Meditazioni sul Vangelo

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La guarigione di un lebbroso - Seconda parte

La guarigione di un lebbroso - Seconda parte

Mc 1, 40-45

Stranezza

Possiamo considerare adesso un fatto strano, uno dei tanti che si incontrano nel Vangelo e nella vita. La stranezza nel contrasto fra il comportamento che umanamente avrebbe chi passa da una malattia grave alla completa guarigione, dalla desolazione alla consolazione, dalla morte alla vita, e il comportamento che invece Ges con severit chiede a colui che ha appena beneficato. Umanamente parlando sembrerebbe naturale e giusto che il lebbroso esulti per la sua guarigione, che racconti a tutti il cambiamento straordinario avvenuto nella sua vita e diffonda la fama di colui che possiede una bont e un potere cos grandi. Ges invece con severit gli ordina di non dire niente a nessuno e di andare dal sacerdote a compiere il rito di purificazione previsto dalla legge. L'esito di questo contrasto non secondo le indicazioni del Signore, ma secondo le inclinazioni naturali dell'uomo appena guarito, il quale non prende minimamente in considerazione le severe parole di Ges. Evidentemente il lebbroso era stato guarito nel corpo, ma non completamente guarito nello spirito. Aveva ricevuto la guarigione fondamentale, ma aveva ancora bisogno di molta guarigione progressiva. Doveva imparare ad ubbidire alle indicazioni del Signore anche quando queste erano in contrasto con le sue vedute e il suo sentire.

La conseguenza di questa disubbidienza che Ges non poteva pi entrare pubblicamente in una citt, ma se ne stava fuori in luoghi deserti, e venivano a Lui da ogni parte. Se invece avesse ubbidito le cose, probabilmente, sarebbero andate diversamente e: Ges avrebbe potuto entrare pubblicamente in citt e la gente per incontrarlo non avrebbe dovuto inoltrarsi nel deserto. Vediamo cos che l'agire del lebbroso secondo l'emozione e l'esaltazione del momento e in contrasto con le raccomandazioni del Signore, complica e rende pi disagevole sia la missione di Ges, sia il cammino di chi vuole incontrarlo. Inoltrarsi nel deserto per incontrare Ges molto pi scomodo che poterlo incontrare nella propria citt.

Conviene ancora osservare che la disobbedienza del lebbroso rende Ges impotente: Ges non poteva pi entrare. Quando la volont dell'uomo preferisce agire secondo le sue luci e i suoi criteri, nonostante le siano noti i comandamenti di Dio, Dio rispetta la libert dell'uomo e si tiene in disparte, fuori, in luoghi deserti; lascia che le conseguenze delle scelte umane abbiano il loro corso. Normalmente seguono disagi e complicazioni.

Il primato dell'obbedienza e il fraintendimento delle parole e delle opere di Ges

In questo episodio possiamo inoltre chiaramente vedere come la prima cosa che Ges chiede a chi ha sperimentato la sua guarigione e la sua liberazione non di parlare di Lui, di diffondere la sua fama, ma di imparare ad obbedirgli, perch chi non sa obbedire al Signore non adatto a parlare di Lui e solo chi avr imparato ad obbedirgli sar eventualmente abilitato a proclamare pubblicamente il Vangelo.

Possiamo osservare ancora ci che normalmente accade alle parole e alle azioni miracolose del Signore: le parole vengono trascurate e i miracoli vengono fraintesi. La missione di Ges nel mondo risulta quindi piuttosto impegnativa e complicata a causa della durezza della nostra cervice e del nostro cuore. Da un lato bene che Ges compia miracoli per mostrare il suo potere e la sua volont di liberare l'uomo da tutte le malattie che lo affliggono e da tutte le situazioni impossibili in cui si cacciato, ma l'esercizio di questo potere scatena anche delle aspettative, dei desideri di liberazione e di felicit che sono troppo secondo i nostri corti pensieri e non corrispondono alla liberazione e alla felicit che il Signore pu e vuole darci. In generale la nostra idea di liberazione e di felicit molto legata alla fruizione e all'abbondanza dei beni terreni, mentre l'intenzione del Signore di staccarci dai beni terreni per farci desiderare ed acquistare quelli celesti.

L'impresa non facile perch siamo nati sulla terra, siamo fatti anche di terra ed naturale e giusto che tendiamo a quei beni materiali che ci servono per vivere. Ci che non naturale e non giusto cercare di placare la nostra fame e sete di felicit solo con i beni materiali attaccandoci avidamente e disordinatamente ad essi. Ci che non naturale e non giusto trascurare le esigenze della nostra parte spirituale. Esigenze di senso, di verit, di amore, di rettitudine Non trascurare e non reprimere queste esigenze l'inizio della ricerca di Dio, del suo progetto, delle sue leggi; avviarsi sulla strada che conduce verso la luce, la pace, la vera gioia, la vera vita. Possiamo ancora osservare che per Ges molto facile guarire l'uomo dalla lebbra o da qualsiasi altra infermit del corpo, ma anche per lui un'impresa complicata e difficile guarire la nostra radicata tendenza a cercare la vita e la felicit secondo i nostri troppo umani e insufficienti desideri, dalla tendenza ad agire di testa nostra trascurando tranquillamente i suoi pi severi ammonimenti. Questi ammonimenti prevedevano il silenzio e un rito di purificazione che un sacerdote doveva compiere dopo aver constatato la guarigione. Ed come se il Signore volesse dirci che senza questi adempimenti la guarigione ottenuta non era completa, non era stabile e quindi a rischio di ricadute.

