Meditazioni sul Vangelo

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L’impossibile comandamento

L’impossibile comandamento (Gv 13, 31-33A. 34-35)

Siamo durante l'ultima cena. Gesù, sapendo che è giunta la sua ora, l'ora drammatica della massima manifestazione del suo amore per il Padre e per gli uomini, sta facendo ai discepoli e al Padre suo un lungo discorso; discorso che è preghiera nei confronti del Padre mentre per i discepoli sono le ultime raccomandazioni, di qui l'atmosfera particolarmente solenne del convito. È durante quest'ultima cena che Gesù lascia ai suoi, un comandamento nuovo, il suo comandamento. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati (Gv 15, 12). Questa è la legge del Regno di Dio, questa è la legge che dobbiamo imparare a praticare se vogliamo diventarne membri.

Già Mosè aveva manifestato al popolo Ebraico i due comandamenti fondamentali; così, infatti, aveva insegnato: Ascolta Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze (Dt 6, 4-5). E ancora: Amerai il tuo prossimo come te stesso (Lv 19, 18). Gesù dirà che tutti i comandamenti della legge Mosaica e la predicazione dei profeti, dipendono da questi due comandamenti (Mt 22, 40). Ma ahimè, conoscere i comandamenti e metterli in pratica sono due cose che non sempre coincidono, e ben lo sanno coloro che cercano di fare quanto possono per comprenderli e praticarli. Sappiamo che dobbiamo essere buoni e caritatevoli con tutti, ma quando ci troviamo di fronte a certe persone o a certi modi, i nervi saltano, la carità va a farsi benedire, il nervosismo e la scontrosità prevalgono. Ancora. Nessuno è contento di venire giudicato o criticato con malevolenza per quanto fa, eppure non risparmiamo critiche, giudizi e sentenze impietose sul comportamento altrui e, in caso di comportamenti errati, la tendenza è di sottolineare l'errore; il comandamento: Non fare a nessuno, ciò che non piace a te (Tb 4, 15) rimane pura teoria, figuriamoci la sua versione positiva: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (Mt 7, 12).

I comandamenti sembrano fatti apposta per evidenziare la nostra incapacità di praticarli. È quanto insegna esplicitamente San Paolo nella lettera ai Romani: Per mezzo della legge (ossia dei comandamenti) si ha ... la conoscenza del peccato (Rm 3, 20) e poco oltre ribadisce: La legge sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta (Rm 5, 20); e a un certo punto della sua lettera si lamenta amaramente scoprendo in sé l'incapacità di mettere in pratica il bene che vorrebbe fare: Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto ... c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio ... sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? (Rm 7, 15 - 24).

Ulteriori esempi di come anche in noi ci potrebbe essere il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo sono: Se uno ti percuote sulla guancia destra tu porgigli anche l'altra (Mt 5, 39), noi invece siamo prontissimi a vendicarci delle minime offese; A chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello (Mt 5, 40), e noi siamo così attaccati ai nostri averi che spesso litighiamo per un pezzo di terra, un'eredità, un avanzamento sociale, e a volte cerchiamo addirittura di impossessarci di quanto non ci appartiene.

Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori (Mt 5, 44), noi invece, come Pietro, vorremmo lanciarci a spada tratta a staccare orecchie e teste a quanti ci fanno del male o fanno del male nella società o nella Chiesa. Ma Gesù ammonisce Pietro: Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada (Mt 26, 52). Eppure, Pietro voleva compiere una buona azione, voleva impedire la cattura di Gesù, ma evidentemente non si stava comportando secondo lo stile che Gesù aveva insegnato.

Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo fra voi, si farà vostro schiavo; ... Come il Figlio dell'Uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti (Mt 20, 26-28), noi invece, siamo in genere più pronti a farci servire che a servire.

Se così stanno le cose, il comandamento nuovo di Gesù di amare come lui ama, ha tutta l’aria di essere un comandamento impossibile, dobbiamo essere realisti e non illuderci di aver capito e di riuscire a praticare ciò che Gesù ci chiede. Ma allora perché Gesù dà un comandamento che, se guardiamo alla nostra debolezza, sembra impraticabile? Per cercare un po’ di luce dobbiamo rivolgerci a un dottore della Chiesa che sul mistero del comandamento di Gesù così si esprime: “Quando il Signore aveva comandato al suo popolo di amare il prossimo come sé stesso, non era venuto ancora sulla terra; così, sapendo bene a qual punto si ami la propria persona, non poteva chiedere alle sue creature un amore più grande per il prossimo. Ma quando Gesù dà ai suoi discepoli un comandamento nuovo, il comandamento proprio suo, non parla di amare il prossimo come se stessi, bensì di amarlo come Lui, Gesù, l'ha amato, come l'amerà fino alla consumazione dei secoli. Signore, so che voi non comandate alcunché d'impossibile, conoscete meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezione, voi sapete bene che mai potrei amare le mie sorelle come le amate voi, se voi stesso, o mio Gesù, non le amaste ancora in me. È perché voi volevate concedermi questa grazia, che avete fatto un comandamento nuovo. Oh, come l'amo, il vostro comandamento, poiché mi dà la sicurezza che la volontà vostra è di amare in me tutti coloro che voi mi comandate di amare. Sì, lo sento, quando sono caritatevole è Gesù solo che agisce in me, più sono unita con Lui, più amo anche tutte le mie sorelle” (S. Teresina di Lisieux - MC, 290).

Teresa sa bene che mai potrebbe amare le sue sorelle come Gesù le ama, perché amare come Gesù ama è amare in maniera soprannaturale, è amare come Dio stesso ama, cosa impossibile per degli esseri deboli e imperfetti come siamo noi, e allora l'unica possibilità che il comandamento di Gesù non si dimostri impossibile è che Lui stesso venga ad amare nel cuore della sua creatura, così, più Lui riesce a prendere possesso del nostro cuore più noi siamo capaci di amare, “più sono unita con Lui, più amo anche tutte le mie sorelle”. Giunti a questo punto sorge la domanda: com’è possibile l'unione fra Dio e il cuore dell'uomo? Rispondere alla domanda allungherebbe troppo la riflessione che volutamente non vuole essere troppo estesa. Chi lo desidera trova una meditazione più ampia sul tema a questo indirizzo.

La Santa Vergine ci aiuti a comprendere, affinché suo Figlio possa prendere più facilmente possesso del nostro cuore.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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