Meditazioni sul Vangelo

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Il figlio prodigo 3

Il padre misericordioso e il figlio prodigo - Terza parte

Lc 15, 11-32

Giunti a questo punto rimane il compito di andare in cerca delle analogie fra la nostra storia e quella che il Signore ci ha raccontato. Potremmo intanto dire che ognuno di noi, per il fatto di esistere, coinvolto in qualche modo in un rapporto d'amore con il Padre che ci ha creati. Ognuno di noi aspira inoltre alla gioia, alla festa, ad una vita pi piena e pi intensa; il Padre per, non ci dona questi beni sin dall'inizio, ma vuole che siano il frutto di una nostra ricerca e di una nostra conquista. A questo fine concede ad ognuno un certo patrimonio e un certo numero di talenti, lasciandoci poi liberi di utilizzarli nel modo che riteniamo pi opportuno.

Questo patrimonio costituito innanzitutto dal dono dell'esistenza, dal dono dell'intelligenza, dalla libert, da una certa capacit di distinguere il bene dal male, da un certo sentimento dell'esistenza di Dio e della sua maest, dal tempo in cui ci concesso l'esercizio e lo sfruttamento di queste risorse. Con questi beni a disposizione ognuno ha poi la possibilit di scegliere due possibili percorsi: o impiegare i doni ricevuti nel servizio di Dio, confidando di ricevere a suo tempo una giusta ricompensa, oppure decidere di svincolarsi completamente dal suo servizio per tentare di costruire da solo la propria vita e la propria felicit. Quanti scelgono questa seconda via assomigliano al figlio pi giovane della parabola ed andranno incontro alle sue stesse disavventure.

Tra i motivi che avevano indotto il secondogenito ad abbandonare la casa paterna ne avevamo individuati principalmente due: un certo disagio ed una certa insofferenza verso il regime di servizio e di ubbidienza in vigore nella casa paterna e le allettanti prospettive che il mondo esterno offriva. Allo stesso modo, succede a molti di rispettare per un certo tempo la volont e le leggi di Dio, tuttavia questa adesione alla sua legge e alla sua volont non molto convinta n molto radicata, dipende pi che altro dalla giovane et che non pu evitare i condizionamenti dell'ambiente circostante. Pu quindi accadere che col tempo incomincino a manifestarsi sentimenti di disagio e di insofferenza insieme a propositi tendenti a scaricare appena possibile il giogo rappresentato dalle regole, dai divieti, dai riti, dalle ricorrenze, dagli obblighi verso gli uni e verso gli altri, dagli scrupoli di coscienza.

L'altro fattore che contribuisce a far maturare la decisione di abbandonare Dio e la sua legge lo splendore, la vitalit e la soddisfazione che la vita mondana sembra promettere. Cos, la prospettiva di gestire il tempo a proprio piacimento, di svincolarsi dagli obblighi e dai divieti per concedersi ogni piacere, ogni divertimento ed ogni esperienza, esercita una forte pressione nella direzione dell'abbandono di ogni pratica religiosa. Quando poi questa prospettiva, magari accarezzata per anni, acquista una certa consistenza e un certo vigore ecco che viene espressa la richiesta: Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta.

Conviene inoltre osservare che dietro questa richiesta, molto probabilmente c' gi l'intenzione di abbandonare la casa paterna, tuttavia non si osa manifestarla apertamente e ci si limita a reclamare i propri diritti, magari lasciando intendere di non voler affatto andar via di casa. Analogamente, molti giovani incominciano ad avanzare una giusta richiesta per una loro autonomia decisionale in materia di pratica religiosa; quando poi questa autonomia viene concessa, per un po' di tempo la pratica religiosa continua, poi si allenta, ed infine viene completamente abbandonata, ed come se: Raccolte le proprie cose partissero per un paese lontano. Il fatto che a partire sia proprio il figlio pi giovane rispecchia bene quanto ognuno pu constatare, ossia che l'abbandono della pratica religiosa si verifica per molti proprio nel periodo della giovinezza.

Colpevolezza ed innocenza nella decisione del figlio

Conviene inoltre considerare che questo abbandono in parte colpevole e in parte innocente. La parte innocente dipende dal fatto che, specialmente quando si giovani, si ha poca esperienza della vita, si molto instabili, ci si lascia facilmente abbagliare, non si riescono a calcolare bene tutte le conseguenze delle proprie decisioni, o non decisioni, non si conoscono a fondo le proprie forze e le proprie debolezze, si crede troppo presto di aver capito tutto...