Il paradosso del silenzio

Potrebbe sorgere a questo punto l'interrogativo: come mai il Signore chiede il silenzio e l'ubbidienza a chi ha ricevuto una liberazione, una guarigione, una gioia, cos grandi? Che senso ha fare l'esperienza del Signore e della sua gioia e non poter diffondere questa conoscenza e questa gioia? Conviene intanto osservare che queste disposizioni non sono sporadiche ed eccezionali, ma vengono espresse a pi riprese e in diverse circostanze. Un episodio molto significativo in cui incontriamo nuovamente il paradosso del silenzio dopo l'esperienza della gioia quello della trasfigurazione. Pietro Giacomo e Giovanni rimangono talmente affascinati nel vedere svelatamente la bellezza di Ges che vorrebbero rimanere sempre sul monte a contemplare quello spettacolo. Ma dopo che lo spettacolo finito Ges ordina di non dire niente a nessuno di quanto avevano visto, aggiunge per che dopo la sua risurrezione avrebbero potuto divulgare la notizia.

Apprendiamo cos che c' un tempo in cui Ges chiede di tacere e un tempo in cui chiede di parlare. Il passaggio da un tempo all'altro caratterizzato dalla partecipazione agli eventi che Ges ha vissuto durante la sua passione, morte e risurrezione e che i discepoli hanno vissuto fino al giorno in cui hanno ricevuto la luce e la forza dello Spirito Santo. Questo sta ad indicare che c' una conoscenza di Ges prima della sua passione, morte e risurrezione, e c' una conoscenza di Ges che si ha dopo che si sono attraversati questi eventi. La prima conoscenza rischia di generare un equivoco, ossia l'idea che la bont e i poteri straordinari del Signore libereranno senz'altro i singoli e il popolo da tutte le malattie, da tutte le oppressioni e da tutte le schiavit in una maniera un po' magica e un po' troppo a buon mercato. Come non sperare queste cose da chi guarisce i lebbrosi, dona la vista ai cechi, risuscita i morti, sfama le folle, placa le tempeste? Ma, con il volgere degli eventi, questa idea viene frantumata. Colui che doveva liberare il popolo fatto prigioniero, colui che guariva ogni malattia ricoperto di piaghe, colui che sfamava le folle e risuscitava i morti viene abbandonato da tutti e si ritrova agonizzante e morente su una croce. Le attese e le speranze suscitate dalle parole e dalle opere di Ges muoiono con Lui e con Lui vengono rinchiuse nel sepolcro. Noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele (Lc 24, 21) dicono amaramente i discepoli di Emmaus Ma la storia non finita, le parole inascoltate di Ges, quelle che preannunciavano la sua risurrezione, si realizzano e le apparizioni del Risorto sconvolgono nuovamente le menti e i cuori sia dei discepoli che dei suoi nemici.

Non basta per attraversare gli eventi della passione per comprenderne in profondit il significato. Quando si giunge all'apice dello scontro fra il Mistero di iniquit e il Mistero della bont di Dio ci si ritrova impauriti, inadeguati e sconcertati di fronte a ci che accade. Ci vogliono poi del tempo e luce dall'alto per riprendersi dallo sconvolgimento e per iniziare a comprendere il senso di quanto accaduto. Conviene inoltre considerare che non solo la conoscenza che si ha di Ges diversa prima e dopo la passione, ma anche dell'uomo dopo la passione si ha una pi profonda e sconcertante conoscenza.

Balbettii su alcuni aspetti del Mistero

Possiamo a questo punto cercare di cogliere alcuni aspetti del mistero che la formidabile lotta fra la Luce e le Tenebre, anche se la sua comprensione piena e la sua assimilazione saranno possibili solo nella luce della gloria celeste. Una prima considerazione che i comportamenti umani e le loro conseguenze, possono giungere in certi momenti a manifestare un'atrocit e un orrore sconcertanti. L'orrore sconcertante la malvagit o la tragedia che si abbattono senza scampo sull'innocente. Questo un fatto e la ragione di questo fatto che le conseguenze dei comportamenti umani devono condurre inevitabilmente a due possibili stati: la felicit o l'infelicit. La felicit si deve raggiungere come premio per i comportamenti buoni, mentre l'infelicit deve essere la conseguenza dolorosa dei comportamenti cattivi. Questo stato di cose, questa legge, questo giudizio sulle vicende umane, non l'abbiamo stabilito noi, ma stato pensato e voluto da Colui che ha deciso di dare origine e portare a compimento la storia in cui siamo coinvolti.

