Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

Meditazioni sul Vangelo

La parabola degli invitati al banchetto di nozze - 1

La parabola degli invitati al banchetto di nozze - 1

Mt 22, 1-14 || Lc 14, 15-24

Secondo padre Marie Dominique Molini op il riassunto di tutta la rivelazione cristiana contenuta nelle sacre scritture : Dio offre alluomo la sua intimit: ne segue che il senso della vita sulla terra rispondere s o no a questo invito. A seconda della risposta seguir uneternit beata oppure uneternit disastrata. Molti sono chiamati a comprendere con lucidit questo invito e le sue conseguenze, ma pochi gli eletti che veramente lo comprendono e consapevolmente lo accolgono. Questo anche il riassunto della parabola degli invitati al banchetto di nozze raccontata sia da san Matteo sia da san Luca.

Proviamo ad avventurarci nei misteri contenuti nel racconto, consapevoli di procedere balbettando e barcollando. tuttavia utile provare a capire qualcosa anche se si commettono degli errori, anche se si fraintendono o si capiscono male alcuni aspetti, perch quanto pi avremo fatto uno sforzo onesto e leale per comprendere, tanto pi grande sar la gioia che otterremo quando il Signore ci spiegher Lui stesso come in effetti stanno le cose. Inoltre, tanto minore sar la nostra presunzione di capire e di sapere, perch avremo almeno intravisto la profondit del mistero, e questo vale per tutti i misteri che incontriamo sul nostro cammino.

Un racconto paradossale e drammatico

Il racconto del Signore ha un andamento paradossale e drammatico; ha uno svolgimento diverso da quello che potremmo aspettarci che accada in un normale banchetto di nozze organizzato dagli uomini. Forse ai nostri giorni non pi tanto, ma nei tempi in cui i beni materiali non erano cos abbondanti, tutti erano contenti di partecipare a una festa di nozze in cui si poteva mangiare e bere in abbondanza, cantare e stare allegri. Nessuno avrebbe cercato scuse per non partecipare, ma soprattutto nessuno avrebbe malmenato o ucciso chi si fosse presentato per invitare alla festa. Inoltre, tutti avrebbero fatto del loro meglio per venire con qualche regalo e con abito decente. Di solito gli uomini cercano pretesti per moltiplicare le feste, non per non parteciparvi.

Come mai, quando a organizzare la festa Dio le cose vanno in modo assai diverso? Come mai il dramma della violenza, dellassassinio, della citt che brucia e dellesclusione dal banchetto dellinvitato indegno? Eppure ogni uomo desidera la festa e la gioia, ogni uomo desidera il massimo della festa e della gioia che appunto una festa di nozze, la festa dellamore. La parabola raccontata dal Signore descrive allora il dramma e il paradosso della nostra attuale situazione. Luomo, in modo garbato o violento, rifiuta ci che pu renderlo davvero felice e sillude, o pretende, di riuscire a costruirsi una pienezza di vita, una pienezza damore, con le sue sole forze e senza dover rispondere allinvito di Dio. Il risultato di questo rifiuto la morte e la citt che brucia. Ossia, tutto ci che luomo vuole costruire senza dover rispondere alle iniziative di Dio destinato a perire, destinato ad andare in fumo.

Ci bastano le feste umane

Proviamo ad approfondire alcuni aspetti della parabola. Linvito alla festa rivolto in due tempi. C un primo invito pi discreto e un secondo pi pressante e pi esplicito. Del primo si dice solo che gli invitati non volevano venire. Perch non volevano venire? Forse per timidezza? O forse perch, data la loro condizione, non si ritenevano degni di partecipare a una festa regale? Se fossero stati questi i motivi, i servi incaricati del secondo invito avrebbero dovuto dire: Non abbiate timore, e la vostra umile condizione non sia di impedimento nel rispondere allinvito del re, il quale potente, generoso, buono, e vuole rendere felici tutti i suoi sudditi. I servi inviati la seconda volta invece dicono: Il pranzo pronto; sono stati preparati buoi e animali ingrassati, venite alle nozze!. I servi cio cercano di invogliare a partecipare alla festa mostrando labbondanza e la prelibatezza dei cibi riservati agli invitati; ma non c niente da fare nonostante labbondanza e la prelibatezza dei cibi, gli invitati non ne vogliono proprio saperne di venire alla festa preparata dal loro re, ma se ne vanno: chi al proprio campo, chi ai propri affari. Ed come se dicessero: Ci basta la festa che prepariamo noi con i prodotti che otteniamo dai nostri campi e con le ricchezze che ci procurano i nostri affari.

