Meditazioni sul Vangelo

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COME MAI QUESTO TEMPO NON SAPETE VALUTARLO?

COME MAI QUESTO TEMPO NON SAPETE VALUTARLO?

(Lc 12, 54 - 59)

Ges diceva alle folle. Quindi il suo insegnamento era per tutti, non per i soli apostoli, non per pochi intimi invitati a comprendere i suoi pensieri pi originali, ma per tutti coloro che, in tutti i tempi, avrebbero ascoltato le sue parole. Nel discorso che segue Ges esprime un rammarico e offre una chiave per comprendere il significato del tempo assegnato ad ogni uomo su questa terra.

Il rammarico

Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Arriva la pioggia, e cos accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Far caldo, e cos accade. Ipocriti! Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perch non giudicate da voi stessi ci che giusto? Ges osserva che gli uomini sono molto bravi nel prevedere il verificarsi di certi eventi fisici a partire dai segni che li precedono, ma si rammarica che non siano altrettanto bravi a comprendere il significato spirituale degli eventi, ossia il significato di “questo tempo”; il tempo che stavano vivendo i suoi ascoltatori di allora e il tempo che stiamo vivendo noi oggi.

Ges pone allora due domande quasi uguali: Come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perch non giudicate da voi stessi ci che giusto? Il rapporto fra le due domande potrebbe essere questo: se non sappiamo valutare in generale il significato del tempo che stiamo vivendo, non saremo neanche in grado di giudicare come ci dobbiamo regolare nelle vicende particolari di questo tempo. Mi sembra inoltre che il Signore non stia spronando i suoi ascoltatori ad aguzzare l’ingegno per discernere i “segni dei tempi” pi o meno inquieti, pi o meno variabili, che sempre caratterizzano l’andamento della vita umana, ma il Signore ci dice che si tratta di scoprire il significato di un solo tempo: questo tempo, ossia ci che in questo tempo vale per tutti i tempi.

Difficolt di valutare il senso del tempo

Ma la domanda: Come mai questo tempo non sapete valutarlo? ci costringe a prendere coscienza del fatto che noi, questo tempo, non sappiamo valutarlo, non sappiamo bene che significato dargli. Penso che questo accada per almeno tre motivi. Il primo sta nel fatto che valutare il senso del tempo che ci dato non facile, infatti, l’uomo chiamato all’esistenza in un certo luogo, in un certo tempo, in una certa famiglia, in un certo ambiente sociale, non per sua scelta, ma per un giudizio insindacabile del suo Creatore. Questo significa che non siamo noi i padroni assoluti della nostra esistenza, noi non siamo primi, ma secondi, non siamo al centro di tutto, ma alla periferia. Quindi, se “Qualcuno” ha pensato bene di farci il dono dell’esistenza, lo ha fatto secondo certi suoi pensieri, secondo un suo progetto, e c’ da aspettarsi che questi pensieri e questo progetto siano l’espressione di una sapienza decisamente superiore alle nostre capacit intellettive, infatti la Scrittura ci avverte: I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri (Is 55, 8-9).

Ecco l’arduo compito assegnato a ogni uomo: cercare il senso della sua esistenza, cercare di comprendere i pensieri e il progetto di Dio, cercare Dio. Questa ricerca dovrebbe iniziare dall’esame dei segni che Dio ci offre, infatti, come ci sono dei segni premonitori dai quali possiamo comprendere l’andamento dei fenomeni meteorologici, cos ci sono dei segni che ci aiutano a conoscere Dio e il suo progetto, questi segni sono: in primo luogo lo splendore del creato, e poi la parola incandescente dei profeti, la vita luminosa dei santi. Questi segni sono concessi a tutti gli uomini e in tutti i tempi. Naturalmente Dio osserva anche cosa ne facciamo degli aiuti che ci offre. Dio dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’ un uomo saggio che cerca Dio (Sal 53, 3). Purtroppo di uomini saggi non ne trova molti.

Il secondo motivo dipende sia dalla debolezza della nostra intelligenza rispetto al compito assegnato, sia dalla nostra inclinazione a schivare i compiti difficili, cos, di solito, dopo qualche tentativo incerto e poco convinto, lasciamo perdere e cerchiamo riparo dal tormento che l’enigma dell’esistenza ci pone adottando le soluzioni pi facili che troviamo in circolazione. In effetti, a breve termine queste soluzioni funzionano molto bene, ma a lungo termine assomigliano a una casa costruita sulla sabbia, ossia destinata a cadere clamorosamente, lasciando senza riparo chi si era illuso di aver fatto un ottimo affare a buon mercato.

