Meditazioni sul Vangelo

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L’IPOCRISIA AL POTERE (Mt 23, 1-12)

Ipocrisia

Lo scontro fra Gesù e i farisei si sta facendo sempre più duro, Gesù denuncia apertamente la loro ipocrisia, e a un certo punto esplode con una serie di sette terribili invettive che iniziano così: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti… (Mt 23, 13ss). Le sue parole sono come benzina sul fuoco, gli scribi e i farisei non le possono tollerare, reagiranno, e sarà la morte in croce di Gesù. Quanto il libro della Sapienza aveva previsto si verificherà alla lettera: Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama se stesso figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Siamo stati considerati da lui moneta falsa, e si tiene lontano dalle nostre vie come da cose impure. Proclama beata la sorte finale dei giusti e si vanta di avere Dio per padre. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà (Sap 2, 12-20).

Mostri che generano mostruosità

Gesù inizia il suo discorso parlando alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno». La cattedra di Mosè, ossia una posizione religiosa di vertice, è indegnamente occupata dall’ipocrisia e dalla menzogna, quando questo accade sono guai per tutti. Nel libro dell’Apocalisse sono descritte due bestie mostruose che sorgono dal mare e dalla terra: Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e il suo grande potere (Ap 13, 1-2). L’ipocrisia al potere è un mostro che genera mostruosità, se nel tempo in cui viviamo imperversano mostruosità a livello planetario, è perché l’ipocrisia ha raggiunto i vertici del mondo e sta ricevendo dal drago, ossia da Satana, il suo grande potere.

Due poteri governano il mondo: il potere religioso e quello politico. Il potere religioso corrotto e il potere polito corrotto non riescono a sopportare la santità di Gesù, le sue parole, e i suoi rimproveri, allora si alleano per eliminarlo: è un fatto che sono stati i capi dei sacerdoti e Pilato a mettere a morte Gesù. La storia si ripete sia a livello globale, sia a livello individuale. Le due bestie che salgono dal mare e dalla terra, potrebbero anche rappresentare le mostruosità generate dal potere religioso e da quello politico quando si corrompono e si alleano, infatti le due bestie sono una al servizio dell’altra, e della seconda, fra altre cose, è detto: Essa fa sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno possa comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome (Ap 13, 16-17). Comprare e vendere sono appunto attività regolate dal potere politico, sono inoltre attività vitali, e che queste siano sotto il dominio della bestia non può che essere una grande sciagura. Purtroppo, già ora si stanno costruendo le premesse perché tutti ricevano il marchio della bestia, e questo è presentato come un bene, come un’opportunità e un progresso.

I poteri a livello individuale

Anche nella storia individuale agiscono i due poteri, in quanto ognuno di noi governa la propria vita secondo un potere religioso che decide se occuparsi di Dio o non occuparsi di Dio, quanto tempo e quali energie investire nella sua ricerca, a quale religione aderire, la frequenza e la costanza negli atti di culto, il fine ultimo a cui tendere... Il potere religioso a sua volta influenza il potere politico, il quale si occupa dei beni temporali e materiali, stabilisce la gerarchia dei valori, determina quali beni ricercare per migliorare la propria condizione, come gestire il tempo e le risorse che si hanno a disposizione… ora, nella misura in cui i vertici dei nostri poteri sono occupati dall’ipocrisia, meritiamo gli stessi rimproveri che Gesù rivolge agli scribi e ai farisei, rischiamo di assomigliare alle bestie dell’Apocalisse e di generare mostruosità, inoltre ci candidiamo a essere sempre più dominati dal drago e dal suo grande potere. Se non invertiamo la rotta saremo costretti a mettere a morte Gesù, perché si oppone alle nostre azioni… condanna i nostri pensieri; e ci è insopportabile il solo vederlo. Se in tanti cuori Gesù è morto, c’è da temere che sia stato messo a morte dall’alleanza del potere religioso e politico di coloro che non sopportano la sua santità, in quanto essa si oppone e condanna le loro menzogne.

L’importanza della vigilanza

Gesù, parlando alle folle, ai discepoli e a noi, vuole metterci in guardia dal morbo che ha intossicato la vita degli scribi e dei farisei. Anche l’evangelista Luca scrive: Gesù cominciò a dire anzitutto ai discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia» (Lc 12, 1). L’ipocrisia è l’aspetto seducente, o verosimile, di cui si veste la menzogna, è un male che, non volendo apparire tale, si traveste da bene ingannando chi lo guarda e, se non lo si combatte, ingannerà anche chi, non solo lo tollera, ma lo alimenta; il male può diventare tanto grave come nel caso dei farisei, i quali, piuttosto che rinunciare alle loro menzogne, non hanno esitato a uccidere la Verità.

Guardatevi dal lievito dei farisei! La vigilanza gioca un ruolo importante per impedire che la mala pianta dell’ipocrisia metta radici in noi e attorno a noi; la vigilanza richiede un certo impegno per imparare a distinguere la verità dalla menzogna, l’impegno poi, è sostenuto dall’amore per la verità, dall’odio per la menzogna e dalla grazia di Dio, se manca l’amore per la verità manca anche la motivazione fondamentale per combattere l’ipocrisia. Ora, la verità ci precede, non sta a noi fabbricarla, sta a noi accoglierla.

