Meditazioni sul Vangelo

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La giornata di Cafarnao - Seconda parte

La giornata di Cafarnao - Seconda parte

Mc 1, 21-39

Verso la comunione intima con Dio

Per rispondere alle domande lasciate in sospeso la volta scorsa, potremmo dedurre dal comportamento di Ges le indicazioni che ci orientano verso una comunione intima con Dio. Questa intima comunione con Dio non qualcosa di facoltativo, ma la meta che tutti raggiungeremo quando entreremo in paradiso, il bene massimo che possiamo desiderare ed il solo capace di renderci pienamente felici. Ora, per raggiungere qualsiasi intimit bisogna necessariamente ritirarsi ed isolarsi da tutto. Il bambino, ad esempio, lascia i giochi ed i compagni quando vuole rifugiarsi nelle braccia della mamma. I fidanzati si appartano dagli amici e dai divertimenti per conoscersi pi a fondo e manifestarsi il loro affetto. Lo scienziato di genio si isola da tutto e da tutti per dedicarsi alle sue ricerche. Lo sportivo di valore si sottopone a dure discipline ed ha le sue giornate di ritiro per raggiungere traguardi elevati. Allo stesso modo, bisogna ritirarsi da tutto ci che non Dio per giungere a beneficiare dell'intimit con Dio.

L'intimit con Dio per, non un bene di cui abbiamo normalmente esperienza e perci un bene che non sappiamo desiderare, di conseguenza non siamo disposti a fare un gran che per venirne in possesso. Ci di cui abbiamo esperienza invece il beneficio che otteniamo dalle cose e dalle persone che ci circondano. Godiamo cos della bellezza dei mari e dei monti, delle giornate di sole, di una casa confortevole, della compagnia delle persone che ci vogliono bene e a cui vogliamo bene. Se si presentasse allora qualcuno a chiederci il distacco da questi beni non avrebbe molto successo.

Col passare del tempo per, facciamo anche un'altra esperienza, sperimentiamo cio che le cose e le persone si rivelano a poco a poco incapaci di rispondere pienamente alle nostre attese; un senso di vuoto, di disagio e di insoddisfazione affligge allora le zone pi profonde del nostro cuore. bene non reprimere questa presa di coscienza, perch sar uno dei mezzi che orienter il nostro desiderio verso la ricerca dell'intimit con Dio. Un altro mezzo il fascino che la persona di Ges esercita su coloro che hanno fame e sete di una vita veramente autentica e piena, una vita che non si pu trovare nelle realt di questo mondo.

La via del distacco, del deserto e della notte

I primi che hanno subito questo fascino sono naturalmente i discepoli che abbiamo sentito nominare nel Vangelo, li vediamo infatti andare alla ricerca di Ges quando si accorgono che non pi in mezzo a loro: Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Seguendo quelle tracce, uscirono anche loro di casa, si inoltrarono anche loro nel deserto ed infine trovarono Ges in preghiera.

Come accennato in precedenza, il percorso di Ges un po' il simbolo del cammino che ogni discepolo deve percorrere per giungere a beneficiare dell'intimit divina. Per comprendere come le cose potrebbero essere proprio in questi termini, conviene riflettere su quello che accadr ad ognuno di noi nel momento della morte. In quel momento infatti, dovremo sicuramente lasciare ogni affetto terreno, e questo simboleggiato dall'uscire di casa, ma con gli affetti ci separeremo anche da ogni bene materiale, e questo simboleggiato dal deserto, che privo di ogni bene come tutti sappiamo. La nostra intelligenza infine dovr abbandonare ogni sua conoscenza naturale e affidarsi totalmente alla fede per giungere, attraverso il buio della morte, alla luce dell'incontro con il Signore, e questo simboleggiato dall'ora buia in cui Ges esce di casa per andare a pregare. Questo camminare nel buio del Signore anche un'allusione al cammino di fede che la nostra intelligenza chiamata a percorrere, cammino che non abbiamo tracciato noi, ma che ci condurr infallibilmente a beneficiare dell'intimit divina se seguiremo diligentemente le tracce di Ges.