Ora, gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi sono afflitti da molteplici dolori e tribolazioni, e questo il segno che le loro opere non sono buone. Per liberarsi con le sue forze da questo stato di cose l'uomo compie svariati e disperati tentativi, tutti destinati a complicare ed aggravare la sua situazione. Uno di questi tentativi quello di cambiare le regole del gioco. Cos, per cercare di apparire giusti, ci che male lo si chiama bene e ci che bene male. E per placare la propria fame e sete di vita si disposti ad escogitare le soluzioni pi stravaganti e a violare le leggi morali pi evidenti. Quando poi si raggiunti dalle conseguenze dolorose delle proprie azioni cattive, come il ladrone sulla croce, si vorrebbe venir liberati dalla tribolazione facendo appello al potere che Dio ha di compiere miracoli. La passione e la morte in croce di Ges ci dicono invece che non possibile sfuggire alla giustizia divina la quale ha stabilito che ai comportamenti cattivi e malvagi seguano tribolazioni e morte. Ma la passione e morte di Ges manifestano anche l'immenso, sconcertante e imprevedibile amore di Dio per noi peccatori. Amore che lo spinge a prendere su di se, innocente, le conseguenze dolorose dei nostri peccati, cos che mediante il suo esempio e la sua grazia anche noi possiamo seguirlo sull'unica via che conduce alla felicit eterna.

L'apostolo Pietro che in un primo tempo voleva evitare per se e per il Signore la via della croce, dopo aver attraversato gli eventi della passione e dopo aver ricevuto luce dall'alto cos si esprime: Carissimi, se, facendo il bene, sopportate con pazienza la sofferenza, ci sar gradito davanti a Dio perch anche Cristo pat per voi, lasciandovi un esempio, perch ne seguiate le ormeEgli port i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perch, non vivendo pi per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti (1 Pt 2, 20b-25).

La passione e la morte del Signore manifestano cos, sia la sconcertante malvagit a cui gli uomini possono giungere quando ostinatamente si rifiutano di accogliere le parole, le leggi e gli inviati di Dio, sia lo sconcertante amore di Dio che, nonostante tutto, continua ad offrire il suo perdono e a mendicare il nostro amore. Ma la via della croce sarebbe improponibile, senza senso e senza speranza se Ges con la sua risurrezione non proclamasse inequivocabilmente la vittoria della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell'amore sull'odio, della consolazione sulla disperazione. Possiamo allora considerare la Passione, Morte e Risurrezione di Ges come la manifestazione suprema della Giustizia e della Misericordia di Dio.

Giustizia e Misericordia

Le nostre azioni cattive producono tribolazioni, disperazioni e morte, tutte cose a cui ci ribelliamo e da cui vorremmo fuggire, ma non possibile compiere azioni malvagie e non subirne le conseguenze dolorose. Queste conseguenze dolorose ci schiaccerebbero e ci porterebbero alla disperazione se la Misericordia di Dio non decidesse di prendere su di s gran parte di questo dolore che, come dice il buon ladrone sulla croce, giustamente noi meritiamo. La giustizia di Dio non pu evitarci le tribolazioni e la morte che ci sono dovuti, ma la misericordia di Dio pu aiutarci a portarne il peso ed assicurarci, nonostante tutto, un approdo di vita e di gioia.

Dalla passione, morte e risurrezione del Signore, possiamo allora cogliere l'invito a sperare contro ogni speranza. La speranza per un esito positivo della nostra vita e della vicenda umana messa a dura prova dalle tribolazioni e dalla morte che sembrano smentire sia la capacit di Dio di governare la storia, sia la sua bont. Le tribolazioni e la morte smentiscono e vincono il nostro desiderio di vita e di felicit. La sproporzione di certe tribolazioni che implacabilmente si abbattono sugli innocenti smentiscono l'esigenza di giustizia secondo cui le sofferenze e i castighi spettano ai malvagi, mentre il premio e la felicit spettano ai buoni. A tutte queste smentite, a queste contraddizioni che ci affliggono e ci paralizzano, c' un'unica risposta che non data da nessuna filosofia n da nessuna religione del mondo, ma data unicamente dalla risurrezione di Ges. La risurrezione di Ges ci assicura che, anche per noi, se seguiamo Lui, tutte le tribolazioni e le contraddizioni avranno una fine e troveranno una risposta quando, attraversata la morte, giungeremo nel Regno della Vita, della Luce e dell'Amore; allora, le tenebre e la morte non potranno raggiungerci mai pi.