Non impegnarsi per combattere l’ipocrisia in noi, e non riconoscere quella di chi ci governa, ha delle ripercussioni pratiche gravissime; una di queste è quella di favorire l’ascesa al potere degli ipocriti, i quali, non incontrando resistenze, riusciranno più facilmente a sedurre gli abitanti della terra (Ap 13, 14). E come ci riusciranno? Mentendo spudoratamente; infatti, tutto presentano assicurando di operare per il bene dei singoli, della società e dei popoli, ma segretamente perseguono fini opposti al bene dei singoli, delle società e dei popoli: dicono bene, e non fanno il bene.

I tempi che stiamo vivendo sono tali che solo le parole di San Paolo li descrivono adeguatamente. Infatti, la potenza di satana imperversa sempre più, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all'iniquità (2Ts 2, 9-12). Se non amiamo a sufficienza la verità, meritiamo di essere puniti con una potenza d’inganno che ci fa credere alla menzogna.

Alcuni segni dell’ipocrisia

Gesù evidenzia poi alcune manifestazioni dell’ipocrisia: Essi dicono e non fanno… allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente… tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente. Il fermento segreto dell’ipocrisia è proprio questo voler essere ammirati dalla gente, e più si sale nella scala sociale, più si sta in altro e si acquista potere, più si è ammirati; e non importa se si sale in maniera disonesta, se si acquista potere con l’inganno, la prepotenza o l’ingiustizia, l’importante è essere ammirati dagli uomini ed esserlo sempre più. L’essere ammirati dagli uomini diventa allora una vera e propria idolatria; procura un piacere che ha in sé qualcosa di assoluto, qualcosa che dà alla vita un gusto particolare, genera un’esaltazione a cui non si vuole più rinunciare; si giunge così all’aberrazione estrema di chi, invece di adorare Dio, pretende che tutti adorino il proprio io.

L’ipocrisia alimentata dal desiderio di essere ammirati, si insinua dappertutto, anche in ambito religioso, proprio perché la religione riguarda la parte più alta e più nobile dell’uomo, chi si trova in posizioni di vertice può facilmente cedere alla tentazione di approfittare della dignità del proprio stato, per convogliare fraudolentemente su di sé l’attenzione che è dovuta a Dio solo; Dio diventa allora un pretesto per soddisfare le ambizioni del proprio io, per gustare il piacere di esercitare il potere, il piacere di decidere e di farsi ubbidire, il piacere di essere chiamati maestri. In questo caso l’ipocrisia è lasciar credere che si lavori per la gloria di Dio quando in realtà si lavora per la gloria del proprio io. A questo fine, alcuni assumono gli atteggiamenti più stravaganti e diffondono le dottrine più improbabili, pur di stupire, perché più si è stravaganti più ci si sente protagonisti, più si è al centro dell’attenzione.

L’antidoto

Gesù allora indica ai suoi discepoli l’antidoto capace di neutralizzare il veleno dell’ipocrisia: Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato. Il discepolo, quindi, non deve ricercare ciò che potrebbe esaltarlo, ma piuttosto tutto ciò che è umile e nascosto, perché: Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà (Mt 6, 18); e anche se raggiunge posti di onore o di comando, non deve utilizzarli per farsi servire, ma per servire.

Da notare i due verbi al passivo: sarà umiliato, sarà esaltato. Da chi? È Dio che si incaricherà di eseguire l’una e l’altra operazione. Lo canta Maria nel Magnificat: [Dio] ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote (Lc 1, 46– 55). Maria già vede e profetizza quale sarà il risultato finale di tutta la vicenda umana. Coloro che credono cercano di adeguarsi ai gusti di Dio, coloro che non credono cercano di far prevalere i propri.

Osservazioni di Giacomo Biffi

Il cardinale Giacomo Biffi fa inoltre le seguenti osservazioni. “E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. Il titolo di padre è il più alto che si possa attribuire… nel senso più intenso e più vero conviene soltanto a Dio, che è la fonte totale di ogni essere; in forma subordinata conviene anche all’uomo che Dio, secondo il suo misterioso disegno, associa a sé nell’azione creatrice facendolo comprincipio di una nuova esistenza… Nel contesto dell’esperienza religiosa ed ecclesiale possiamo sì assegnare a qualcun altro questo appellativo sublime, ma solo se con ciò intendiamo con sincerità riconoscere che l’uomo onorato con questo nome è stato ed è strumento della grazia con cui Dio ha acceso e sviluppato in noi la sua stessa vita”.

“Maestro non è chi comunica soltanto delle nozioni; tanto meno è maestro chi propone delle falsità. Maestro è colui che insegna il vero a proposito delle questioni che davvero importano per il destino dell’uomo. In questo senso soltanto a Gesù può essere riconosciuta questa qualifica, e a coloro che insegnano a suo nome e per sua autorità. Come lui stesso ha detto: Chi ascolta voi ascolta me (Lc 10, 16)… In conclusione… ognuno di noi deve preoccuparsi più di imparare che di insegnare, più di ascoltare che di parlare, più di aprirsi alla luce evangelica che di dar giudizi, perché, quale che sia la nostra cultura e la nostra posizione, noi tutti restiamo sempre discepoli dell’unico vero Maestro”.

La Santa Vergine non permetta che siamo infettati dal morbo dell’ipocrisia, e ci aiuti ad assimilare ogni parola di suo Figlio.

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Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carità  del lettore perché vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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