Meditazioni sul Vangelo

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Se uno mi ama...

Se uno mi ama... (Gv 14, 23-29)

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, ... Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Gesù utilizza qui il termine “parola” al singolare, poi al plurale, e poi di nuovo al singolare; è probabile che questo non sia casuale, ma voluto. Un possibile significato potrebbe essere il seguente: Gesù sta alludendo al fatto che tutte le sue parole, tutti i suoi insegnamenti, tutti i suoi esempi tendono a un unico fine, e allora tutte le sue parole sono come se fossero “una sola Parola”, quella che il Padre che lo ha mandato gli ha chiesto di dire agli uomini. Quindi, quando noi ascoltiamo una qualsiasi parola di Gesù dovremmo anche chiederci: “Qual è il fine ultimo a cui mi vuole condurre questa parola?”. Se di tanto in tanto non ci poniamo questo interrogativo rischiamo di essere distratti dai molti alberi e di non vedere la foresta, rischiamo di non capire che le molte parole di Gesù hanno un unico fine, e quindi potremmo perdere di vista il fine ultimo della nostra vita.

C’è ancora un’altra distinzione che Gesù utilizza per il termine “parola”, ed è: osservare la parola, e: ascoltare la parola; inoltre, il verbo “osservare” è una volta al futuro e una volta al presente. Anche questa distinzione ha una relazione con l’unico fine a cui tende ogni parola di Gesù. Ma qual è questo fine? Lo dice Gesù stesso nel completamento della frase: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Ecco ciò a cui tende ogni parola di Gesù: dire agli uomini che sono invitati a un’intima comunione d’amore con le tre persone della Santissima Trinità; infatti, è nominato il Padre, che ama coloro che osservano la parola di Gesù, e nel noi verremo a lui è compreso Gesù e sottinteso lo Spirito Santo, del quale poco dopo è detto che ha il compito di insegnare ogni cosa, e di aiutare a ricordare tutto ciò che Gesù ha detto. Anche l’Apocalisse parla dell’intimità a cui Dio ci invita: Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me (Ap 3, 20); che si collega bene con il sacramento dell’Eucaristia che massimamente prepara e realizza questa intimità. Vediamo così che tutta l’opera del Signore tende a questo fine.

Ma ogni rapporto d’amore che vuole essere duraturo, intimo, profondo, non può essere imposto, può essere solo proposto, infatti, le parole che lo caratterizzano sono: “Se vuoi”. Se uno mi ama...; Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta (Ap 3, 20); Se vuoi essere perfetto... (Mt 19, 21); alla Santa Vergine Dio propone il suo piano, ma poi aspetta il suo consenso: Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1, 38). Ci sono quindi due tempi: il tempo della proposta d’amore, e il tempo della nostra risposta. Il primo è caratterizzato dall’ascolto delle parole che Dio ci rivolge, nel secondo gli diciamo se accogliamo o respingiamo la sua proposta. Tutti, nei tempi e nei modi che Dio solo conosce, ascoltano le parole di Dio, ma solo quanti accolgono la sua proposta le osservano; ecco perché Gesù utilizza questi due termini, per distinguere i due tempi in cui si articola una storia d’amore. Maria ha prima ascoltato la parola di Dio e poi l’ha osservata per tutta la vita, e così avviene per ogni cristiano.

Potremmo a questo punto chiederci quali sono le parole fondamentali che dobbiamo ascoltare e a cui dobbiamo liberamente rispondere. Sono fondamentali tutte le parole di Dio che ci dicono qualcosa sul nostro stato, sulla reale situazione in cui ci troviamo, e poi, quelle che ci dicono cosa Lui intende fare con noi nonostante la nostra poco brillante situazione. Pochi versetti di un salmo sintetizzano con precisione l’intero progetto di Dio nei nostri confronti: Chi è come il Signore, nostro Dio, che ... Solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo? (Sal 112, 5. 7-8). Queste parole dicono: il nostro punto di partenza, quello di arrivo, e l’opera che Dio compie per farci passare dall’uno all’altro se noi lo vogliamo, se noi, dopo aver ascoltato diciamo di sì al suo progetto di salvezza. Il rischio è che gli diciamo di no, perché non vogliamo ammettere di essere caduti nella polvere e nell’immondizia. La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie (Gv 3, 19).

Anche Pascal ha un pensiero che ci aiuta a comprendere il nostro stato: “La fede cristiana insegna, in sostanza, questi due principi: la corruzione della natura umana e l'opera redentrice di Gesù Cristo”. Per comprendere convenientemente questi principi e le parole del salmo sopra citato sono però necessarie molte altre parole, che noi, distratti come siamo da fiumi di parole vane, rischiamo di non sentire, o, peggio ancora, di non accogliere. Dovremmo temere un po’ di più l’ammonimento di Gesù: Di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio (Mt 12, 36), e il richiamo si estende anche a chi volontariamente ascolta parole vane. I nostri occhi sono talmente intasati dalla polvere, e le nostre orecchie talmente ostruite dall'immondizia in cui siamo caduti che riuscire ad ascoltare e comprendere le parole di Gesù è un miracolo della Grazia. Noi, rispetto alle cose di Dio, siamo spiritualmente degli ebeti, ci muoviamo senza comprendere bene ciò che accade in noi e attorno a noi. Solo coloro che hanno accolto, almeno un po’, l’amore di Dio, osservano le parole di Gesù: Se uno mi ama, osserverà la mia parola. Il verbo “osservare” al futuro si accorda bene con il percorso che dobbiamo compiere dall’immondizia alla gloria, perché, essendo un passaggio dall’imperfezione alla perfezione, prima osserviamo le parole di Gesù in modo imperfetto, poi, nella futura gloria osserveremo la sua parola in modo perfetto.

Qualcuno potrebbe avere il timore di non comprendere bene, di smarrirsi nell’abbondanza, nella densità, nell’oscurità e nella profondità delle parole di Dio, il che sarebbe un buon segno, perché indicherebbe che uno ci tiene a capire le parole di Dio, a percorrere la via giusta e a non cadere in errore, inoltre, sarebbe l’inizio di una comprensione vera della Realtà. Ma a questi Gesù dice: Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore, il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto, e vi guiderà alla verità tutta intera (Gv 14, 27. 26; 16, 13). Il problema non sta nella complessità del disegno di Dio, nella difficoltà di comprendere le sue parole o nei guai in cui ci troviamo, ma, se siamo disposti o non siamo disposti a lasciarci condurre dal Signore per una via che non decidiamo noi, se lo lasciamo libero di agire secondo il suo genio e non ci intestardiamo troppo nei nostri corti pensieri. Se uno ama si fida della persona amata, ascolta le sue parole e le osserva.

La Santa Vergine, sposa dello Spirito Santo, ci aiuti a comprendere e a essere docili alle iniziative di Coloro che ci amano.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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