Meditazioni sul Vangelo

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Chi è Gesù?...

Chi è Gesù?...

Un giorno, intorno a Cesarea di Filippo, Gesù chiede ai suoi discepoli: La gente, chi dice che io sia? Le risposte riflettono ciò che di più audace l’immaginazione umana poteva supporre: non un grande santo di Israele, ma addirittura lo stesso Giovanni Battista, Elia o uno dei profeti. La gente riconosceva quindi in lui una non comune grandezza; tuttavia, la domanda successiva: Ma voi, chi dite che io sia? indica che Gesù non si accontenta delle risposte date, perché non colgono veramente il suo mistero, solo una luce che viene dall’alto può suggerire chi è veramente Gesù. Questa è concessa a Pietro che proclama: Tu sei il Cristo (Mc 8, 29); il vangelo di Matteo precisa: il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16). E Gesù attesta che Pietro ha parlato per rivelazione del Padre.

Ma cosa significano esattamente queste affermazioni? La Chiesa, fra grandi lotte e travagli, impiegherà circa quattro secoli e mezzo per definire chiaramente chi è Gesù. Due nature sono unite in lui in una sola persona; la natura divina e la natura umana unite fanno sì che Gesù sia vero Dio e vero uomo; non ci sono in lui due persone, ma una sola persona, la divina persona del Figlio che è anche la seconda persona della Santissima Trinità. Mentre nella Trinità ci sono tre persone e una sola natura, in Gesù c’è una sola persona e due nature. Anche l’Ave Maria afferma il mistero di Gesù, infatti, Maria è chiamata “madre di Dio”, non in quanto genera la divinità di Gesù, ma in quanto gli dona l’umanità; Gesù è una persona in virtù della persona divina del Figlio unità all’umanità ricevuta da Maria. Maria è detta “madre di Dio”, e non più semplicemente “madre di Cristo”, perché sia richiamato con più forza il mistero di suo Figlio.

Il mistero di Gesù è enorme e ci vuole un aiuto speciale per avvicinarsi a lui, infatti, nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato (Gv 6, 44), e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo (1Cor 12, 3). Andare a Gesù è un dono di grazia, non dipende dalla sola buona volontà.

Ma chi sono coloro che il Padre attira? Non dobbiamo pensare che le scelte del Padre siano arbitrarie o ingiuste, tutti lui vorrebbe attirare a Gesù, ma non tutti hanno le giuste disposizioni perché l’incontro possa essere fruttuoso. Gesù stesso suggerisce un criterio per sapere chi è adatto all’incontro e chi no: chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà (Mc 8, 35). Intorno a questo paradosso si sviluppa la lotta per la salvezza dell’uomo, perché ognuno deve decidere da chi vuole essere salvato.

Da giovani il problema della salvezza non preoccupa molto, perché si hanno forze, risorse, tempo e occasioni per esplorare il grande bene che è: esistere! Le cose cambiano se la vita riserva qualche duro colpo, allora possono affacciarsi alla coscienza gli interrogativi fondamentali sul senso della vita, il senso del dolore, il senso della morte e del dopo morte; il momento è critico, perché possiamo accogliere o respingere questi interrogativi. Li respinge chi pensa di trovare da qualche parte le risorse necessarie per superare ogni difficoltà, perché in fondo pensa di poter da sé salvare la propria vita. Se uno ci riesce può rallegrarsi o compiacersi di aver superato un brutto momento; ma la vita continua ed è difficile che prima o poi qualche altro guaio serio non si presenti; e di nuovo s’imporrà la scelta: accetto o respingo i grandi interrogativi che la vita mi pone? Accettarli significa acconsentire all’attrattiva del Padre, la quale ci orienta verso l’altro aspetto del paradosso, quello per cui se uno perderà la propria vita la salverà. Infatti, per chi non respinge l’attrattiva del Padre, diventerà evidente che nessuna saggezza umana potrà mai chiarire veramente il senso dell’esistenza, il senso del dolore, il senso della morte, il senso del nostro continuo cadere nel peccato. Accettare questa luce è accettare di perdersi, perché l’uomo è perso se non trova un plausibile significato alla vita, se non trova chi possa guarirlo dal peccato; ma riconoscersi perduti è una condizione favorevole per incontrare Gesù; perché la vita abbia un senso è di lui che abbiamo bisogno, di lui che è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto (Lc 19, 10).

La via che conduce a perdere la propria vita è dolorosa, misteriosa e non molto attraente, Gesù è onesto e lo dice: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua, ma alla fine vedremo che chi avrà perso la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà, e chi avrà voluto salvarsi senza Cristo si perderà. La nostra vicenda personale e collettiva è talmente misteriosa che solo Cristo può sciogliere i sigilli del libro in cui è scritta: Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli (Ap 5, 5).

Maria, che seguendo fedelmente la via tracciata da Gesù è giunta alla gloria, ci aiuti a credere, a sperare e ad amare fino al giorno in cui il dolore cederà il posto all’inimmaginabile gioia del cielo.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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