Ad esempio, una traccia che Ges ci ha lasciato per il momento della morte, sono le parole di abbandono pronunciate quando anche Lui stava morendo sulla croce; nell'ora estrema non rimane che dire: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito (Lc 23, 46). Naturalmente, ogni altra parola di Ges per noi una traccia da seguire per giungere all'incontro definitivo e beatificante con Dio.

Interrogativi

Potrebbero a questo punto sorgere alcuni interrogativi o perplessit circa la necessit di seguire il cammino indicatoci dal Signore. Ad esempio: perch recarsi in un luogo deserto? Non sarebbe meglio un luogo dove la natura manifesta tutto il suo splendore e rapisce lo spirito invitandolo a lodare e ringraziare Dio per la sua bellezza? Perch uscire di casa, ossia educarci al distacco dalle persone che ci vogliono bene e a cui vogliamo bene? Non forse l'affetto un riflesso dell'amore di Dio? Perch chiedere all'intelligenza di procedere nel chiaro scuro della fede dove c' molto pi scuro che chiaro? Proviamo a rispondere a questi interrogativi e ad altri simili con un'immagine: quando si deve attraversare l'oceano Atlantico per raggiungere l'America, si procede per un certo tratto di strada in macchina, poi bisogna lasciarla per salire o sulla nave o sull'aereo, unici mezzi adatti a condurci dall'altra parte; chi si intestardisse a non lasciare la macchina si condannerebbe a rimanere sempre da questa parte della riva.

Abbiamo dunque una riva che al di qua dell'oceano ed un'altra che si trova al di l; tutte le realt naturali nelle quali ci muoviamo come se fossero al di qua dell'oceano mentre quelle soprannaturali come se si trovassero dall'altra parte. Mediante le realt naturali possiamo spingersi solo fino ai bordi del mare, ma non possiamo attraversarlo, il nostro vero bene e la nostra vera vita si trovano tuttavia al di l del mare, ossia nelle realt soprannaturali, ecco perch il Signore dice ai suoi discepoli: Passiamo all'altra riva (Mt 4, 35). Questo passare all'altra riva per noi come un passare attraverso la morte per poi risorgere, come un passare attraverso le tenebre per sfociare nella luce, un passare per dove non si sa niente per giungere a sapere tutto, come passare attraverso il deserto per raggiungere la terra promessa; questo ci insegnano i santi dottori.

La difficolt del passaggio sta nel fatto che noi siamo molto legati ai nostri punti di vista e ai beni di questo mondo, ed allora facciamo molta fatica a lasciarli, anzi, se dipendesse da noi non ci penseremmo proprio. Questi beni non sono per la meta finale alla quale siamo chiamati, ma sono come dei cartelli stradali che Dio ha posto lungo la via per aiutarci a raggiungerla. Se uno volesse rimanere fermo ad ammirare i cartelli stradali non raggiungerebbe mai la meta, come se non volesse scendere dalla sua auto, l'aereo che attraversa l'oceano sarebbe costretto a partire senza di lui.

La necessit della prova

Potremmo anche esaminare il problema secondo un altro aspetto: come fa Dio a sapere se, in quello che facciamo, cerchiamo di piacere a Lui piuttosto che a noi stessi? Come fa a sapere se mettiamo Lui al primo posto oppure, nei fatti, consideriamo altre realt pi importanti di Lui? Questa verifica viene fatta quando il Signore ci invita su dei percorsi per i quali decidiamo di passare solo per far piacere a Lui. Proviamo a chiarire con qualche esempio. Uno potrebbe essere molto contento di partecipare alla messa domenicale quando la chiesa piena di gente, la cantoria esegue magnifici canti, il parroco simpatico e le sue prediche incantano; ma la nostra fedelt alla messa sarebbe la stessa se il parroco non ci fosse per niente simpatico, le sue prediche non fossero un gran che, la cantoria non ci fosse proprio, e in chiesa si ritrovassero sempre le solite quattro vecchiette? Se nonostante queste circostanze sfavorevoli la nostra fedelt non subisse defezioni, allora vorrebbe dire che il nostro amore per il Signore superiore all'amore per il bel canto, non dipenderebbe dalla simpatia o dall'antipatia verso il parroco e neanche dal numero dei partecipanti alla messa. In questo caso la nostra partecipazione non sarebbe un gran piacere per noi, ma sarebbe un gran piacere per il Signore, perch sarebbe il segno che amiamo Lui sopra ogni cosa. Allora, Ges che prega nel deserto ci incoraggia a rimanere fedeli nonostante le aridit e le solitudini per le quali dovremo passare.