Questi sono alcuni aspetti del mistero della vita presente che il lebbroso guarito, i discepoli e gli apostoli dovevano imparare a conoscere con l'aiuto e la luce dello Spirito Santo. Senza una qualche comprensione del Mistero della passione, morte e risurrezione di Ges, si rischia di dire su di Lui cose poco solide, fuorvianti e illusorie. Cose che rischiano di allontanare o di rendere pi difficoltosa la sua ricerca. Questo quanto successo nell'episodio che stiamo meditando. La disubbidienza del lebbroso a proposito del silenzio che gli era stato ordinato, ha costretto Ges a stare fuori in luoghi deserti e di conseguenza coloro che erano alla sua ricerca dovevano percorrere un cammino pi austero e disagevole.

Anche in altre circostanze possibile constatare che quanti hanno subito il fascino o hanno beneficiato della guarigione di Ges disubbidiscono tranquillamente alle sue parole o costituiscono un impedimento per altri che hanno un urgente bisogno di Lui o vogliono godere della sua presenza. Possiamo pensare agli apostoli che impediscono ai bambini di andare a Ges, o ai discepoli e alla folla che vogliono far tacere il grido del cieco Bartimeo, o ancora alla folla che impedisce l'accesso a Ges del paralitico che verr poi calato dal tetto. Ancora gli apostoli volevano impedire ad un tale di scacciare i demoni nel nome di Ges. Questo accade perch sia la conoscenza di Ges, del suo messaggio e del suo amore, sia la conoscenza della propria miseria e povert non ancora cos solida e profonda come sarebbe auspicabile. nell'ora del trionfo delle tenebre che l'amore e la fedelt dei discepoli vengono messi a dura prova, e se l'esito della prova non molto incoraggiante, molto di pi lo lo sguardo misericordioso di Ges che continua ad offrire il suo perdono e il suo amore a quanti onestamente riconoscono la loro miseria e accolgono con gratitudine la sorprendente misericordia che li salva.

Non ci sono alternative

Dopo la passione, morte e risurrezione di Ges possibile avere una consapevolezza pi acuta sia delle proprie miserie e delle proprie colpe, sia della vittoria che l'amore e la sapienza di Dio riescono a riportare sulle nostre tenebre e la nostra morte. Questo percorso o questo programma pu essere considerato piuttosto austero e poco attraente ed allora molti preferiscono dare ascolto ai maestri che promettono percorsi senza tribolazioni e sofferenze, in cui le miserie dell'uomo vengono accuratamente mascherate e le colpe dichiarate inesistenti. In realt non ci sono alternative alla verit dei fatti e all'unica via di salvezza che ci offerta dal Signore Ges. Pietra scartata dai costruttori che diviene testata d'angolo. Pietra che riduce in frantumi sia coloro che vi inciampano, sia coloro su cui cade (Sal 117, 22; Mt 21, 44).

L'alternativa non fra un percorso senza sofferenze e senza colpe e uno in cui sono previste tribolazioni esteriori ed interiori, ma fra un percorso in cui per le tribolazioni, le miserie, le colpe, la morte, previsto il soccorso e il sollievo della grazia di Dio, e un percorso in cui queste realt dovranno essere affrontate senza il soccorso della grazia. Nel primo caso abbiamo la speranza certa della vittoria finale, nel secondo si giunge prima o poi ad uno stato di disperazione senza rimedio.

Ma che male abbiamo fatto?

Abbiamo prima osservato che non possibile compiere azioni malvagie senza che prima o poi seguano complicazioni e tribolazioni. Potremmo allora chiederci: ma quali sono le azioni malvagie causa di tante sofferenze? A questa domanda c' una risposta immediata e a tutti evidente. infatti evidente che furti, rapine, uccisioni, corruzioni, tradimenti, menzogne, ubriachezze, lussurie sono azioni malvagie e producono sofferenze a non finire. Ma a monte di queste malvagit, e loro causa, ce n' un'altra che non cos evidente e che al suo inizio non produce nessuna sofferenza o tribolazione, anzi, sembra produrre e promettere esuberanza di vita. Questa malvagit iniziale consiste nella superficiale, imprudente e affrettata decisione di voler gestire la propria esistenza trascurando di approfondire le parole, le leggi e il progetto di Dio sulla realt o sulle situazioni di fatto esistenti. Se questa decisione non muta destinata a radicarsi sempre pi profondamente nel cuore dell'uomo, il quale diventer duro come la pietra e capace delle pi imprevedibili e atroci malvagit.

Conviene allora chiedersi il perch della decisione di trascurare le parole e le leggi di Dio. La risposta va ricercata nell'evidente possibilit di godere immediatamente di un qualche bene che sembra avere il potere di saziare la nostra fame e sete di felicit o di espandere e accrescere la pienezza di vita a cui ognuno di noi tende. A questa possibilit si contrappone per una parola di Dio che limita o vieta la sua fruizione. Questo quanto succede in ogni peccato e lo possiamo constatare anche nel comportamento del lebbroso guarito.