Il libro della Sapienza descrive bene queste soluzioni ampiamente diffuse in tutti i luoghi e in tutti i tempi: Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati. Venite dunque e godiamo dei beni presenti, gustiamo delle creature come nel tempo della giovinezza! Saziamoci di vino pregiato e di profumi, non ci sfugga alcun fiore di primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi sia escluso dalle nostre dissolutezze, lasciamo dappertutto i segni del nostro piacere, perch questo ci spetta, questa la nostra parte (Sap 2, 2. 6-9).

Anche San Paolo riassume la stoltezza di questa filosofia con parole molto efficaci: Mangiamo e beviamo perch domani moriremo (1Cor 15, 32).

Il terzo motivo per cui non facile valutare il significato di questo tempo, che in campo c’ anche un giocatore invisibile a cui in genere non pensiamo, questo giocatore ha tutto l’interesse ad offrirci significati dell’esistenza verosimili e seducenti, pur di sviarci dal cammino che ci condurrebbe a trovare il suo vero significato; questo nemico, invisibile e “forte”, il demonio: menzognero, padre della menzogna e omicida fin dal principio (Gv 8, 44). Il demonio molto bravo ad offrirci soluzioni che sul momento ci entusiasmano, ma che alla fine sono la nostra rovina. Queste sono le soluzioni a buon mercato descritte dal libro della Sapienza e da San Paolo, soluzioni che contengono appunto una menzogna perch non sono conformi al progetto di Dio; la menzogna poi, conduce inevitabilmente su sentieri di morte.

Un pericolo insidioso

La seconda domanda di Ges: Perch non giudicate da voi stessi ci che giusto? ci segnala un pericolo insidioso che tutti ci minaccia, ossia che altri giudichino di fatto al posto nostro ci che giusto o sbagliato, ci che bene e ci che male, ossia quale deve essere il significato del nostro tempo. Evidentemente molto pi comodo e meno faticoso adottare il pensiero e i comportamenti pi in voga nel contesto in cui viviamo, ma anche ammesso che ci sia toccata la fortuna di vivere in un ambiente in cui gli uomini vivono secondo i pensieri e gli esempi del Signore, rimarr sempre fragile, destinata a crollare alla prima difficolt o a mutare a seconda del vento, ogni convinzione, ogni criterio di valutazione che non avremo acquisito come frutto di una ricerca personale. Le ricerche personali per comportano inevitabilmente una certa fatica e tempi non brevi; cos per tutte le cose che valgono, per tutte le cose preziose, per tutte le cose belle, ma non c’ niente di pi prezioso, di pi necessario e di pi bello che giungere a scoprire il senso della vita in generale e il senso di ci che stiamo vivendo in particolare.

Un compito troppo difficile

Ma ci che ci necessario per vivere veramente da uomini, e non semplicemente come animali, ossia sapere che senso ha il nostro esistere, non facilmente a portata di mano, anzi, sembra un compito superiore alle nostre forze, sembra un compito impossibile. Il libro del Qolet, nella Bibbia, sembra avere il compito di non lasciarci aderire a tutti quei significati dell’esistenza in cui vorremmo volentieri rifugiarci, ma che non sono il suo vero significato. Vanit delle vanit, dice Qolet, vanit delle vanit: tutto vanit ho osservato tutta l’opera di Dio, e che l’uomo non pu scoprire la ragione di quanto si compie sotto il sole; per quanto si affatichi a cercare, non pu scoprirla. Anche se un saggio dicesse di conoscerla, nessuno potrebbe trovarla (Qo 1, 2; 8, 17). San Paolo considerando l’originalit del progetto di Dio esclama: O profondit della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! (Rm 11, 33). Anche Giobbe, stupito, dice che Dio fa cose tanto grandi da non potersi indagare, meraviglie da non potersi contare (Gb 9, 10). Il libro dei Proverbi dice inoltre che: gloria di Dio nascondere le cose, gloria dei re investigarle (Pr 25, 2).