Un altro campo in cui verr verificato il nostro amore per il Signore quello degli affetti. Gli affetti sono una realt che molto assomiglia all'amore di Dio e sono anche la realt che pi di ogni altra riesce a riempire il cuore dell'uomo, di qui il pericolo o la tentazione di fermarsi in essi. Contro questo pericolo il Signore ci ammonisce: Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non pu essere mio discepolo (Lc 14, 26). Questo vuol dire che un discepolo di Cristo verr inevitabilmente a trovarsi in circostanze nelle quali dovr scegliere fra l'amore di una persona cara e l'amore del Signore, anche in questo caso, scegliere il Signore ci coster sicuramente qualche cosa, ma questo sacrificio sar il segno che il Signore nella nostra vita ha veramente il posto che si merita, ossia il primo.

Cos, Ges che esce di casa per andare a pregare nel deserto, ci indica la necessit di esercitarci nel distacco anche dalle persone pi care, altrimenti corriamo il rischio di attaccarci alle persone care e di staccarci da Dio, il che significa perdere entrambi gli amori e andare in rovina. Non raro infatti constatare storture e drammi in quelle famiglie dove un figlio diventato oggetto di amore morboso e praticamente idolatrico, oppure tradimenti, follie e morte quando un uomo si lascia sopraffare dalla passione per una donna, o viceversa. Questi esempi ci mostrano la forza ed il pericolo degli affetti quando degenerano, ossia quando non sono posti sotto il governo della sapienza divina. La carit e la tenerezza dei santi invece sono un esempio dello splendore e della grandezza a cui gli affetti possono giungere quando accettano di sottomettersi alle esigenze dell'amore di Dio.

Un ulteriore campo in cui il nostro amore per il Signore viene messo alla prova quello dell'intelligenza. Ognuno di noi si muove nella vita secondo l'intelligenza che ha, secondo quanto comprende delle realt che lo circondano. Ai nostri modi di vedere siamo inoltre molto attaccati e se qualcuno tentasse di modificarli o di ampliarli incontrerebbe sicuramente qualche resistenza. La nostra intelligenza si rivela tuttavia insufficiente a comprendere anche solo le realt visibili, se poi ci avviciniamo ai progetti e alle vie di Dio l'oscurit si fa ancora pi fitta. Il rimedio a questa oscurit la virt teologale della fede che con il battesimo seminata nel nostro cuore. La nostra tendenza dominante tuttavia di procedere con la luce naturale della ragione, anche se non vediamo molto lontano ci sentiamo per a nostro agio, ma a coloro che vogliono seguire il Signore viene chiesto di procedere basandosi su una luce soprannaturale che appunto la fede, questo cambiamento del punto di appoggio un passaggio che normalmente comporta delle difficolt e delle resistenze. Queste difficolt e resistenze dipendono dal fatto che la fede allo stesso tempo luce e tenebra fitta; luce perch ci dice come stanno le cose dal punto di vista di Dio ed tenebra perch gran parte di quelle cose noi le possiamo solo credere e non vedere.

La fede inoltre orienta decisamente la nostra vita verso le realt soprannaturali ed eterne nei confronti delle quali ci sentiamo abbastanza a disagio perch non le conosciamo, non ci sono familiari e ci incutono timore, cos, avventurarsi oltre il cortile di casa una cosa che non tutti gradiscono. In certi momenti della vita si per invitati ad una scelta: o si vuole continuare a procedere con la luce dell'intelligenza naturale, oppure si accetta di sottomettere quest'ultima alla luce oscura della fede in modo tale che sia la fede a dirigere la nostra esistenza. Quando uno decide di sottomettersi alla fede, che poi dire di s a Dio, gli dato di sperimentare il soccorso delle sue consolazioni; questo tuttavia non impedisce che lungo il cammino la nostra intelligenza si trovi alle prese con due generi di difficolt: le une di carattere prevalentemente teorico, le altre di carattere pi pratico.