La prova della fede

Dopo la sorprendente guarigione, il lebbroso si trova in uno stato di gioia, di consolazione, di esultanza, di eccitazione. La sua vita passata dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dall'isolamento e dall'esclusione alla possibilit della libert e delle relazioni. A questo punto per messo di fronte a una scelta o una prova: la prova della fede. Il lebbroso deve scegliere fra ci che lui vede, capisce, sperimenta, e ci che la parola di Ges gli dice di fare. Ci che Ges gli dice di fare lui non lo comprende pienamente, non lo vede come un bene, anzi, lo vede chiaramente in contrasto con la reale possibilit di espandere e accrescere la sua gioia condividendola con il maggior numero possibile di persone. Cos, Colui che gli ha ridato la vita anche Colui che sembra voler limitare o mortificare il suo espandersi. Ammonendolo severamente, lo rimand e gli disse: 'Guarda di non dir niente a nessuno'. Ma il lebbroso superficialmente e imprudentemente decide di regolarsi secondo il suo sentire, il suo capire e l'esaltazione del momento. Decide di sfruttare l'immediata e reale possibilit di accrescere la sua gioia andando in giro a proclamare e divulgare quanto gli era accaduto.

La prova della fede invece prevede sempre dei momenti in cui chiesto di rinunciare ad appoggiarsi su ci che uno sente e comprende per aderire a qualcosa che non si sente e non si comprende. Prevede sempre di rinunciare a qualche bene immediatamente fruibile in vista di beni maggiori ma non immediatamente fruibili. In fondo chiesto di rinunciare a un progetto di vita e di felicit secondo il nostro pensiero per aderire a un progetto di vita e di felicit secondo il pensiero di Dio.

Qualcuno potrebbe pensare che poco ragionevole rinunciare ad appoggiarsi su ci che uno vede e comprende per aderire a ci che non si vede n si comprende. In realt ogni giorno noi prestiamo fede a cose che altri ci dicono e noi non vediamo n comprendiamo. Questo avviene perch ragionevole basarsi sulla presumibile onest o credibilit di chi ce le dice, e poi perch evidente che non possiamo vedere e comprendere tutto, inoltre possiamo constatare la stoltezza di coloro che non vogliono credere a cose di cui noi abbiamo una conoscenza certa. L'alternativa non fra credere e non credere, perch impossibile regolare la propria esistenza solo su ci che siamo in grado di comprendere. L'alternativa a chi decidiamo di prestare fede: ai saggi o agli stolti? Sempre ci saranno dei momenti in cui dovremo scegliere se fidarci di quanto ci viene detto o proposto da altri. In questi momenti il compito della ragione di valutare o discernere chi degno di fiducia e chi non lo . Questo compito tanto pi importante e delicato quanto pi le cose da credere si propongono di incidere sui nostri comportamenti e riguardano in varia misura gli aspetti pi vitali e profondi della nostra esistenza.

Quando poi Dio a proporre qualcosa da credere ragionevole aspettarsi di essere posti di fronte a cose particolarmente oscure e incomprensibili. Bisogna allora evitare sia di trascurare o lasciar cadere quanto ci viene proposto, come ha fatto il lebbroso, sia di voler a tutti i costi comprendere per poi aderire alle parole di Dio. Il compito doveroso e legittimo della ragione quello di valutare se credibile o no chi sollecita la nostra adesione a cose che sono per noi invisibili e incomprensibili. Per imparare a discernere chi credibile e chi non lo , indispensabile che diventiamo noi stessi credibili, ossia che ingaggiamo una lotta senza tregua verso ogni forma di simulazione, di ipocrisia o di menzogna che vediamo sorgere in noi in tutte le situazioni in cui ci veniamo a trovare, sia nelle grandi come nelle piccole cose. In questo modo la nostra capacit di discernimento si affiner sempre pi; allora, per connaturalit o per similitudine, sapremo distinguere coloro che meritano fiducia da quelli che non la meritano.

Sconcertanti contraddizioni

Visto che il lebbroso non si fermato a riflettere se Ges, nonostante la sua imprevedibile richiesta, era degno di fiducia oppure no, potremmo cercare di fare noi, al suo posto, alcune riflessioni in merito. Intanto il lebbroso aveva ricevuto da Ges solo del bene. Questo bene inoltre era cos grande e stupefacente che nessun uomo comune poteva donarglielo. Lui dunque aveva sperimentato che una cosa umanamente incredibile e impossibile era successa. Inoltre non aveva solo sperimentato la potenza di Ges, ma anche la sua bont e umilt. L'umilt e la bont di chi aveva voluto ascoltare la supplica di un disperato, di chi aveva avuto compassione di lui, un'umilt e una bont che avevano vinto il ribrezzo nei confronti di una malattia ripugnante come la sua. Una bont che si era spinta fino a toccare il suo corpo malato e a guarirlo. Ora, a questo punto, succede un fatto sconcertante, quasi incredibile, ed che con i fatti Ges viene dichiarato stolto e non degno di fede. Forse il lebbroso non si accorge che, disubbidendo a Ges e comportandosi in maniera opposta al suo ammonimento, come se affermasse di essere pi saggio e sapiente di colui che aveva appena dimostrato una bont e una potenza mai visti sulla faccia della terra. Vediamo qui un esempio del fatto che il cuore dell'uomo un abisso difficilmente guaribile (Sal 63,7; Ger 17, 9).

