Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Il grido a cui Gesù risponde

Il grido a cui Ges risponde (Lc 17, 11-19)

Ges non venuto per guarire i sani ma gli ammalati, e nel suo andare per villaggi e citt, per monti e per mari ne incontra in ogni luogo; tutti coloro che si rivolgono a lui non rimangono delusi, non c malattia, per quanto grave, che non possa guarire, lunica condizione chiedere di essere guariti. Cos successo a dieci lebbrosi i quali, quando sentono che Ges passa per il loro villaggio, gli corrono incontro e gridano: Ges, maestro, abbi piet di noi! Ges li guarisce tutti, ma solo un Samaritano ritorna a ringraziare.

Il vantaggio di guarire i malati che questi sanno di essere malati, i sani invece, sono malati e non lo sanno: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Rm 3, 23). Evidentemente c una malattia del corpo, che alcuni non hanno, e c una malattia che tutti abbiamo ed la privazione della gloria di Dio; siamo privi della gloria di Dio in quanto solidali nellumanit con chi per primo ha rotto lamicizia con Dio. Noi siamo stati pensati per partecipare alla gloria di Dio, esserne privi essere in un esilio dove abbondano disagi e pericoli; se poi la privazione della gloria dipende da una colpa, allora la situazione ancora pi grave ed simile a chi debilitato da grave malattia. Il fatto che subiamo le conseguenze di una colpa che non abbiamo commesso un grande mistero, ma se non accettiamo la luce oscura di questo mistero non comprenderemo mai nulla di quello che ci sta capitando individualmente e collettivamente; e in effetti, stiamo capendo molto poco dei tempi tristi che stiamo attraversando.

I ciechi, gli storpi, gli zoppi, i lebbrosi che incontriamo nel vangelo - e nella vita quotidiana -, sono la rappresentazione agli occhi della carne delle malattie umanamente incurabili che affliggono la nostra anima. La buona notizia che Ges pu guarire tutte le malattie, ma alla nostra guarigione si oppongono due ostacoli grandi come una montagna; il primo che siamo convinti di essere sani, soprattutto se non abbiamo malattie corporali, ma per i sani Ges perfettamente inutile; il secondo che, anche quando ci accorgiamo che qualcosa non va: nellumore, nelle relazioni, nellequilibrio mentale, a causa di angosce esistenziali o di situazioni impossibili... non pensiamo minimamente di rivolgerci al Signore, ma speriamo sempre che lo specialista di turno risolva il nostro caso. Se avessimo fede, Ges ci guarirebbe, ma non abbiamo fede.

Vista la situazione, rimane al Signore un estremo tentativo, lasciare che la malattia si aggravi in modo tale che risulti evidente che nessun medico umano potrebbe guarirla; quello che successo allemorroissa: aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando (Mc 5, 26). Per questa via passiamo un po tutti, se almeno alla fine riuscissimo a gridare al Signore saremmo salvi: Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato (Rm 10, 13). Infatti, i dieci lebbrosi che Ges incontra gridano: Ges, maestro, abbi piet di noi! E lui immediatamente li guarisce, perch ci sono in loro tutte le condizioni per essere guariti, vale a dire: la consapevolezza della malattia, la consapevolezza della vanit di ogni rimedio umano, la supplica a Ges, lobbedienza alle sue indicazioni; non avrebbero gridato se non avessero avuto fiducia in lui e speranza nella guarigione.

La lebbra unimmagine molto eloquente della malattia dellanima; infatti, essa si manifesta quando alcune parti del corpo diventano insensibili al dolore, al caldo e al freddo, ai graffi poi, a poco a poco, linsensibilit si estende e il corpo si corrompe diventando sempre pi informe e orribile. Cos nella nostra anima ci sono delle insensibilit pi o meno diffuse che rischiano di estendersi e di renderla orribile; tra queste la pi grave linsensibilit allamore di Dio, a causa di questa viviamo come se Dio non ci fosse e cos diventiamo a poco a poco insensibili al bene e al male, al vero e al falso, al bello e al brutto, al senso o al non senso della vita; il risultato una societ di lebbrosi che non si rendono conto di essere tali; allora vediamo ciechi che guidano altri ciechi; zoppi che pretendono di essere gli unici a camminare diritto; ipocriti belli di fuori e marci dentro che pretendono posti di prestigio, potere, ammirazione dagli uomini. Come orribile la vista di un lebbroso, cos orribile vedere la lebbra che oggi ammorba il mondo. triste vedere il cambiamento del bene in male e del male in bene; della menzogna in verit e della verit in menzogna; il verosimile e lincerto sono imposti come indiscutibili certezze; si utilizzano in modo perverso tecniche psicologiche per condizionare i popoli; i dati di natura sono stravolti e piegati al capriccio umano; le follie pi inverosimili prevalgono sul buon senso ovunque, emergono i peggiori tra gli uomini (Sal 11, 9 Cei 74); il loro potere e la loro perversione sono tali da non esitare a precipitare il mondo in un mare di sofferenze e di tenebre.

