Meditazioni sul Vangelo

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Una donna che ha capito (Mt 15, 21-28)

Una donna che ha capito

Gesù, dopo l’inizio della vita pubblica, aveva già trascorso molto tempo a insegnare, a guarire ogni sorta di malattie, a scacciare demoni e a invitare gli israeliti alla conversione; le notizie dei suoi prodigi, della sua sapienza e della bontà si erano ampiamente diffuse in tutto Israele e anche oltre. Gesù però, come aveva profetato Simeone quando portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, era un segno di contraddizione: Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori (Lc 2, 22. 34-35). Molti lo amavano, parecchi lo odiavano, pochi lo capivano veramente. Specialmente i capi: sacerdoti, scribi e farisei, stentavano ad accoglierlo, anzi, sempre più apertamente si opponevano a lui.

Accadde allora che Gesù decise di lasciare i confini di Israele e di recarsi in territorio pagano. Andò nella Sirofenicia verso la zona di Tiro e di Sidòne, due città della costa sul mar Mediterraneo. Alcuni vedono in questa uscita dal territorio ebraico un segno profetico, un’apertura verso i pagani, un’anticipazione dell’espandersi del cristianesimo verso il mondo al di là del Mediterraneo. È tuttavia un segno profetico singolare, perché Gesù va, ma vuole che nessuno lo sappia: Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse. Forse, non voleva apertamente annunciare il Regno, insegnare e operare miracoli, ma aspettava che gli eventi gli indicassero cosa fare, san Marco infatti annota: ma non poté restare nascosto (Mc 7, 24).

Quando Gesù ci sconcerta

Le parole, le opere e le decisioni di Gesù, sono a volte di difficile comprensione, spesso sconcertano, ed è proprio nell’incontro con una donna pagana, una Cananèa, che Gesù si comporta in un modo che non ci aspetteremmo. Questa donna era afflitta da un grande dolore: sua figlia era molto tormentata da un demonio. Evidentemente, aveva già sentito parlare di Gesù, perché si era messa in cammino per incontrarlo, sentiva nel cuore che se avesse potuto parlargli, lui gli avrebbe liberato la figlia dal demonio. Aveva sentito raccontare che Gesù aveva liberato altri indemoniati, guarito lebbrosi, dato la vista ai ciechi, fatto udire i sordi… ma soprattutto dicevano Gesù era buono: accoglieva tutti, non respingeva nessuno, beneficava i nemici, e insegnava a fare altrettanto.

È vero che lei era pagana e non apparteneva al popolo eletto, ma questo non poteva essere un ostacolo decisivo, perché la bontà e il potere di operare miracoli, quando vengono effettivamente da Dio, non possono avere confini, come non hanno confini il dolore e le disgrazie che accomunano gli uomini di ogni tempo e di ogni latitudine. Anche se solo riportato da altri, ciò che aveva sentito e capito di Gesù l’autorizzava a sperare nel miracolo. Con questi sentimenti nel cuore lo cerca e quando lo trova gli grida il suo dolore: Si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio».

Da notare che la donna grida: Pietà di me, e non: Pietà di mia figlia che è molto tormentata da un demonio. Possiamo osservare qui una proprietà dell’amore, per cui nelle persone che si amano le gioie dell’uno diventano le gioie dell’altro e, allo stesso modo, i dolori dell’uno diventano i dolori dell’altro. Anzi, la madre poteva soffrire anche più della figlia, a causa di una consapevolezza maggiore sulla gravità del suo male. Più aumenta la consapevolezza di un male e più si soffre, meno si è consapevoli e meno si soffre, infatti, quando bisogna subire un’operazione, l’anestesia toglie completamente lo stato di coscienza e non si sente alcun dolore. Il principio vale anche in ambito spirituale.