Ora, se l’uomo, per quanto si affatichi a cercare, per quanto saggio sia, non pu scoprire il significato della sua esistenza, allora all’uomo stato assegnato un compito troppo superiore alle sue forze, allora chi ha affidato all’uomo questo compito ingiusto, cattivo, poco saggio Questo pensiero simile a quello del servo che nella parabola ha ricevuto in dono un talento, ma lo va a sotterrare perch pensa che il suo padrone sia ingiusto e prepotente, infatti, un padrone che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso ingiusto e fa paura (cfr Mt 25, 24-27). Il bello che il padrone non dice al servo: “Non vero, ti sei sbagliato, in realt io sono buono e misericordioso”, gli dice invece che proprio perch pensava in quel modo non avrebbe dovuto comportarsi come si comportato. Anche questa parabola ci invita a costatare, ancora una volta, quanto i pensieri del Signore non sono i nostri pensieri e le nostre vie non sono le sue vie.

Ogni uomo deve dunque fare i conti con una duplice esperienza: la necessit vitale di trovare il senso dei suoi giorni, ma anche l’impossibilit di trovare veramente il senso del suo esistere. A questa difficolt che affligge soprattutto la ragione, se ne aggiunge un’altra simile che affligge soprattutto il cuore, anch'essa caratterizzata da una duplice insolubile esperienza: da un lato l’aspirazione alla felicit, alla gioia, alla beatitudine e dall’altro lato la nostra incapacit di raggiungere veramente una felicit degna di questo nome; ci ritroviamo cos lacerati fra l’aspirazione alla gioia e la paura del dramma.

Il modo corretto di affrontare queste duplici esperienze ci indicato dal padre Marie Dominique Molini op: “No, il senso della vita non n questo n quello non mi basta n questo n quello. Allora in vista di cosa vivrai? Non lo so non so cosa fare, so soltanto ci che non devo fare: fermarmi prima di aver trovato” (Beati gli umili Cap. 50). tuttavia un fatto che questo atteggiamento adottato da pochissimi, i pi si fermano volentieri prima di aver trovato. Inoltre, gli aiuti che ci vengono suggeriti dallo splendore della creazione, dalle parole dei profeti e dalla vita dei santi non li sappiamo cogliere; i veri uomini di Dio sono da noi trascurati, fuggiti, osteggiati; preferiamo ascoltare i profeti che ci dicono ci che noi vogliamo sentirci dire, mentre temiamo come la peste i profeti che ci dicono ci che Dio vuole dirci. Risultato: la confusione e lo smarrimento che in ogni tempo rattristano la vita dell’uomo.

La risposta dall’alto

Stando cos le cose siamo proprio mal messi, siamo veramente dei poveretti e dei disgraziati; ma, come sappiamo, in terra cristiana la “disgrazia” attira la “Grazia”. La grazia del Signore nostro Ges Cristo la risposta dall’alto a tutte le nostre disgrazie; ma se l’atteggiamento descritto dal padre Molini quello giusto, mentre noi abbiamo la tendenza a fermarci prima del dovuto, se gli uomini di Dio non li ascoltiamo, la Grazia non potr non avere l’atteggiamento di un avversario che combatte e contesta tutti i falsi e inconsistenti significati della vita in cui non solo ci rifugiamo, ma che siamo disposti a difendere come il pi prezioso dei tesori.

Ecco perch il Signore raccomanda: Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui Non ci conviene, infatti, difendere una posizione che risulter sicuramente perdente; non ci conviene fare gli stolti come quel re che con diecimila uomini vuole vincerne uno che ne ha ventimila (Lc 14, 31-32). Anche in quella parabola il Signore suggeriva come cosa migliore la ricerca della pace. Il significato di questo tempo dunque quello in cui, a causa della nostra cocciutaggine e ottusit, in atto una battaglia fra Dio e noi; fra Dio che vuole essere l’unico nostro bene e noi che cerchiamo il bene in cose altre da Lui.

Anche noi vogliamo la pace, siamo infatti degli inguaribili pacifisti, ma abbiamo paura di guardare in faccia la realt, allora il Signore “degli eserciti” ci avverte: Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada (Mt 10, 34). Noi sogniamo di stare tranquilli nei nostri errori, nelle nostre comodit, nella nostra tiepidezza, nella felicit che crediamo di aver raggiunto ma se Dio ci ama veramente non potr non ingaggiare una lotta spietata contro ogni errore che circola liberamente nella nostra mente, soprattutto contro quegli errori da cui dipendono le vie di morte che stiamo percorrendo, non potr non combattere tutti i comportamenti barbari che abbiamo nelle relazioni con Dio e con i fratelli; non potr non combattere ogni tentativo che mettiamo in atto per difenderci dalla luce che denuncia l’inconsistenza della nostra visione della realt, l’inconsistenza delle nostre aspirazioni, l’inconsistenza del nostro amore.