La parte colpevole consiste invece nel voler ascoltare e seguire i richiami di coloro che vivono come se Dio non ci fosse, consiste nel non avere fiducia in Lui e nel suo progetto; se poi si conosce poco sia Dio che il suo progetto, si ha comunque il dovere di fare qualche cosa per approfondire la conoscenza sia dell'uno che dell'altro. Se la pratica religiosa sembra austera, repressiva, limitativa della libert, perch non parlarne e sentire anche le ragioni di Dio? Perch non presentare un proprio alternativo progetto di vita e sottoporlo al suo consiglio? Questo generalmente non accade perch colpevolmente non si conosce il cuore di Dio e la confidenza totale che bisogna avere in Lui. Quanto detto ci aiuta forse a comprendere come la colpa pi grave sia proprio la volont di tagliare ogni rapporto con Dio che ci ha dato tutto e non ci chiede che di aver fiducia in Lui.

L'infinito rispetto per la libert dell'uomo

La parabola mostra poi come Dio rispetti infinitamente la libert dell'uomo; non si oppone infatti alla decisione del figlio di partire per un paese lontano, questo perch un cuore che ama vuole assolutamente rispettare la libert della persona amata, in questo rispetto infatti, la grandezza e la bellezza di ogni autentico rapporto d'amore. Noi che non sappiamo amare invece, abbiamo una forte tendenza ad imporre o ad esercitare forti pressioni per far accettare le nostre idee o per reclamare le nostre esigenze. Evidentemente l'attitudine di rispettare la libert dell'altro ci espone al rischio del rifiuto, dell'incomprensione e delle relative sofferenze, ma un prezzo che dobbiamo accettare di pagare per educarci ed educare a costruire dei rapporti d'amore autentici e belli, gli unici che possono saziare e rallegrare il nostro cuore.

Nel paese della libert

Il figlio dunque, esercitando la sua libert, parte per un paese lontano e, come abbiamo osservato, pi si allontana, pi sembra respirare liberamente, pi la sua vita sembra espandersi e fiorire. Le cose vanno un po diversamente nel cuore del padre. Possiamo vederne il riflesso nella sofferenza di molti parroci, di molti genitori e catechisti quando vedono i loro giovani allontanarsi da Dio; prevedendo le disavventure e le tribolazioni a cui andranno inevitabilmente incontro, non possono non preoccuparsi per la loro sorte.

In un primo tempo per, quanti abbandonano Dio non incontrano affatto sofferenze, anzi, sembra che tutto proceda per il verso giusto, fanno quello che vogliono, hanno le relazioni che vogliono, si concedono i divertimenti e le esperienze pi eccitanti, vivono al passo con i tempi, liberi, disinibiti, senza complessi, se poi sopraggiungono difficolt od inconvenienti, lasciando da parte gli scrupoli riescono sempre a trovare un modo per aggiustare le cose. Ma la parabola e l'esperienza insegnano che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, prima o poi bisogna fare i conti con la realt, ossia con i misteri nascosti nel nostro cuore e nella mente di Dio; il pi delle volte infatti, la realt non come ce la immaginiamo noi, ma secondo un mistero che si nasconde ai superbi e si rivela agli umili.

Il tempo della crisi

Arriva cos un giorno in cui le cose cambiano e si entra in un tempo di crisi e di carestia. La prima sorpresa di questa crisi scoprire di aver speso tutto e di non avere pi risorse. A volte questo accade anche sul piano materiale, ma il pi delle volte ad essere esaurite sono proprio le risorse spirituali. Si provato tutto e non si sa pi che esperienza fare per dare gusto e senso alla propria vita; anche se si possiedono tutti i beni di questo mondo l'anima si ritrova tuttavia afflitta ed infelice. La seconda sorpresa questa: pur essendo esaurite le risorse, non si tuttavia esaurito il desiderio di felicit e la necessit di dare un senso alla propria vita.

a questo punto che si incomincia a patire la fame e la sete, fame e sete per qualche cosa di nuovo e di diverso a cui non si sa dare un nome, fame e sete per una felicit a lungo inseguita ma mai raggiunta. Il Signore dice inoltre che in quel paese venne una grande carestia, che come dire: la fame e la sete affliggevano tutti gli abitanti di quel lontano paese. Nonostante le apparenze infatti, lontani da Dio tutti si ritrovano prima o poi a patire il disagio per il non senso della propria esistenza e per la mancanza di un bene che possibile trovare solo nella casa di Dio.

