Meditazioni sul Vangelo

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La giornata di Cafarnao - Prima parte

La giornata di Cafarnao - Prima parte

Mc 1, 21-39

Un giorno di sabato, all'inizio della sua vita pubblica, Ges arriva a Cafarnao con i suoi primi quattro discepoli: Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. Cafarnao era una cittadina situata su una riva del lago di Tiberiade chiamato anche Mare di Galilea, qui Pietro aveva la casa, una moglie, una suocera, suo fratello Andrea e l'attivit peschereccia. La casa di Pietro diventer poi il quartier generale di Ges e dei suoi apostoli.

Il brano di Vangelo che abbiamo ascoltato ci presenta le attivit che caratterizzano la vita pubblica di Ges: Ges insegna, Ges risana, Ges prega. Entrato proprio di sabato nella sinagoga, Ges si mise ad insegnare. interessante notare come Ges abbia scelto proprio un tempo ed un luogo di Dio per manifestare la sua sapienza e il suo amore, come dice infatti la tradizione giudaica: il sabato il luogo di Dio nel tempo mentre la sinagoga il luogo di Dio nello spazio. Spazio e tempo sono le coordinate entro le quali ognuno di noi si muove, e Dio ha riservato a s alcuni spazi e alcuni tempi, vediamo quindi che i tempi e i luoghi di Dio vengono scelti da Ges per manifestarsi all'uomo.

La prima manifestazione che i frequentatori della sinagoga di Cafarnao ricevono una manifestazione di sapienza. Ges si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento. Noi ci saremmo aspettati o avremmo desiderato che ci venisse riportato questo insegnamento, ed invece ci viene detto solo che l'insegnamento di Ges destava ammirazione perch insegnava loro come uno che ha autorit e non come gli scribi. C'era dunque un insegnamento secondo gli scribi a cui stava incominciando ad affiancarsi l'insegnamento di Ges, l'insegnamento di Ges metter sempre pi in evidenza la scarsa autorit dell'insegnamento degli scribi e questo, a lungo andare, far crescere la loro inimicizia nei confronti di Ges. Potremmo allora chiederci: Da che cosa dipendeva la scarsa autorit dell'insegnamento degli scribi?

Uno dei motivi senz'altro da attribuire al fatto che parlare di Dio, delle sue vie e delle sue leggi non semplice, si tratta infatti di parlare di misteri che superano le capacit dell'uomo; a questo proposito cos si esprime il libro della sapienza: Quale uomo pu conoscere il volere di Dio? Chi pu immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi, e incerte le nostre riflessioni... a stento ci raffiguriamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi pu rintracciare le cose del cielo? (Sap 9, 13-16).

Vista la difficolt che comporta comprendere ed insegnare le cose di Dio, facile cadere nella tentazione di ripetere meccanicamente le cose che si trovano nella Sacra Scrittura o le spiegazioni della stessa tramandate dai santi dottori o dalla tradizione, ne risulta quindi un insegnamento per sentito dire pi che un insegnamento fondato su una conoscenza personale profonda, e questo un ulteriore motivo che rende debole l'autorit di chi chiamato ad insegnare.

Un terzo motivo dato dalla mancanza di coerenza fra ci che gli scribi e i farisei insegnavano ed i loro comportamenti. Il Signore denuncer questo fatto senza mezzi termini. Sulla cattedra di Mos si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perch dicono e non fanno (Mt 23, 2-3).

Un aspetto di questa mancanza di coerenza o ipocrisia dato dall'orgoglio, sempre denunciato da Ges con queste parole: Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini (Mt 23, 5). Se dunque gli scribi ed i farisei insegnavano, non era tanto per amore della sapienza e per condurre chi li ascoltava ad amarla, ma perch piaceva loro sentirsi chiamare "rabbi" dalla gente (Mt 23, 7) ed erano avidi dei privilegi sociali che quel titolo comportava.