L’invito inascoltato

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui questo l’invito, per lo pi inascoltato, che il Signore ci rivolge; ma noi non accogliamo questo invito perch secondo noi Dio buono, Dio misericordioso, Dio perdona sempre, Dio perdona tutti, Dio non castiga, se Dio misericordioso non possibile che ci sia qualcuno all’inferno, sarebbe una sconfitta della sua misericordia quindi non c’ nessuna guerra, nessuna battaglia fra Dio e noi, noi dobbiamo solo accogliere la sua misericordia! Ma questo un modo stolto di dichiarare unilateralmente la pace e di fraintendere la misericordia, la stoltezza di chi non vede la santit di Dio da una parte e l’orrore del nostro peccato dall’altra; ci sar pure qualche problema di compatibilit fra la santit e il peccato, fra la bont e la cattiveria, fra l’amore e l’egoismo Questi pensieri possono sorgere perch, come profondamente osserva il padre Molini: “Siamo talmente lontani da Dio che siamo anche lontani dal pericolo che Dio rappresenta” (Beati gli umili Cap. 5).

Il Signore dice invece che c’ un avversario che ci contesta, che ci inquieta, che ci tortura, che non ci lascia inghiottire la saliva, dal quale vorremmo fuggire come fuggito Giona quando Dio voleva mandarlo a Ninive (Gn 1, 2). In fondo la battaglia fra Dio e noi si svolge intorno all’idea di felicit: c’ un’idea di felicit secondo Dio e c’ un’idea di felicit secondo noi, siccome le due idee non coincidono ecco che si scatena il conflitto, un conflitto talmente serio e grave perch, come in ogni conflitto, ogni contendente cerca di mettere a morte l’avversario. C’ un versetto dell’Apocalisse che mostra bene questa duplice idea di felicit: Tu dici sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla; questa la felicit secondo noi, felicit che siamo disposti a difendere con tutti i mezzi; ma secondo Dio questa non affatto ricchezza, non affatto felicit, ma piuttosto povert e miseria, infatti il versetto prosegue: Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo (Ap 3, 17). Ecco le due idee contrapposte, ecco l’origine dei due schieramenti che si combattono fino all’ultimo sangue; e l’uomo, per difendere la sua idea di felicit, non si priva del potere di mettere a morte il suo Dio. E Dio, incredibilmente, accetta di perdere, accetta di morire, ma lo accetta come per essere autorizzato a chiedere a sua volta all’uomo di accettare di perdere e di morire, infatti, per l’uomo rinunciare alla sua idea di felicit come morire; ma l’uomo dovr accettare di morire se vorr vivere veramente, l’uomo dovr accettare di essere ridotto a nulla per poter godere del Tutto, l’uomo dovr accettare di perdere tutti i suoi “tesori” per trovare l’unico Tesoro capace di arricchirlo veramente.

L’inevitabile combattimento

Tutto questo non scontato e non avviene pacificamente, tutto questo comporta una misteriosa lotta di cui la lotta di Giacobbe con l’Angelo una figura (Gen 32, 25). Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui Dunque auspicabile e possibile trovare un accordo con Dio, ma l’accordo con Dio appunto un accordo, non ancora la pace, e consiste nell’accettare che Lui faccia una guerra spietata a tutto ci che in noi si oppone alla sua purezza, alla sua santit, al suo amore, perch dentro la sua luce e il suo amore che Lui vuole condurci, quindi inevitabile che veniamo purificati da ogni tenebra, da ogni egoismo, da ogni peccato. Queste purificazioni non sono indolori e senza sconvolgimenti.

Possiamo trovare conferma di quanto detto in alcuni pensieri folgoranti di don Divo Barsotti: “Ma come Dio ci ama se ci castiga? proprio perch ci ama che ci castiga”. “Dio non pu non eliminare il mio peccato, non distruggerlo, non consumare in me tutto quello che si oppone alla sua santit”. “Non perch non ci ama ci perseguita e ci tortura, ma perch amandoci ci vuole simili a S”. “L’amore di Dio un amore che non pu chiudere gli occhi. Dio non lascia impunito il nostro peccato, non pu tollerare che rimaniamo nella nostra mediocrit”. “L’amore di Dio non sarebbe reale se non ci trasformasse in S”. “Dio entra in possesso di noi attraverso le vie pi impensate. Ci monda attraverso umiliazioni e malattie, incomprensioni e dolori, peso del lavoro, senso della solitudine umana, prove interiori, ingiustizie dal di fuori”. “Credere il martirio dell’uomo” (Vivere la fede oggi).