Anche i discepoli non comprendono

Ora, il primo incontro con Gesù sembra smentire completamente l’idea che lei si era fatta di lui, infatti, appena lo vede grida: Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio. Ma egli non le rivolse neppure una parola. È davvero strano l’atteggiamento di Gesù, lui che continuamente predica l’amore, improvvisamente diventa duro di cuore, e proprio verso una persona debole, una donna afflitta da una grande sofferenza. Il peccato contro l’amore è particolarmente grave quando si è insensibili verso le persone che soffrono. Gesù stesso, nella parabola del buon Samaritano, condanna il sacerdote e il levita che non soccorrono l’uomo percosso dai briganti (Cfr. Lc 10, 30-37).

Sorpresi dal comportamento di Gesù i discepoli tentano di intercedere in favore della donna: Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Quindi, Gesù non si era fermato quando aveva sentito la donna gridare e aveva continuato a camminare; ma neanche la donna si era fermata, e lo inseguiva gridando.

E qui Gesù smentisce ancora un suo insegnamento, quello contenuto nella parabola della vedova importuna e del giudice iniquo, il quale fa infine giustizia alla vedova proprio perché questa continua a importunarlo (Cfr. Lc 18, 2-5). Gesù però, non solo non ascolta il grido di dolore della Cananea, ma rispondendo ai discepoli dichiara esplicitamente di non volersi occupare di lei: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele. Eppure, altre volte aveva soccorso anche i pagani, ad esempio quando aveva guarito il servo del centurione di Cafarnao (Cfr. Mt 8, 5-10). È davvero incomprensibile il comportamento di Gesù.

La tenacia di una donna

Ma la lotta della donna contro la durezza di Gesù continua: Quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». E ci sarebbero le condizioni per esaudirla, in quanto la donna umilmente si prostra davanti a Gesù e il suo grido si attenua, si fa più discreto: Signore, aiutami!. La condizione per essere esauditi è che le nostre richieste si spoglino di ogni pretesa e si rimettano completamente alla volontà di Dio. Ogni richiesta che esige, non andrebbe esaudita; purtroppo, questo errore commettono spesso i genitori i quali accontentano i figli anche quando pretendono di ottenere ciò che chiedono. Tuttavia, Gesù non solo non la esaudisce, ma la offende paragonandola a un cane: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. Cosa penseranno a questo punto i suoi discepoli? Probabilmente non sanno più cosa pensare di fronte a un Gesù inatteso e sconcertante.

Tuttavia, la donna non demorde e continua a supplicare. Che cosa la spinge a insistere? Insiste sia a causa del grande male che affligge la figlia, sia perché ha capito il cuore di Gesù. Sente che nel cuore di Gesù c’è un tesoro nascosto e che lei non può arrendersi finché non l’abbia fatto emergere. A questo scopo gioca la carta decisiva, si umilia ancora accettando di essere trattata come un cane, e chiede di poter mangiare, come i cani, le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. A questo punto Gesù non resiste più, la sua durezza è vinta dall’umiltà, dall’amore e dalla fede della donna; il miracolo che sperava le è concesso: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita. Anche di questa donna si può dire: In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei (Mt 26, 13).

Duro per amore

Quindi, nonostante l’apparente durezza, il comportamento di Gesù era dettato dall’amore, voleva rivelare a tutti, come esempio da imitare, la profondità, l’umiltà, la sapienza e la tenacia dell’amore di quella madre. Gesù voleva esaudirla e glorificarla per la sua grande umiltà, per il suo amore e la sua fede, ma per fare emergere queste virtù in tutto il loro valore, in un primo tempo si è comportato come chi è duro di cuore. Se poi Gesù non ha subito praticato certi suoi insegnamenti è anche per mostrane in atto uno ancora più prezioso e poco compreso, quello secondo cui: Chi si umilia sarà esaltato (Lc 18, 14); Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo (Mt 20, 26-27). Avendo la donna accettato di essere considerata come una schiava e come un cane, ossia come chi non è meritevole di nulla e non può pretendere nulla, Gesù l’ha esaltata esaudendola, lodandola per la sua fede e facendola prima, mostrandola cioè a tutti come esempio.