Effettivamente, dai propri campi e dai propri affari luomo riesce ad ottenere qualcosa per allestire una festa secondo i suoi gusti, ma, nel migliore dei casi, le feste degli uomini hanno due difetti e nei peggiori innumerevoli altri. Il primo difetto che anche nelle feste pi riuscite rimane nel profondo del cuore un senso di insoddisfazione, un certo disagio, un certo vuoto che niente riesce a colmare. Il secondo difetto che le feste alla fine finiscono, e anche se si cerca di rimediare a questo difetto con la loro ripetizione, col passare del tempo ci si accorge che le feste riescono a mantenere sempre meno la promessa di felicit che allinizio sembravano poter assicurare.

Bisogna poi considerare che, nel profondo del nostro cuore, c un bisogno di assoluto, un bisogno di infinito, il bisogno di qualcosa che sia veramente in grado di rispondere in modo soddisfacente alla nostra fame e sete di vita, di verit, di amore. Ora, nessuna festa umana pu rispondere a questo bisogno, ma se a causa della nostra cecit e stoltezza insistiamo a chiedere alle feste umane ci che esse non possono dare, queste feste scivoleranno inevitabilmente verso eccessi, depravazioni, ricerca di sensazioni estreme, ingiustizie, oppressione, sfruttamento dei deboli, tradimenti, crudelt, distruzione e morte.

La persecuzione degli inviati del re

Possiamo allora tentare di capire perch i servi inviati la seconda volta, vengono da alcuni insultati e addirittura uccisi. Chi, in nome di Dio e in modo esplicito, si presenta per invitare a partecipare a una festa organizzata da Dio stesso, ci obbliga inevitabilmente a rispondere con un s o con un no; accettare linvito significa nei fatti rinunciare alle feste degli uomini e mettersi in cammino verso il castello del re. Le motivazioni di chi non accoglie linvito sono piuttosto misteriose e complesse, in parte consapevoli e in parte no, in parte colpevoli e in parte no. Il cuore delluomo un abisso (Sal 63, 7 prec. vers. CEI) ed difficilmente guaribile (Ger 17, 9). Cos la scrittura ci invita a prendere atto del mistero che siamo e della situazione in cui ci troviamo.

Ora, pi luomo attaccato alle feste umane, meno disposto ad accogliere un invito che comporta labbandono delle feste umane per dirigersi verso unaltra festa. Ecco perch il Signore dice: pi facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli (Mt 19, 24). Il ricco, infatti, crede di poter colmare con le ricchezze labisso del suo cuore. La situazione si fa drammatica nel momento in cui linvito alla festa del re colto come una contestazione del proprio modo di concepire la festa, del proprio modo di concepire la felicit. come se gli inviati del re dicessero: Dai vostri campi e dai vostri affari, mai riuscirete ad ottenere ricchezze sufficienti per organizzare una festa come si deve, solo il nostro re ha risorse e ricchezze sufficienti per fare una festa degna di questo nome: con buoi, animali ingrassati, musica e danze; venite alle nozze!. Allora, luomo cattivo e orgoglioso sente minacciata la sua festa dalla festa del cielo e reagisce con durezza a questa minaccia; questa reazione pu giungere fino alla violenza e allassassinio.

Un chiaro esempio della verit di queste cose lo possiamo vedere nella storia di Giovanni Battista. Il tetrarca Erode che viveva con la moglie di suo fratello Filippo, non riesce a sopportare il rimprovero di Giovanni; incomincia allora col metterlo in prigione e poi, proprio durante il banchetto del suo compleanno, giunge allestrema malvagit di farlo morire nel disperato tentativo di continuare la sua festa senza essere contestato da quella scomoda voce.