L’accordo consiste dunque nell’accettare di venir lavorati, purificati, edificati, secondo l’idea di un artista divino; se lo lasceremo lavorare secondo il suo gusto molto probabile che troveremo i suoi modi e i suoi tempi piuttosto sconcertanti e snervanti, ma questo, secondo la promessa del Signore eviter che il giudice ci consegni all’esattore e questi ci metta in prigione. Il rischio che corriamo mentre andiamo lungo i giorni che ci sono stati assegnati quello di impedire al Signore di fare quello che Lui ha in mente per il nostro bene, ecco allora la necessit di trovare un accordo in cui come se sottoscrivessimo un contratto che consente al Signore di condurci dove vuole Lui e di fare di noi quello che vuole. Il Signore non ci chiede di accogliere con entusiasmano il trattamento a cui vuole sottoporci, ma di accettare, anche con ripugnanza, che sia Lui ad occuparsi di ogni cosa, a decidere quando dobbiamo camminare e quando dobbiamo fermarci, quando bisogna salire e quando bisogna scendere, cosa conviene mangiare e cosa conviene bere, chi dobbiamo accogliere lungo la via e chi dobbiamo lasciare

La saggezza consiste quindi nell’accettare di essere lavorati a fondo in questa vita per evitare che il giudice ci trovi debitori nell’altra; se sottoscriviamo l’accordo con il nostro avversario, corriamo il rischio di diventare santi e di entrare direttamente in paradiso, ed questo che il Signore vorrebbe per noi; se invece non sottoscriviamo l’accordo, certo che arriver un giorno in cui dovremo prendere atto di aver colpevolmente resistito a un amore che bussava alla porta del nostro cuore; bussava chiedendo umilmente il permesso di poterci salvare. Ecco ci di cui siamo debitori nei confronti di Dio, ossia del fatto che possiamo donargli o negargli la possibilit di salvarci, possiamo donargli o negargli la possibilit di fare di noi dei santi.

Il giudice e la prigione

Se non vorremo fare a Dio questo dono inevitabile che, nostro malgrado, saremo trascinati davanti al giudice, e il giudice, come sappiamo, ha il compito di fare giustizia, e far giustizia nei confronti di un Amore che ha fatto il possibile e l’impossibile per salvarci, ma che noi, nel peggiore dei casi, abbiamo rifiutato, respinto, crocifisso

Secondo un bel pensiero del padre Molini, l’Amante non pu non esigere che gli sia riconosciuto tutto ci che ha fatto in favore dell’amato e il compito della giustizia proprio di rispondere a questa esigenza. Ecco perch il Signore ci mostra l’immagine del giudice e della prigione; la prigione un luogo da cui nessuno pu evadere, cos giusto che ci sia un tempo in cui nessuno potr evadere da una duplice visione: da un lato vedremo tutte le iniziative che Dio ha escogitato per conquistare il nostro cuore, dall’altro lato vedremo chiaramente le nostre risposte, e non potr essere indolore dover ammettere di aver respinto o ferito un amore infinito.

Fino all’ultimo spicciolo

Il Signore, che sa quello che dice, precisa inoltre che: Non uscirai di l finch non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo. Noi invece, che non sappiamo quello che diciamo e che di amore ne capiamo poco, diciamo che Dio non un ragioniere che annota scrupolosamente nelle colonne del dare e dell’avere quanto Lui ci dona e quanto noi gli dobbiamo. Non ci rendiamo evidentemente conto che agli occhi dell’Amore nulla indifferente e che proprio le pi piccole cose hanno una grande importanza. L’amore di una madre per il suo bimbo si estende dalle cose pi piccole a quelle pi importanti e vitali; l’amore di una madre tanto pi forte e tenero quanto pi si prende cura di dettagli che a tutti gli altri sfuggono.

Anche in un altro passo del vangelo il Signore insegna l’importanza delle piccole cose: Chi fedele nel poco, fedele anche nel molto; e chi disonesto nel poco disonesto anche nel molto (Lc 16, 10). Deboli e feriti dalle conseguenze del peccato originale noi, per lo pi, siamo in grado di dare solo pochi spiccioli in risposta all’amore di Dio, e quelli dobbiamo dare, perch se non diamo ci che facile e alla nostra portata, che scuse avremo? Possiamo avere mille motivi per non dare a Dio ci che difficile, ma non dargli ci che facile diventa molto grave proprio perch facile. Non dare a Dio ci che facile rivela infatti una perversione del giudizio, un orgoglio, una durezza di cuore, una superficialit difficilmente scusabili. Corriamo spesso il rischio di Naaman il Siro il quale, per guarire dalla lebbra, non voleva fare la cosa facile che il profeta Eliseo gli aveva chiesto, ossia bagnarsi sette volte nel Giordano (2Re 5, 1-14).