Difficolt di tipo teorico e pratico

In campo teorico, ad esempio, molte sono le verit a cui ci chiesto di aderire senza vedere e senza comprendere, pu cos accadere che certe verit siano per noi particolarmente dure da accettare. Molti ad esempio non avranno difficolt a credere nell'esistenza di Dio, ma faranno fatica ad accettare che Dio sia uno in tre persone. Altri avranno difficolt ad accettare che Ges sia vero Dio e vero uomo, per altri ancora la difficolt sar nell'accettare la presenza reale di Ges nel sacramento dell'Eucaristia, oppure ci sar chi non riuscir ad ammettere la dottrina sull'inferno. Queste difficolt si superano con un atto di fede, la nostra intelligenza deve cio accettare di non avere l'ultima parola, di non essere il riferimento assoluto e aderire ugualmente, senza vedere e senza comprendere, alle verit che Dio ci propone mediante gli insegnamenti di Ges e della Chiesa. Con l'atto di fede accettiamo che l'intelligenza di Dio sia prima e la nostra seconda, e questa una cosa molto ragionevole, mentre sarebbe stoltezza pretendere il contrario.

Le difficolt di tipo pratico dipendono dal fatto che la vita cristiana un lungo cammino di purificazione e di santificazione, questo cammino un processo molto complesso e noi riusciamo a comprenderne solo alcuni aspetti, mentre altri, e sono la maggioranza, ci rimangono totalmente incomprensibili. Ad esempio, abbastanza chiaro che un nostro dovere esercitarci nelle virt cristiane e cercare di correggere i nostri difetti, ma quello che spesso non riusciamo a comprendere sono le situazioni concrete per le quali il Signore ci fa passare. Capita allora che certe situazioni da cui vorremmo venir liberati continuano ad opprimerci, altre in cui ci troviamo bene le dobbiamo lasciare, certe grazie che a nostro giudizio il Signore dovrebbe concederci si fanno aspettare, certi nostri progetti vengono contrastati, le nostre idee combattute, difficolt interiori ed esteriori sono all'ordine del giorno, in generale, le cose vanno proprio al contrario di come avremmo voluto. Essendo chiaro a Dio solo ci che dobbiamo diventare, normale che ci tocchi passare per vie che non conosciamo e non comprendiamo. Quando allora il Signore si alza presto al mattino e si inoltra di notte nel deserto, come se ci indicasse la via e ci incoraggiasse a sopportare i disagi e le oscurit che il nostro cammino di santificazione comporta.

Dov' Ges?

Conviene a questo punto notare come il motivo per cui Pietro e quelli che erano con lui si mettono a cercare Ges, non dipenda tanto dall'amore, quanto dalla necessit di rispondere alle pressanti domande della gente. Molte persone infatti, che il giorno precedente avevano assistito agli insegnamenti ed alle guarigioni di Ges, insieme ad altre che nel frattempo avevano sentito parlare di Lui, si presentano al mattino alla casa di Pietro e chiedono: Dov' Ges? Pietro e i suoi compagni devono onestamente confessare: Non lo sappiamo. a questo punto che partono alla sua ricerca e, seguendone le tracce, lo trovano in preghiera nel deserto.

L'insegnamento che potremmo ricavare potrebbe allora essere di non stupirci se a volte uno stato di necessit e non l'amore a spingerci a cercare il Signore. Anche a noi, come successo a Pietro, potrebbe capitare di venir interpellati dalle persone o dagli eventi a proposito di Ges, e anche noi potremmo trovarci nell'imbarazzo di non saper rispondere. A questo proposito vediamo che un discepolo della Verit, quando non sa rispondere, non si arrampica sui vetri e non si accontenta di una risposta qualunque, ma confessa onestamente la sua ignoranza e si mette con buona volont alla ricerca della verit.

Pietro e i suoi compagni, con affanno e disagio interiore, si mettono quindi a cercare Ges, e quando Lo trovano la prima cosa che gli dicono : Tutti ti cercano. La descrizione della scena sembra lasciar trasparire una certa irruenza dei discepoli nel rivolgersi a Ges; appena Lo vedono infatti, non gli rivolgono un saluto, ma: Trovatolo gli dissero: "Tutti ti cercano!". Evidentemente la loro preoccupazione pi urgente era quella di manifestargli la causa del loro turbamento e del loro affanno. I loro modi avevano ancora bisogno di qualche aggiustamento.