anche utile considerare il seguente paradosso: mentre la malattia del corpo quasi immediatamente visibile e perci si cerca subito di curarla, per lanima il contrario, pi uno ammalato meno si accorge di essere tale, infatti, i pi grandi peccatori non sospettano e non ammettono di essere peccatori. Questa cecit non senza gravi conseguenze, perch da origine a una lotta vera e propria contro la Luce; come chi a lungo abituato al buio soffre la luce del giorno, cos i peccatori non sopportano la luce di Cristo, in quanto manifesta loro ci che sono, allora la spengono e si fa buio su tutta la terra (Mt 27, 45).

Un altro aspetto della lebbra che tanto o poco ci affligge, sono le relazioni umane che non funzionano come dovrebbero; a questo proposito padre Molini evidenzia il seguente circolo vizioso: Noi non ci amiamo gli uni gli altri, perch abbiamo paura gli uni degli altri, e abbiamo paura gli uni degli altri perch non ci amiamo. duro prendere atto di questa miseria, allora, per rimediare, facciamo come se non fossimo malati, come se fossimo capaci di amare e scambiamo per amore fraterno i nostri goffi tentativi di imitare lamore autentico; mentendo gli uni agli altri non facciamo che peggiorare le cose.

Se poi consideriamo il nostro amore per Dio la situazione non pi consolante; sempre il padre Molini cos esordisce nel libro Il combattimento di Giacobbe: Noi non siamo capaci di amare Dio, perch non sappiamo che Dio ci ama. E non sappiamo che Dio ci ama, perch non lo amiamo. Anche su questo punto tendiamo a mentire e a illuderci di amare Dio. Don Divo Barsotti saggiamente ci avverte: Dio ti ama. Ma tu non devi credere troppo presto di amarlo.

Il brano di vangelo della guarigione dei lebbrosi non consente scappatoie, non ci sono altri protagonisti se non Ges da una parte e i dieci lebbrosi dallaltra; fra loro, un grido che nasce dal dolore e dalla speranza per una guarigione umanamente impossibile. Questa scena riassume e descrive la condizione umana dei singoli e dellumanit. Tuttavia, lessere lebbrosi, lessere peccatori, non sono un problema, anzi, la malattia e il peccato possono contribuire molto a frantumare il nostro orgoglio, e da un cuore frantumato e umiliato pi facilmente pu uscire il grido a cui il Signore vuole rispondere. Lunico ostacolo che Ges incontra nel guarirci quando neghiamo il peccato, questo atteggiamento pericoloso perch pu sfociare nel peccato contro lo Spirito Santo che non pu essere perdonato; negare il peccato anche negare Colui che perdona il peccato, come dirgli: Non ho bisogno di te.

Noi tendiamo a rimuovere il dramma dell'esistenza pensando Dio come un buon vicino a cui chiedere aiuto in caso di necessit; la rivelazione insegna invece che le vere relazioni sono: fra chi salva e chi perduto; fra lamore e il non amore; fra un amante geloso e una sposa infedele; fra il medico e il malato; fra chi sa e chi ignora; fra il ricco e lindigente; fra la misericordia e la miseria; fra il maestro e il discepolo. Solo se accettiamo di stare in queste relazioni il vangelo diventa una buona notizia, perch annuncia che Dio si propone di trasformare lammalato in sano, linfedele in fedele, il povero in ricco, lignorante in sapiente, lafflitto in beato. Come uno sposo introduce la sposa nella stanza nuziale, cos Dio vuole introdurre i miseri nello splendore della sua gloria.

Maria, vergine e madre, figlia e sposa, umile e gloriosa, apra la nostra mente e ci accompagni sui sentieri che conducono alla Gloria.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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