Questa presa di coscienza che il disagio generale e riguarda tutti gli abitanti del paese, rende la situazione ancora pi drammatica. Se infatti l'esaurimento delle risorse riguardasse esclusivamente il proprio caso, si potrebbe pensare che si tratti di un momento di depressione passeggero, vedendo poi gli altri prosperi e felici sarebbe naturale sperare nel loro aiuto, la carestia invece esclude questa possibilit, come a dire che impossibile sperare di ricevere un aiuto che illumini, ridia senso ed energie alla propria vita da quanti vivono lontani da Dio.

Pu tuttavia accadere che non sapendo pi dove sbattere la testa, si cerchi comunque aiuto presso qualche abitante di quella regione. Il risultato per piuttosto umiliante e deludente, la soluzione che viene proposta infatti quella di chi ti dice: Se vuoi toglierti la fame, vai a pascolare i porci. Coloro che vivono lontano da Dio, infatti, non vedono soluzioni se non nella parte fisica o animale dell'uomo, quanto poi riescono a proporre non il massimo della nobilt e dell'eleganza, cos, una soluzione che non la soluzione non riesce a risolvere un gran che, ed il figlio, nonostante i suoi sforzi, continua ad aver fame.

questa la situazione di molti che, essendo caduti per vari motivi in una crisi profonda e trovandosi in gravi necessit, vagano di qua e di l in cerca di qualcuno che li aiuti, senza per trovare chi riesca a risolvere veramente il loro problema. Cos c' chi va in cerca e si affida a uno specialista famoso, poi lo cambia e prova con un altro, poi prova con una terapia di gruppo e cos via. Altri si affidano ai consigli di amici e conoscenti tra i quali c' sempre chi sa consigliare una bella vacanza, un bel viaggio, o magari di mangiare di pi, di divertirsi di pi, o di non prendersela tanto, in fondo, non bisogna pretendere troppo dalla vita.

Tutti questi tentativi, o altri simili, hanno un aspetto in comune, quello di tentare di risolvere con mezzi naturali o umani un problema la cui soluzione di ordine soprannaturale. Ci si pu intestardire fin che si vuole, ci che Dio solo pu risolvere non lo possono risolvere gli uomini. Forse proprio questo aspetto vuole sottolineare la parabola quando dice che il figlio avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava, e di conseguenza la fame rimaneva. Da certe situazioni infatti, per quanto ci si dia da fare, nonostante gli sforzi pi eroici, con le sole risorse umane non c' verso di uscire.

Potremmo tuttavia tentare di considerare un altro aspetto nell'impossibilit del figlio di saziarsi con le carrube dei porci. Ci detto che lui sarebbe anche stato disposto a nutrirsi con quel cibo pur di trovare un rimedio alla sua fame, ma nessuno gliene dava, ossia il suo desiderio trovava degli impedimenti. Allo stesso modo pu capitare che chi si trova nella necessit di nutrire in qualche modo i giorni grigi e noiosi della propria esistenza, si senta ad un certo punto talmente affamato da essere disposto ad andare in cerca di gusti e piaceri da porci; ma pu anche accadere che l'attuazione di questa intenzione sia in qualche modo stranamente ostacolata e resa difficile, e se nel cuore rimasto un residuo di ragionevolezza e di timor di Dio, questi ostacoli possono contribuire ad evitare un abbrutimento estremo. Con il tempo poi possibile scorgere in queste circostanze la mano misericordiosa della Provvidenza.

Quanto detto vale anche per coloro che, trovandosi in gravi difficolt e necessit, sono tentati di risolvere i loro problemi ricorrendo a mezzi decisamente illeciti come il ricorso ad imbrogli, furti, associazioni criminali, guaritori, maghi, cartomanti... Se decidono di non dare ascolto ai richiami della coscienza o di qualche circostanza esterna, cadranno dalla padella nella brace con il rischio di compromettere irrimediabilmente la situazione.

