errore che spesso commettiamo è presentarci a Dio tenendo ben nascoste le nostre povertà e miserie, ossia ciò che abbiamo di più prezioso; Santa Teresina di Lisieux ci insegna ciò che Dio vorrebbe da noi: Quello che piace a Dio, è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che ho nella sua misericordia. Ecco il mio solo tesoro (Lettera 176). Tesoro che comprende, sia la piccolezza e la povertà, sia la speranza nella misericordia, infatti, la misericordia può operare quando la miseria riconosce di averne un grande bisogno.

Maria, che ha esultato quando Dio ha guardato alla povertà e all’umiltà della sua serva, ci assista fino al giorno in cui, bambini fra le braccia di Dio, gioiremo senza fine con i suoi Angeli e i suoi Santi.

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Meditazioni  Info

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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