Dio che limita e mortifica

Abbiamo prima osservato che Ges, dopo avere ridato la vita e la gioia al lebbroso, anche colui che limita o mortifica il loro espandersi ordinando di non divulgare quanto accaduto. Questo un fatto strano ma non occasionale, anzi una caratteristica costante dell'agire di Dio. Nel racconto della Genesi Dio dona la vita all'uomo, gli mette a disposizione innumerevoli beni, ma si preoccupa anche di indicare un albero i cui frutti non si devono mangiare. Eppure quei frutti sono belli e buoni, capaci di procurare una gioia e una pienezza di vita maggiori. E, come il lebbroso, anche Adamo ed Eva decidono di trascurare il comando di Dio e di regolarsi secondo la loro collaudata saggezza. Ad Abramo vengono fatte delle promesse stupefacenti, ma poi viene a trovarsi in una situazione paradossale in cui Dio stesso vuole distruggere l'unico mezzo per cui quelle promesse si possono realizzare. Dio libera il suo popolo dall'opprimente schiavit dell'Egitto, ma poi lo conduce in un deserto aspro e terribile in cui sempre a rischio di morire di fame e di sete. Israele si stanca presto del cibo con cui viene nutrito, mormora contro Dio e rimpiange le cipolle d'Egitto; e anche Mos amaramente constata: Tu non hai per nulla liberato il tuo popolo (Es 5, 23). Il figlio maggiore della parabola del padre misericordioso decide di rimanere in una casa ricca e prospera, ma non riesce a raggiungere quella pienezza di vita e di gioia a cui il suo cuore aspira, e il padre gli nega quel capretto e quella festa con gli amici che, secondo lui, riuscirebbero a saziare il suo cuore.

Questi fatti, che senso hanno, cosa ci indicano, che cosa ci rivelano? Ci rivelano che Dio dona s la vita, la liberazione, la guarigione, la gioia, ma non tutta la vita e la gioia possibili. Dio mette anche nel profondo del nostro cuore un'aspirazione o un desiderio per una vita pi piena e una gioia pi grande. Per raggiungere la pienezza di vita e di felicit a cui aspira, l'uomo ha due sole possibilit e queste sono una prova per la sua libert. L'uomo chiamato a decidere se ricercare la pienezza di vita facendo la fatica di accogliere e praticare i comandamenti di Dio , oppure tentare la pi facile via di decidere da solo ci che bene e ci che male per lui. La prova della libert anche la prova della fede, l'uomo deve scegliere se credere a quanto gli viene detto e proposto da Dio oppure scegliere di regolarsi secondo la sua volont trascurando le parole di Dio. La gravit e le conseguenze di questa scelta sono magnificamente descritti nel racconto del peccato originale, nella parabola del figlio prodigo, in quella della casa costruita sulla roccia o sulla sabbia La bellezza e la ragione profonda di questo progetto sta nel fatto che all'uomo Dio chiede di metterci del suo per raggiungere la pienezza della vita e della felicit, vuole che la pienezza della beatitudine, ossia la contemplazione del suo volto, sia un bene liberamente scelto e non un bene calato dall'alto in cui l'uomo riceverebbe tutto e non darebbe nulla. Cos nella vita presente, che essenzialmente un periodo di prova, l'uomo chiamato a scegliere se fidarsi e affidarsi a Dio oppure a tentare da solo l'impossibile impresa di trovare qualcosa che riesca a dare senso alla sua vita e a saziare il suo cuore inquieto.

Credere in Dio e affidargli la nostra vita costa; ogni giorno chiesta la fatica di imparare ad appoggiarsi su ci che non vediamo n comprendiamo e questa una croce per la nostra intelligenza e la nostra volont. Ci sono poi dei periodi pi o meno lunghi in cui bisogna attraversare situazioni particolarmente contrarie alle nostre inclinazioni e ai nostri gusti, periodi in cui pi che liberazione e gioia si sperimenta prigionia e tristezza. Bisogna allora credere che quando Dio chiede qualcosa che sembra limitare o mortificare la vita, in realt offre un'occasione per meritare una maggiore pienezza di vita. La risposta di Dio alla fatica che facciamo per conformarci alla sua volont accettando di passare dove non vediamo e non comprendiamo la beatitudine eterna. Se invece non vogliamo fare la fatica di conformarci alla sua volont, nel breve periodo le cose possono anche andare assai bene e darci l'illusione di poter continuare a godere la beatitudine terrena che siamo riusciti a raggiungere, ma, a lungo andare, questa beatitudine croller, come crolla una casa costruita sulla sabbia quando investita dalla tempesta.