La crisi come occasione favorevole

La parabola mostra per come da una situazione di disagio estremo e di fallimento totale sia possibile intraprendere un diverso e migliore cammino. Il figlio infatti rientr in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza... Mi lever e andr da mio padre e gli dir: Ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono pi degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Vediamo cos che le situazioni pi disperate e senza vie d'uscita, possono costituire un'occasione favorevole per un decisivo rinsavimento; tale rinsavimento consiste nella decisione di voler riallacciare i rapporti con Dio.

Succede spesso infatti che si faccia strada la decisione di chiedere in modo esplicito l'aiuto di Dio proprio quando si tocca il fondo, quando uno non ce la fa pi, quando si sperimentata l'inadeguatezza e l'impotenza di ogni soluzione umana. Chiedere aiuto a Dio gi iniziare il cammino di ritorno verso la casa del Padre.

Questa decisione anche favorita dal confronto fra l'infelice situazione in cui uno si trova e i salariati della casa del padre i quali hanno pane in abbondanza; il padre cio ha risorse tali da non lasciare morire di fame quanti hanno deciso di servire in casa sua. Questi salariati ci suggeriscono inoltre che la testimonianza dei cristiani autentici pu contribuire significativamente ad orientare la scelta di chi, lontano, medita il ritorno a casa.

Deciso dunque a ritornare dal padre per sfuggire ad una sicura morte per fame, nel figlio si fa anche strada la consapevolezza di aver peccato contro il Cielo e contro di lui, ossia di aver ferito con i suoi comportamenti l'amore del padre. Per questo disposto a subire una severa punizione, ossia di venir trattato non pi come figlio ma come servo.

Le conseguenze dolorose del peccato

L'espressione usata dal figlio: Ho peccato contro il Cielo e contro di te, ci invita a riflettere sulle ripercussioni del peccato nei confronti di Dio e nei confronti dei fratelli.

Quando noi non diamo a Dio il culto, l'onore, l'adorazione che gli sono dovuti, quando non pensiamo a Lui con affetto, quando non cerchiamo di crescere nella sua conoscenza e nel suo amore, quando non gli rendiamo grazie e, peggio ancora, quando gli voltiamo le spalle, dovrebbe essere abbastanza chiaro che lo offendiamo nel suo amore, ossia che pecchiamo contro di Lui. Ma pecchiamo sempre contro di Lui anche quando manchiamo di carit verso qualsiasi nostro fratello, e questo avviene secondo due aspetti: prima di tutto perch il dovere di amare gli altri come amiamo noi stessi, anzi, di amare gli altri come Dio stesso li ama, un comandamento di Dio e quindi, se lo trascuriamo e lo infrangiamo, ci mettiamo in aperto contrasto con la sua volont, ma soprattutto perch quel padre, quella sorella, quell'amico, quello sconosciuto che noi offendiamo, sono infinitamente amati da Dio e l'offesa fatta ad uno qualsiasi dei suoi figli ha una ripercussione dolorosa anche nel suo cuore. come quando una madre vede suo figlio subire una qualunque offesa, il suo cuore non pu non partecipare alla sua pena.

L'ultima parte del proposito del figlio manifesta la sua disponibilit a subire un giusto castigo in riparazione alle offese recate a Dio e al padre suo. Ogni autentica conversione ed ogni autentico pentimento devono essere infatti caratterizzati dal desiderio di rimediare in qualche modo al male che si fatto agli altri con i propri comportamenti, se mancasse questo desiderio sarebbe segno che non c' nessun pentimento o che il pentimento non autentico e quindi non ci potrebbero essere n perdono ne vera riconciliazione.

Diventare visibili agli occhi di Dio

Quando era ancora lontano il padre lo vide, ed come se noi diventassimo visibili agli occhi di Dio nel momento in cui si concretizza nel nostro cuore il desiderio di ritornare a Lui, mentre fin tanto che questo desiderio assente, come se fossimo invisibili ai suoi occhi. Questo significa che, se Dio non ci vede, non pu neanche venire in nostro soccorso, al contrario, il pi piccolo e debole atto di carit o di pentimento, ci rende visibili ai suoi occhi ed ha il potere di commuovere e rallegrare il suo cuore, perch pu finalmente scorgere in questi atti l'inizio di un cammino verso una piena risposta alle iniziative del suo amore. Allora anche Lui si mette in cammino e ci viene incontro con il soccorso della sua grazia per sostenere e rinvigorire la carit ed i buoni propositi che ha visto nascere in noi, dice infatti la parabola che commosso gli corse incontro.