I programmi di Ges

Ascoltati i discepoli, Ges dice loro che il suo programma non di tornare a Cafarnao, ma di andare per i villaggi vicini a predicare. Evidentemente i programmi di Dio sono sempre un po' diversi dalle nostre attese. Questa decisione di Ges ci mostra inoltre che Dio non sempre si concede con prontezza a chi lo cerca, o meglio, c' un momento in cui Dio si manifesta al di l dei nostri meriti e delle nostre attese, e c' un momento in cui si nasconde; nel primo momento accende in noi il desiderio di Lui, nel secondo ci chiede l'impegno della ricerca o della vigile attesa del suo ritorno; nel primo si riceve, nel secondo ci chiesto di dare. Tutti ti cercano dicono i discepoli a Ges e Lui avrebbe potuto rispondere: Bene, chi cerca trova, chi chiede riceve, a chi bussa sar aperto e beati quei servi che il padrone al suo ritorno trover ancora svegli, ma andiamo ad accendere il fuoco dell'amore di Dio anche nei villaggi vicini (Mt 7, 8; Lc 12, 3), e fu cos che and per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.

Vediamo cos che il deserto, la notte e la solitudine, non sono stati per il Signore un motivo di depressione, anzi, l'assenza di ogni bene esteriore ha evidenziato ancora di pi che tutta la sua forza e la sua vitalit apostolica provenivano da Dio solo. quanto vediamo ancora oggi nella vita dei santi: sono poveri in tutto ma, animati dall'amore di Dio, fanno del bene ad un gran numero di persone. Questo per dire di non aver paura se il Signore volesse far passare anche noi per la via del deserto, della notte e della solitudine, tutte cose che si possono trovare anche nei luoghi pi affollati e in pieno giorno.

L'importanza dell'insegnamento

Prima di terminare conviene riflettere su un fatto pi volte sottolineato nel Vangelo che abbiamo letto, questo fatto l'importanza che Ges dedica all'attivit dell'insegnamento. I primi versetti ascoltati mostrano come la prima cosa che Ges fa quando entra nella sinagoga di Cafarnao sia quella di insegnare, ed il suo insegnamento ha un'autorit e una profondit tale da lasciare stupefatti i suoi ascoltatori, lultimo versetto ci dice ancora che Ges and per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe, e nella risposta ai discepoli Ges afferma che un motivo fondamentale della sua venuta nel mondo proprio la predicazione, dice infatti: Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perch io predichi anche l; per questo infatti sono venuto!, e di fronte a Pilato Ges dichiara: Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verit. Chiunque dalla verit, ascolta la mia voce (Gv 18, 37).

Ora, se linsegnamento, la predicazione, il rendere testimonianza alla verit, sono il motivo per cui Ges venuto nel mondo, questo significa che abbiamo un urgente bisogno di venir istruiti sui progetti e le vie di Dio, bisogno di cui siamo poco consapevoli, malati come siamo di superficialit, pigrizia intellettuale e stoltezza. La malattia pi grave che ci pu capitare quella di non sapere di essere ammalati, ossia di essere ignoranti; per questo i filosofi dicono che uno incomincia a diventare sapiente quando si rende conto di essere ignorante. Una malattia meno grave di cui tutti in qualche misura soffriamo, quella di cercare di vivere un po' secondo gli insegnamenti del mondo e un po' secondo gli insegnamenti di Dio, ma questa l'impossibile impresa, nella quale spesso indugiamo, di servire due padroni, non riusciremo ad accontentare n l'uno n l'altro, e nemmeno noi stessi.

Un altro caso abbastanza comune quello di chi non si pone troppi problemi, gli insegnamenti di Dio non li prende neppure in considerazione e si muove nella vita con la disinvoltura di chi sa cosa vuol dire stare al mondo. Contro questo atteggiamento San Paolo ha una sentenza formidabile: Se qualcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere (1Cor 8, 2). Questo significa che non sappiamo bene cosa voglia dire stare al mondo; stare al mondo infatti, essere immersi in un mistero, ed il peso di questo mistero prima o poi ci far andare in frantumi, la Chiesa ce lo ricorda il mercoled delle ceneri: Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai. Tutti andremo in frantumi, ma chi vive secondo gli insegnamenti del Signore sa che andare in frantumi la via che conduce alla risurrezione. Lasciarsi interpellare dal mistero della vita, non accontentarsi di una conoscenza superficiale, ammettere la propria ignoranza ed il disagio che questo comporta, significa dare ascolto ai richiami che ci attirano verso la ricerca della verit.