La persecuzione oggi

Ci che successo a Giovanni Battista continuato a succedere fino ai nostri giorni. Quando la Chiesa insegna senza ambiguit come va intesa la relazione fra uomo e donna, come vanno intesi i rapporti intimi nel matrimonio e come non vanno intesi prima del matrimonio, quando mette in guardia dalle conseguenze dolorose che seguono i disordini nelle relazioni fra uomo e donna, come se toccasse un nervo scoperto come se contestasse il modo barbaro ormai diffuso di concepire lamore, come se minacciasse ci da cui gli uomini sperano di trarre il massimo della gioia, il massimo della festa secondo il loro modo di concepire la gioia e la festa dellamore. Le reazioni che seguono sono scomposte, indignate, violente; ma soprattutto ed peggio, questi insegnamenti non vengono minimamente presi in considerazione. Ognuno in questa materia fa quello che vuole ed come se dicesse: Questo campo lo lavoro io a modo mio, questo un affare in cui non ti permetto di entrare. Cos, coloro che invitano alla festa dellamore secondo il progetto di Dio, vengono derisi, sbeffeggiati, considerati come retrogradi e complessati oppure ignorati.

Ma la reazione negativa nei confronti degli inviati del re la possiamo considerare anche secondo altri aspetti: tutti quegli aspetti per cui luomo si sente minacciato dai rappresentanti di Dio nelle cose a cui particolarmente legato, quelle da cui ottiene o spera di ottenere benessere e sicurezza. Possiamo pensare alle parole di Ges: Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non pu essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non pu essere mio discepolo (Lc 14, 26-27). Queste parole minacciano e attaccano tutto ci che abbiamo di pi caro, tutto ci in cui cerchiamo gioia, protezione, considerazione sociale, tutto ci per cui siamo disposti a investire ogni nostra risorsa per costruirci una vita, un benessere, una festa, cos come noi intendiamo la vita, il benessere e la festa. Allora, linvito del Signore a seguirlo non ha di solito molto successo.

Un fatto poi che gli inviati del re ci ricordano, appunto lesistenza di un Re supremo, lesistenza del Re dei re che tutto domina, tutto governa e ci invita a partecipare alla sua vita, alla sua gioia, al suo amore. Ecco in fondo la minaccia pi grande da cui cerchiamo di difenderci. Stoltamente impegnati in questa impossibile impresa, assomigliamo a un re che con diecimila uomini vorrebbe vincerne uno che ne ha ventimila, non riusciamo allora a cogliere linvito che ci rivolto e tanto meno a rallegrarcene, cos linvito alla festa e alla gioia di Dio stesso cade nel vuoto.

Il paradosso e la cosa stupefacente della condizione umana che ci troviamo fortemente impegnati a difenderci, a combattere, a far male, allunico vero nostro amico e la mostruosit a cui giungiamo di crocifiggere Colui che ci ama. Molti sono chiamati a questa dolorosa e benefica presa di coscienza, ma pochi gli eletti che vi giungono, tanto pochi quanto i discepoli fedeli sotto la croce. La croce era gi stata annunciata nella precedente parabola dei vignaioli che stoltamente uccidono il figlio del re venuto a chiedere quanto gli era dovuto. In questa parabola vengono uccisi solo gli inviati del re e anche questo fatto si ripete lungo la storia fino ai nostri giorni.

I cristiani, con le parole e con la vita, sono portatori di una certa idea originale di Dio in se stesso, dei rapporti fra Dio e luomo, dei rapporti degli uomini fra di loro e del destino finale della vita umana. Ora, chi ha idee e convinzioni diverse, chi pi fortemente legato e trae sicurezza dalle sue convinzioni e tradizioni, tanto pi si sentir minacciato da chi nei fatti propone una diversa visione della realt. La convivenza pi o meno pacifica di due diverse visioni della realt pu giungere a dei momenti critici in cui questa convivenza si trasforma in scontro vero e proprio con morti e feriti. Questi drammi accadono molto spesso nelle terre di missione oppure l dove i cristiani vivono accanto a persone di altre religioni, oppure dove gruppi dominati da unideologia vogliono imporre a tutti la loro ricetta della felicit. Linvito a una festa diversa da fastidio e i messaggeri di questo invito sono maltrattati o eliminati.