Pi saggi del Creatore

Abbiamo ancora osservato che il lebbroso pur avendo riavuto da Ges la salute e la vita, disubbidendo ai suoi comandi praticamente dichiara di essere pi saggio e sapiente del suo benefattore e quindi che quei comandi non favorivano il suo bene ma erano piuttosto una costrizione e limitazione all'espandersi della vita. Questa una stoltezza tipica dell'uomo nei confronti del suo Creatore. Infatti, l'uomo che chiamato dal nulla all'esistenza dalla bont, dalla magnanimit e dalla sapienza di Dio, riceve anche da Lui alcune direttive o comandamenti; direttive a cui pensa bene di disubbidire perch, a suo parere, evidentemente contrastano con la possibilit di espandere e di accrescere la sua vita e la sua gioia. L'uomo si ritiene sufficientemente esperto per sapere ci che bene e ci che male per lui.

Esempio: come al lebbroso anche a noi chiesto una volta alla settimana di andarci a presentare davanti al sacerdote per offrire un sacrificio di ringraziamento e di lode. Ma a questo comando disubbidiamo tranquillamente perch evidente che molto pi bello e piacevole andare ai monti o al mare o occuparsi dei propri interessi o coltivare le proprie passioni. Alla Messa ci si annoia mentre altrove ci si diverte. Ai tempi del profeta Amos c'era chi viveva con disagio il giorno di sabato perch non si poteva vendere il grano. Aspettavano allora con impazienza il suo termine per riprendere i commerci diminuendo le misure e usando bilance false. Oggi si molto meno timorosi e pi disinvolti. Perch tenere chiusi i negozi di domenica? Molto meglio lasciarli aperti, si guadagna di pi e tutti possono fare i loro acquisti con maggior comodit, con piena soddisfazione dei commercianti e dei clienti.

Al lebbroso viene chiesto il silenzio su quanto gli accaduto, cos all'uomo, a cui capitata la fortuna eccezionale di essere passato dal nulla all'esistenza, Dio chiede silenzio e discrezione. Questa richiesta fatta a tutti in maniera implicita, ma a Israele e ai cristiani anche in maniera esplicita. Ogni uomo che viene al mondo ha la sensazione pi o meno lucida di essere immerso in una realt pi grande di lui, sente che la vita sicuramente un bene ma presenta contemporaneamente aspetti magnifici e terrificanti, luci e ombre che suscitano interrogativi a cui non facile rispondere e, a volte, si imbatte in fatti o coinvolto in situazioni per cui si chiede se sarebbe stato meglio non essere mai nato. Questi sono alcuni aspetti che fanno sorgere quel Timor di Dio di cui detto che inizio e fondamento della saggezza (Pr 9, 10; Sal 110, 10). Infatti, non mortificare e non vanificare questo sentimento preserva l'uomo dall'arroganza e lo mantiene nell'umilt, inoltre viene stimolato ad indagare e a cercare di comprendere per quanto gli possibile il senso o la ragione delle vicende e delle realt che gli capita di incontrare. L'esito inadeguato e insufficiente delle sue ricerche lo spinge infine a supplicare e a sperare che dall'alto gli sia data la luce per non smarrirsi e per intravedere la meta del suo cammino, il senso del suo esistere.

Nell'antico testamento il comandamento fondamentale dell'amore di Dio introdotto da un'accorata esortazione a fare silenzio: Ascolta Israele(Dt 6, 4). Anche il profeta Isaia cos si esprime: Ascoltate e voi vivrete (Is 55, 3) e nel profeta Baruc troviamo ugualmente: Ascolta, Israele, i comandamenti della vita (Bar 3, 9). In molti luoghi e a pi riprese l'invito ad ascoltare ripetuto con insistenza. Evidentemente per ascoltare bisogna fare silenzio, se non si fa silenzio non si ascolta bene e non si capisce bene ci che Dio ha da dire, ed allora nasceranno inevitabilmente malintesi, complicazioni, guai, tribolazioni e morte. Ges poi, invita al silenzio sia con l'esempio che con le parole. I suoi insegnamenti infatti sono preceduti da un lungo silenzio di circa 30 anni. A 12 anni lo troviamo fra i dottori del tempio mentre li ascoltava e li interrogava (Lc 2, 46). Uno dei tratti caratteristici di sua madre proprio il silenzio. Silenzio che le consente di conservare nel cuore e meditare le grandi cose che Dio opera nella sua vita. Lo stesso si pu dire di San Giuseppe. Maria, la sorella di Marta, viene elogiata perch seduta ai piedi di Ges Ascoltava la sua parola (Lc 10, 39). Quanto all'insegnamento sull'uso della parola cos dice il Signore: Sia invece il vostro parlare s, s; no, no; il di pi viene dal maligno (Mt 5, 37). E sulla gravit del parlare a vanvera cos si esprime: Di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio (Mt 12, 36).