Se il Signore attribuisce cos tanta importanza al suo compito di trasmetterci la sapienza, perch mediante la sapienza avremo la vita, ci dice infatti: Io sono la luce del mondo, chi segue me avr la luce della vita (Gv 8, 12), ma perch la sapienza possa germogliare nei nostri cuori dobbiamo coltivare il desiderio di conoscere la verit. San Tommaso affermava che nessun desiderio eleva tanto l'uomo quanto quello di conoscere la verit e Santa Teresa di Ges Bambino, in punto di morte, l'ultimo giorno della sua vita confessava: Si, mi pare di aver cercato sempre la verit sola, ed diventata dottore della Chiesa.

Se coltiveremo la nostra intelligenza cos come si coltiva un giardino, faremo sicuramente un po' di fatica, ma con l'aiuto del Signore giungeremo a conoscere la verit e la verit ci far liberi (Gv 8, 32). Cercare la verit vuol anche dire non accontentarsi finch non si siano trovati quegli insegnamenti che abbiano autorit, profondit e bellezza, abbiano cio al loro interno qualche cosa che ci fa dire: Questa la verit! Ma per trovare bisogna cercare. Cos successo, ad esempio, a Edith Stein. Venuta in possesso del libro della "Vita di Santa Teresa d'Avila raccontata da lei stessa", non riusciva a smettere di leggerlo e quando giunse alla fine esclam: Questa la verit! L'esempio ed il Vangelo ascoltato ci dicono inoltre che, se vogliamo cercare gli insegnamenti con il sigillo della verit dobbiamo cercarli nei luoghi dove circola la Parola di Dio; bisogna purtroppo constatare che in molti casi non mancano tanto gli insegnamenti autorevoli, ma un sincero desiderio di cercare la verit. A questo proposito il salmista esprime il rammarico di Dio che si china a guardare sulla terra per vedere se c' almeno qualche uomo saggio, qualcuno che cerchi Dio (Sal 52, 3), ma non ne trova, tutti hanno cose pi importanti a cui pensare. Il legame fra la verit e Dio poi confermato da Ges quando afferma: Io sono... la verit (Gv 14, 6).

Esercizi facoltativi?

Non dobbiamo pensare che coltivare l'intelligenza, cercare la verit, faticare per ottenere sapienza e saggezza siano esercizi facoltativi e privi di ripercussioni pratiche; come infatti i vari prodotti di un giardino vengono sommersi dalle erbacce se il giardino non costantemente accudito, cos le varie attivit umane vengono sommerse dalla stoltezza se non c' da parte nostra l'impegno costante di vivere saggiamente. Ora, le attivit umane che caratterizzano la vita quotidiana di tutti gli uomini sono: pensieri, parole, opere; ma se non c' saggezza nei nostri pensieri non ci sar nemmeno saggezza nelle nostre parole e nelle nostre opere. Cos, a lungo andare, la nostra vita verr sopraffatta dal non senso, dalla noia, dall'apatia e nei casi estremi dalla follia.

Quanto vale per la singola persona vale anche per la vita delle famiglie, della societ e delle nazioni; se ci fermassimo a riflettere sui costi sociali della stoltezza penso che non mancherebbero le sorprese. Quanto detto pu aiutarci ad apprezzare la grande misericordia che Ges ci dimostra con il suo forte impegno a favore della nostra istruzione. Allora, se anche noi faremo la nostra parte coltivando il giardino dell'intelligenza, otterremo buoni frutti. Se la nostra intelligenza si lascer fecondare dalle parole del Signore crescer in sapienza, e da pensieri sapienti deriveranno parole sagge ed opere sagge; il crescere della saggezza, inoltre, vivificher sempre pi la nostra anima come ci assicura San Paolo: Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno... fino a raggiungere una quantit smisurata ed eterna di gloria (2 Cor 4, 16-17).

Che il Signore ci conceda di credere e di desiderare queste cose, a Lui onore e gloria nei secoli, Amen.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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