L'esperienza della misericordia

Le parole che seguono mostrano poi la sorprendente esperienza che attende coloro che, carichi del loro fallimento, della loro impotenza e del loro peccato, giungono infine nei pressi della casa del padre. Quanto li attende l'esperienza di una dolcezza, di una misericordia e di un perdono al di la di ogni aspettativa; il padre infatti gli si gett al collo e lo baci. Perch questa esperienza possa aver luogo bisogna per che il desiderio di tornare a Dio abbia dato prova di autenticit e solidit. Nella parabola questa prova rappresentata dal lungo cammino che il figlio ha dovuto percorrere per ritornare alla casa paterna. In questo cammino, tanto pi lungo quanto pi lontano era voluto andare, ha dovuto superare le tentazioni della stanchezza e dello scoraggiamento, ha dovuto superare la tentazione di fermarsi per qualunque motivo a met strada.

questo un invito a non scoraggiarci se Dio non risponde subito alla nostra richiesta di aiuto, se perseveriamo e speriamo fermamente in Lui solo, quando avr visto la sincerit e la solidit delle nostre intenzioni allora prontamente correr verso di noi, ci abbraccer e ci far sentire la dolcezza del suo amore; allora ci stupiremo e meraviglieremo di essere trattati con tanta benevolenza. Il figlio infatti pensa che i suoi comportamenti meriterebbero ben altra reazione, invece, nonostante il suo voltafaccia, nonostante le sue insensibilit e testardaggini, nessuna vendetta, nessun risentimento da parte del padre, ma solo amore, anzi, una manifestazione d'amore cos travolgente da lasciare senza parole.

Presto, portate qui il vestito pi bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa. Ma perch tanta festa? Perch questo mio figlio era morto ed tornato in vita, era perduto ed stato ritrovato. Tanto serio e tanto grave il pericolo a cui va incontro chi si allontana da Dio, il pericolo di una morte e di una perdizione eterni. Allora, quando come per miracolo uno sfugge ad una simile sciagura, come non rallegrarsi, come non far festa?

L'amore del Padre che si sperimenta poi tanto grande e tanto sorprendente che uno stenta quasi a credere di essere oggetto di tanta benevolenza; come possibile che questo capiti ad un peccatore come me? A uno che ha sbagliato tutto, a uno che non sa pi dove sbattere la testa, a uno che si rende conto di aver fatto soffrire gli altri, a uno che per tanto tempo e per tante volte ha trasgredito i comandamenti di Dio? Eppure, nonostante tutto, ci si rende conto che solo quell'amore pu risanare ogni piaga, guarire ogni malattia, illuminare ogni tenebra, ridare vita e speranza ad ogni fallimento, perdonare ogni peccato. Allora non rimane che abbandonarsi stupiti e riconoscenti alle iniziative del Padre.

Processo di rinnovamento

Queste iniziative sono poi ordinate a rimettere a nuovo il figlio perduto rendendolo degno di presentarsi onorevolmente alla festa che si sta preparando per lui. La prima fase di questo rinnovamento consiste nell'essere rivestiti con il vestito nuovo, ma per far questo ovvio che prima bisogna lasciarsi togliere il vestito vecchio, poi venir lavati, rivestiti e quindi profumati. Non inutile chiedersi quali potrebbero essere i significati di queste operazioni.

Quando ci si allontana da Dio e si vive a lungo in un paese straniero, succede che a poco a poco uno aderisca ai modi di pensare e di agire degli abitanti di quel paese, cos, come l'abito riveste il proprio corpo e vi aderisce, allo stesso modo i pensieri ed i comportamenti di coloro che vivono senza Dio rivestono ed impregnano intimamente quanti hanno deciso di vivere in mezzo a loro. Ma per entrare nella casa del Padre evidente che bisogna venir rivestiti con un altro abito, bisogna cio aderire ai pensieri di Dio ed imitare i suoi comportamenti.