Se Ges, al lebbroso come a noi, chiede il silenzio dopo il dono della vita perch, nonostante la magnificenza del dono, non tutto ci stato ancora dato, beni molto maggiori e molto pi pregiati ha intenzione di darci, ma per venirne in possesso fondamentale ascoltare e capire bene le sue direttive. Noi invece, come il lebbroso, trascuriamo senza riflettere i comandamenti di Dio e corriamo a destra e a sinistra a godere delle creature con ardore giovanile. La vita passa presto, dopo non c' pi nulla, allora bisogna godere fin che si pu tutto quello che si pu. In questa prospettiva i comandamenti sono considerati un limite e un impedimento all'espandersi della vita, e Dio che li ha dati considerato il nemico numero uno. A tanto giunge la stoltezza dell'uomo che reprime o mortifica il timor di Dio e non si cura di riflettere con intelligenza sul mistero della vita che ha ricevuto in dono.

Quando l'uomo disubbidisce ai comandamenti e alle leggi contenute nella natura delle cose, Dio reso impotente ed come se gli si impedisse di entrare nella citt, allora Lui sta fuori in luoghi deserti e lascia che le conseguenze delle scelte umane abbiano il loro corso. Prolificano cos filosofie strampalate e inconsistenti, comportamenti morali sempre pi degradati ed aberranti che producono un'impressionante quantit e variet di afflizioni, tribolazioni e morte. In generale, troppo presto gli uomini pensano di aver capito il significato della vita che hanno ricevuto; questo anche dovuto al fatto che, un po' per loro colpa, un po' per inesperienza, pensano di riuscire a cavarsela da soli ricercando e godendo quei beni che con una certa facilit la natura pu offrire.

In realt le cose non sono cos semplici e non cos facile nutrire il proprio cuore solo con i beni naturali. Allora il Signore chiede il silenzio perch si possa ascoltare ci che Lui ha da dire sul mistero della vita. E l'obbedienza che chiede, quella che sembra mortificare e impedire l'espandersi della vita, indispensabile per staccarci dai beni presenti e per orientarci verso quei beni soprannaturali che soli alla fine renderanno beato il nostro cuore. La strada verso l'invisibile Sommo Bene Lui solo la conosce e solo ubbidendo e seguendo Lui giungeremo a possederlo.

Ges opera in incognito?

L'evangelista annota che dopo la disubbidienza del lebbroso: Ges non poteva pi entrare pubblicamente in una citt. L'espressione usata sembra quasi alludere o suggerire che se Ges non poteva entrare pubblicamente in una citt, trovava tuttavia qualche modo per entrarvi in incognito. La sua sapienza e il suo amore non sono privi di mezzi e di trovate per entrare comunque nelle citt degli uomini a portare qualche raggio di luce e di speranza.

Penso che uno dei mezzi con i quali il Signore entra in incognito nelle nostre citt sia l'arte. Ogni forma artistica infatti, quando autentica, riesce in qualche modo a trasmettere e suscitare qualche cosa di bello e di vero. La Chiesa dice poi che questa bellezza e questa verit sono il riflesso del volto di Cristo. Cos infatti si esprime in una preghiera della Messa: Agli artisti affidi la missione di rivelare lo splendore del tuo volto, fa che le loro opere portino all'umanit un messaggio di pace e di speranza.

Agli artisti viene spesso assegnato il titolo di "maestro". Sono infatti una figura dell'unico "Maestro" e lo aiutano con la loro arte a salvare ed elevare l'umanit. Come il Vangelo e la Chiesa attraversano i secoli e i continenti, cos ci sono in tutte le arti alcuni capolavori che non temono l'usura del tempo e sono destinati a durare fino alla consumazione dei secoli portando agli uomini di tutti i continenti: luce, gioia, pace e consolazione. Il cardinale Giacomo Biffi cos si esprime a proposito delle "Avventure di Pinocchio": In questa favola, fantasiosamente immaginata e scritta splendidamente, c' qualcosa di eterno e di cosmicamente vero. Questo pensiero si pu applicare ad ogni autentico capolavoro.

Un altro mezzo di cui si serve il Signore per entrare in incognito nelle citt degli uomini la presenza dei laici nei luoghi e nelle attivit in cui la Provvidenza li chiama ad operare. Essendo nel mondo ma non del mondo sono come il lievito nella pasta, il seme nascosto, sale e luce per quanti incontrano sul loro cammino. Essendo il Signore la loro vita e la loro meta ne diffondono il profumo anche senza parlare o mostrare segni esterni di speciale consacrazione.

Una conferma di quanto detto ci viene dai colloqui di Ges con Marta Robin (1902 +1981), una mistica Francese che per 53 anni vissuta di sola Eucaristia. Ecco alcuni passi riportati dal padre Finet dopo il suo primo incontro con Marta nel 1936. Mi disse che una nuova Pentecoste d'amore e un apostolato laico, avrebbero ringiovanito la Chiesa. Mi parl a lungo di quello e mi disse pure che il laicato avrebbe avuto un ruolo importante nella Chiesa; molti saranno chiamati ad essere apostolici sarebbero diversi modi per formare questi laici, tra questi, i focolari di luce, di carit e di amoresaranno una delle risposte del cuore di Ges al mondo, dopo la sconfitta materiale dei popoli ed i loro satanici errori

Che l'amore misericordioso del Signore possa infine trionfare!

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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