Chi fedele nel poco, fedele anche nel molto, dobbiamo temere molto di ostacolare il nostro progresso spirituale sia per mancanza di attenzione alle piccole cose, sia per mancanza di fedelt nel praticarle. Non dovrebbe essere troppo difficile mettere un po’ d’impegno e di costanza nel praticare atti di questo tipo: rispettare gli orari, chiedere scusa se si arriva in ritardo, raccogliere un foglio che qualcuno ha lasciato cadere, fare sempre seguire i fatti alle parole, non lasciar credere di sapere le cose che non si sanno, evitare le parole inutili, tenere la porta aperta per chi ci segue, fare bene il segno di croce o la genuflessione, non essere ambigui ma dire s quando s e no quando no, non sottolineare le mancanze altrui, lodare chi merita di essere lodato, non fare acquisti di domenica, sopportare pazientemente i piccoli inconvenienti, non lamentarsi se la minestra insipida o salata Tutte queste possono diventare formidabili occasioni per rispondere in qualche modo all’amore del Signore, e, se le sapremo cogliere, veramente il Signore si rallegrer, perch gli daremo la possibilit di rispondere con i suoi grandi doni ai nostri piccoli doni; questi piccoli doni poi, hanno anche il grande pregio di essere puri, ossia privi di autocompiacimento, di vana gloria o di orgoglio, nessuno pu vantarsi davanti a Dio per aver raccolto uno spillo, eppure, se lo facciamo per dire al Signore il nostro amore e confessare la nostra povert, quel gesto potr valere ai suoi occhi come il lavoro di un’ora che Lui contento di ricompensare con la paga di un’intera giornata. Questo ci autorizza a sperare che un piccolo atto di amore, fatto come si deve, potr estinguere tutti i nostri debiti nei confronti dell’amore di Dio nell’ora del giudizio finale. Cos successo al buon ladrone, non ha resistito alla luce e all’amore che Ges gli ha offerto guardandolo dalla croce, ha accolto la luce e l’amore ed entrato quel giorno stesso in paradiso.

Conservare la rettitudine del giudizio

utile considerare inoltre che essere fedele nel poco possibile anche a chi non crede, basta che ascolti con onest ci che gli dice il suo cuore, il Signore poi, che vede nell’intimo, non mancher di favorire con il suo aiuto gli atti e i giudizi retti di quanti si dimostrano sensibili ai richiami del bene; favorir la loro crescita e, quando lo riterr opportuno, si manifester concedendo il dono della fede. La rettitudine del giudizio sulle piccole cose talmente importante che un altro avversario, con il quale non dobbiamo assolutamente fare accordi, si impegna a fondo a pervertire; cerca infatti di indurci a ritenere bene il male e male il bene, se l’impresa gli riesce gli sar poi facile farci cadere nel peccato contro lo Spirito Santo, ossia in un peccato tanto grave da non poter essere perdonato in quanto reo di colpa eterna (Mc 3, 28). Infatti, sulla via in cui si cambia il bene con il male, si pu giungere fino a ritenere che il Sommo Bene sia il sommo male e viceversa, allora, come potr entrare nella casa di Dio chi ritiene che Dio sia il sommo male?

Che questa possibilit non sia soltanto teorica, lo insegnano sia le aberrazioni del recente passato, sia quelle a cui assistiamo oggi. Il Signore ci avverte per che la vita di ogni uomo, che lo vogliamo o no, terminer davanti a un giudice, e che l’esito del giudizio potr essere: o di completa assoluzione, o di completa condanna, o di parziale assoluzione, in quest’ultimo caso ci sar la necessit di un periodo di purificazione in cui bisogner pagare fino all’ultimo spicciolo; non possibile infatti che la pi piccola ruga, la pi piccola imperfezione renda imperfetta la beatitudine del paradiso.

Coloro che gi lo abitano ci aiutino a trovare l’accordo col nostro avversario, ci aiutino a compiere quei piccoli atti di amore che possono evitarci l’umiliazione della prigione e farci entrare subito dove si cantano le lodi del Salvatore e Signore nostro, a Lui ogni onore e gloria nei secoli. Amen.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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