Come si uccidono i messaggeri di Dio

Un messaggero eliminato tace definitivamente, non pu pi far sentire la sua voce, ed ci che accade nel mondo in cui viviamo, un mondo in cui i messaggeri di Dio come se venissero uccisi perch in modo garbato o violento facciamo in modo di non sentire pi la loro voce. Abbiamo i nostri campi da lavorare e i profitti dei nostri affari in cui sperare, assorbiti e impegnati in modo frenetico nelle nostre attivit ci impossibile sentire la voce dei messaggeri di Dio ed come se li avessimo uccisi. Tutto questo grave, non senza colpa e non senza dolorose conseguenze. Allora il re si indign: mand le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro citt. Non sono parole dellAntico Testamento, sono nel vangelo e sono dette da Ges. Esse ci dicono che non ascoltare la voce dei messaggeri che Dio in ogni tempo manda alluomo, tanto grave quanto commettere un assassinio e che a questazione malvagia seguir un giusto e grave castigo voluto da Dio stesso.

Come un assassino colpevolmente mette a morte qualcuno e per questo merita una giusta e dolorosa punizione, cos chi non ascolta la voce dei messaggeri di Dio come se mettesse a morte sia i messaggeri di Dio che se stesso e per questo merita una giusta e dolorosa punizione. Questa punizione ancora un atto di misericordia da parte di Dio, perch il dolore che subiamo ci avverte con molta chiarezza che siamo fuori dalla retta via e che ci stiamo muovendo contro la verit, contro le leggi della vita. Se Dio non punisse, sarebbe un Dio meno buono e meno misericordioso, perch in fondo non gli importerebbe molto dei nostri comportamenti, mentre, proprio il fatto che ci punisce indica che nessuna nostra azione gli indifferente, e questo perch ci ama e vuole il nostro vero bene. Il Signore corregge colui che egli ama e percuote chiunque riconosce come figlio. per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual il figlio che non viene corretto dal padre? (Eb 12, 6-7).

Apparente ingiustizia

Dobbiamo considerare a questo punto lapparente ingiustizia di questa punizione. Solo alcuni fra i destinatari dellinvito a nozze maltrattano e uccidono gli inviati del re, ci si aspetterebbe allora che solo questi siano puniti, invece, oltre alluccisione degli assassini, le truppe del re mettono anche a fuoco la loro citt. bene considerare allora che, se non tutti hanno ucciso, tutti hanno rifiutato linvito, e la citt data alle fiamme per dirci che non rispondere allinvito a nozze per dedicarci ai nostri campi e ai nostri affari tanto grave da meritare che la citt in cui viviamo sia bruciata.

Non rispondere allinvito degli inviati del re significa rifiutare linvito alla vera vita, alla vera gioia, a una vita e una gioia che non finiranno mai. Dobbiamo allora sapere che non possiamo cavarcela facendo finta di niente, evitando di rispondere allinvito del re perch per il momento stiamo bene cos, perch per il momento dai nostri campi e dai nostri affari riusciamo a ottenere una vita piacevole e confortevole, verr un giorno in cui la citt in cui viviamo, ossia tutti i beni e tutte le relazioni da cui otteniamo benessere, protezione e conforto, saranno dati alle fiamme e andranno in fumo. Solo chi avr risposto allinvito e sar uscito dalla citt, scamper al disastro.

Brevi riflessioni

NOTA: se vuoi stampare le riflessioni verranno automaticamente esclusi: l'intestazione, le immagini, i menu e il pi di pagina.

Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

NOTA: se vuoi stampare le meditazioni verranno automaticamente esclusi: l'intestazione, le immagini, i menu e il pi di pagina.