Lottare correttamente con Dio

Si potrebbe anche dire che questa donna ha lottato correttamente con Dio e ha vinto, ma ha vinto perché Gesù voleva farsi vincere dalla sua fede e dal suo amore; segretamente era lui che la sosteneva nella lotta. Non avrebbe vinto se, vedendo il comportamento di Gesù e udendo le sue dure parole, a un certo punto fosse ritornata rassegnata a casa sua. Lottare correttamente con Dio non è un atteggiamento facilissimo da trovare, è una via stretta che si inerpica fra due precipizi.

Di fronte alle avversità, alle disgrazie, alle malattie, alle ingiustizie… rischiamo di reagire con durezza, con rancore e odio verso Dio, tanto da condannarlo senza appello ritenendolo colpevole di ogni male; e se lo riteniamo colpevole ci riteniamo anche autorizzati a chiudere definitivamente ogni rapporto con lui. Abbiamo un esempio di tale atteggiamento nelle parole rancorose del cattivo ladrone sulla croce, negli insulti e nei sarcasmi che Gesù ha subito durante la Passione, nella ribellione verso Dio e verso tutto di quanti, come Giuda, si suicidano. Questo è un precipizio nel quale cadono molti.

Il precipizio opposto è quello in cui cadono gli amici di Giobbe, i quali si trovano di fronte a un dilemma: o accusare Dio di ingiustizia, oppure accusare di ingiustizia Giobbe. Siccome accusare Dio di ingiustizia è teoricamente impossibile, allora accusano Giobbe, ma Giobbe, ostinatamente si dichiara innocente, si trova però in una situazione tale da vedersi costretto, suo malgrado, ad accusare Dio. Tuttavia, Dio alla fine gli darà ragione contro i suoi amici, perché loro: non hanno detto di me cose rette come il mio servo Giobbe (Gb 42, 7). È l’atteggiamento di coloro che troppo facilmente vogliono scagionare Dio da ogni responsabilità, quando qualcuno si trova in gravi tribolazioni. Queste persone sono generalmente fornite di una vasta gamma di buoni consigli adatti a ogni situazione, ma ci sono situazioni in cui non bastano i buoni consigli e le parole umane, neanche le parole umane tratte dalla Sacra Scrittura o dalla sapienza teologica, o da quella spirituale.

Casi riservati all’intervento di Dio

Ci sono situazioni da cui umanamente è impossibile uscire, da queste si esce unicamente per un intervento diretto di Dio; ogni tentativo di risolvere con risorse umane ciò che Dio solo può risolvere sarà inefficace e non farà che ritardare l’intervento di Dio. È in queste situazioni che ci viene in aiuto la Cananea, la quale si è trovata in una situazione tale, per cui nessuno la poteva aiutare se non Dio solo; il suo merito è di non essersi arresa e di aver lottato fino a quando ha ottenuto che Dio intervenisse. Non ha reagito con la ribellione, con le accuse o col rancore alla disgrazia che le era capitata, ma questa è stata un’occasione che l’ha spinta ad andare alla ricerca di Dio, vi è andata soffrendo e barcollando come chi porta una croce troppo pesante, ma vi è andata con la determinazione di non arrendersi fino a quando Dio non si fosse manifestato; alla fine il suo coraggio, il suo amore e la sua fede sono stati premiati: Dio si è manifestato potente e buono proprio in una situazione in cui poteva sorgere la tentazione di accusarlo di non essere né potente, né buono.

È la tentazione che può raggiungere tutti di fronte al male che sempre più imperversa nel mondo: Dio sembra indifferente a tanto male perché non interviene, oppure, se non è indifferente, sembra impotente. La vicenda della Cananea ci dice però che, quando Dio non interviene, sembra duro o indifferente, in realtà sta preparando una manifestazione straordinaria del suo amore per coloro che, contro ogni speranza, credono in lui.

La Santa Vergine ci aiuti a credere e a comprendere, ci insegni gli atteggiamenti giusti per ottenere da suo Figlio le soluzioni che lui solo può inventare.

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Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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