Ora, nessuna delle storture e carenze riscontrate presso gli scribi e i farisei era presente in Ges. Quando Lui insegnava, non era per il gusto di sentirsi chiamare "Maestro", ma insegnava per edificare ed illuminare chi lo ascoltava, non c'era in Lui nessuna incoerenza fra la vita e il suo insegnamento, ci che diceva faceva e le stesse sue opere erano cariche di profondi insegnamenti. Infine, non c'era in Lui nessuna incertezza circa la materia che insegnava, tutte le cose infatti erano state prodotte mediante la sua sapienza. L'insegnamento che usciva dalla sua bocca non poteva allora che destare l'ammirazione di tutti coloro che avevano un animo retto.

La presenza di Ges evidenzia la presenza del Maligno

Abbiamo fino a questo punto riflettuto come la sapienza di Ges metta in evidenza l'insufficienza dell'insegnamento degli scribi e dei farisei, ma la sua presenza fa emergere anche un altro contrasto che potremmo descrivere in questi termini: la divina maest del Signore, destinata a regnare sul cuore dell'uomo, mette in evidenza la presenza di colui che abusivamente lo ha occupato, ossia del Demonio.

Il Vangelo racconta infatti che: Un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare. lecito supporre che quell'uomo altre volte si fosse recato alla sinagoga, ma la presenza del demonio in lui si chiaramente manifestata solo quando nella sinagoga si presentato Ges. Allora il demonio, vedendo il suo dominio minacciato da uno pi forte di lui, ed essendo il Regno di Dio e quello del demonio assolutamente incompatibili, non poteva che gridare con rabbia la sua contrariet: Che c'entri con noi, Ges Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il Santo di Dio.

Quando la santit di Dio si manifesta, il demonio deve confessare la sua sconfitta, Ges gli ordina infatti: Taci! Esci da quell'uomo. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, usc da lui. Il demonio esce ma non lascia facilmente la sua conquista, tenta di fare danni fino all'ultimo momento. Possiamo notare che mentre il demonio esce, ci rivela due tratti caratteristici della sua azione: il demonio uno che grida forte, ossia prepotente, ed uno che tormenta l'uomo, gli vuole male e vorrebbe farlo morire, Ges dice che il demonio omicida fin da principio (Gv 8, 44).

Ai frequentatori della sinagoga di Cafarnao tuttavia dato di constatare come ci sia qualcuno capace di sconfiggere le potenze demoniache. Allora un senso di timore non poteva che sorgere in tutti i presenti: quando la presenza di Dio si rende particolarmente vicina e sensibile fa sorgere in chi la sperimenta un sentimento di sacro timore, si percepisce di essere alla presenza di qualcuno la cui potenza e maest sono fuori dell'ordinario. Oltre al timore sono tuttavia presenti anche lo stupore e la gioia: Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorit. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono".

A questo punto c'erano tutte le premesse per una campagna pubblicitaria come Dio comanda, non basata cio sull'aspirazione a far soldi sollecitando ossessivamente il desiderio per dei beni che non riescono a saziare il cuore dell'uomo, ma basata sull'esperienza di chi aveva constatato di persona l'autorit dell'insegnamento e la potenza delle opere di Ges. Dice infatti il Vangelo che la sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea, e questo senza televisione e senza manifesti pubblicitari. A proposito di televisione, potremmo immaginare un giornalista appostato all'uscita della sinagoga intento a chiedere a coloro che uscivano qualche dettaglio sull'insegnamento di Ges; ebbene, non so se in molti avrebbero saputo rispondere, ma sicuramente l'insegnamento pi importante che tutti avevano ricevuto non riguardava tanto qualche punto particolare della dottrina, ma il fatto di aver intravisto come la sorgente di ogni sapienza, la possibilit di ogni liberazione e guarigione erano da ricercarsi nella persona di Ges di Nazaret; rispetto a questa convinzione, ogni dettaglio sulla dottrina era per il momento di secondaria importanza.