La prima cosa da fare dunque quella di spogliarsi dell'abito vecchio e logoro acquistato in terra straniera; questo equivale a rinnegare la mentalit del mondo, i suoi modi di giudicare, di agire, la sua scala di valori. Dobbiamo per notare che questa operazione compiuta mediante la collaborazione dei servi, dice infatti il padre: Portate qui il vestito pi bello e rivestitelo. Questo significa che non possibile spogliarsi della mentalit del mondo da soli, ma a questo scopo indispensabile l'aiuto dei servi, ossia dei cristiani i quali, con il loro esempio, con la loro parola e con le loro preghiere, aiutano chi ritorna a Dio ad abbandonare i pensieri, i comportamenti e le abitudini incompatibili con i pensieri ed i modi di Dio, ossia con le esigenze dell'amore.

Tra queste incompatibilit, ce ne sono alcune che penetrano nell'anima in maniera pi intima e profonda cos come il fango e la polvere aderiscono pi intimamente del vestito alla persona; di qui la necessit del lavaggio, ossia di un processo di purificazione tendente ad eliminare le impurit e le imperfezioni che, penetrate pi a fondo, formano quasi un tutt'uno con la nostra anima.

Proviamo a fare qualche esempio. Quando uno decide di non vivere pi come se Dio non ci fosse, come se si spogliasse di un abito vecchio e la cosa, anche per l'aiuto dei fratelli, pu essere considerata relativamente facile, ma quando si tratta di rinunciare alla propria volont, di rinunciare a considerare il proprio io al centro del mondo, quando si tratta di rinunciare alla superbia, all'invidia, a certi punti di vista ai quali si molto legati, alla malevolenza o all'antipatia verso persone che stanno particolarmente sui nervi, la cosa diventa un pochino pi difficile, proprio perch queste impurit aderiscono in modo pi intimo alla nostra anima. Quando poi chi ritorna a Dio incomincia a mettere in pratica i comandamenti fondamentali dell'amore di Dio e del prossimo, come se si rivestisse di un abito nuovo, dell'abito che gli consentir di non sfigurare nella casa del Padre, dove non pu entrare chi non sa muoversi in armonia con le esigenze della carit.

Il profumo poi la figura di ogni atto virtuoso o di ogni atto di bont nel momento in cui diffonde sollievo e consolazione in mezzo ai fratelli. A questo proposito San Paolo si rallegra che i cristiani, partecipando al trionfo di Cristo, diffondono il profumo della sua conoscenza nel mondo intero (2Cor 2,14). Conviene poi notare che il padre ordina di portare il vestito pi bello, questo sta ad indicare come la sua intenzione sia di rivestire i suoi figli con l'abito delle virt pi preziose, vuole cio renderli capaci di compiere atti di carit particolarmente pregiati. Dopo il vestito, al figlio viene infilato l'anello. Gli viene cio restituita la dignit che aveva perduta vivendo da dissoluto in un paese straniero. Ma l'anello anche il segno dell'amore con il quale il padre vuole legare indissolubilmente a s il figlio, e questo anello glielo pu dare proprio perch ha accettato di rivestirsi dell'abito della carit.

L'ultimo atto del rinnovamento consiste nell'indossare un paio di sandali nuovi. Un possibile significato dell'operazione potrebbe essere questo: come abbiamo visto, lontano dalla casa paterna, il figlio si era trovato ad un certo punto a non saper pi dove sbattere la testa, a non avere pi prospettive, la sua vita non aveva pi alcuna meta, ed come se non avesse pi saputo dove dirigere i suoi passi; ora, i sandali nuovi come se mettessero di nuovo il figlio in grado di camminare speditamente, il padre cio apre al figlio una nuova prospettiva, gli indica nuovamente una meta verso la quale tendere e, donandogli i sandali, gli dona anche i mezzi per raggiungerla. Questa meta poi la festa con la musica e le danze, festa in cui si manger il vitello grasso e tutti sono invitati a gioire e rallegrarsi. La festa sta ad indicare quella pienezza di vita e di felicit che il figlio aveva a lungo cercato ma che mai era riuscito a trovare, ed ora scopre che avrebbe dovuto cercare questi beni proprio in quella casa da cui aveva voluto allontanarsi.

Cos, a tutti coloro che ritornano a Dio dato sapere dov' il luogo della gioia e della festa, la loro vita non pi senza scopo e senza senso, con l'aiuto e la compagnia dei fratelli possono ormai camminare verso quella casa dove sanno di trovare un giorno la loro beatitudine eterna.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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