Dal momento pubblico a quello privato

Concluso il momento pubblico, inizia quello privato. Questo viene trascorso nella casa di Pietro dove Ges ha ancora occasione di mettere in evidenza sia la sua delicatezza sia la sua potenza risanatrice. La suocera di Pietro era infatti a letto con la febbre, la malattia non era forse tanto grave, in ogni caso Ges si reca subito da lei, le prende la mano e non appena la donna entra in contatto con Ges, guarisce. Il contatto con Ges la fa passare dalla posizione orizzontale in cui la teneva nel letto la febbre e a causa della quale doveva essere servita, alla posizione verticale che le consente di muoversi e di servire quanti erano nella casa. Un insegnamento da ritenere potrebbe allora essere questo: quando scopriamo in noi qualche tendenza cronica a farci servire come se fossimo malati di qualche febbre spirituale, mentre ogni nostro gesto di servizio e di disponibilit verso il prossimo indica che abbiamo beneficiato della potenza risanatrice del Signore. Vediamo cos che la potenza risanatrice di Ges si estende dai casi pi difficili, come la possessione diabolica, ai casi pi semplici come la febbre della suocera. Forse la semplicit di quest'ultimo caso ci insegna che senza l'intervento del Signore non possiamo guarire neanche dai mali minori.

Apprendiamo poi che la giornata del Signore non terminava tanto presto, ma continuava oltre il tramonto del sole. Con il tramonto del sole aveva termine il giorno di sabato, cessavano quindi i divieti che gli Israeliti dovevano osservare. Potevano perci nuovamente percorrere quanta strada volevano e potevano lavorare, mentre durante il sabato il cammino consentito era poco pi di un chilometro e trasportare un ammalato sarebbe stata una trasgressione. Cessate quindi le restrizioni del sabato anche i pi lontani potevano recarsi da Ges e coloro che avevano degli ammalati potevano portarli a Lui. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Conviene considerare come la guarigione degli ammalati dipenda anche dalla carit dei loro congiunti, non si sono infatti recati da Ges da soli, ma con il soccorso di chi era loro vicino, ed anche la suocera di Pietro stata guarita dopo che quelli di casa avevano parlato di lei a Ges.

A questo punto l'evangelista annota che tutta la citt era riunita davanti alla porta, senza precisare di quale porta si tratti. Dalle cose dette tuttavia logico concludere che la porta in questione era quella della casa o della propriet di Pietro, oppure la porta della citt; possiamo in ogni caso cogliere nella frase l'invito a cercare un significato simbolico nella scena che essa descrive. Conviene allora considerare che siamo al termine della settimana, al termine della giornata, dopo il tramonto del sole; dobbiamo ricordarci inoltre che Ges ha detto di se stesso: Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sar salvo (Gv 10, 9). Allora, la scena su cui stiamo riflettendo potremmo vederla come un richiamo o una prefigurazione di quello che avverr quando la storia dell'umanit giunger al termine della sua giornata, le luci di questo mondo saranno spente e tutti saremo riuniti davanti alla Porta che il Signore, coloro che passeranno attraverso di Lui saranno salvi e definitivamente guariti da ogni male, la vera vita avr inizio ed il Regno di Dio apparir in tutto il suo splendore.

Conviene per notare che non tutti vorranno passare attraverso la Porta per entrare nel Regno di Dio, e questi resteranno fuori. Dice infatti il Vangelo che vengono portati davanti al Signore tutti i malati e gli indemoniati, non viene per detto che il Signore li guar tutti, ma che guar molti che erano afflitti da varie malattie e scacci molti demoni. Questo significa che la guarigione o la salvezza non sono cose automaticamente concesse a tutti, ma dipendono dalla nostra volont di passare attraverso Ges, e noi saremo tanto pi pronti a passare attraverso di Lui quanto pi ci impegneremo a conoscerLo e ad amarLo.

L'ultima annotazione della giornata mostra ancora la signoria di Ges sul demonio; dice infatti il Vangelo che non permetteva ai demoni di parlare, perch lo conoscevano. Evidentemente, ogni parola ed ogni azione del demonio tendono a rovinare l'opera di Dio, anche se a prima vista potrebbe sembrare una cosa buona conoscere Ges e parlare di Lui. C' tuttavia una conoscenza e un parlare di Ges che non sono buoni, questo accade quando alla conoscenza ed alla parola non unita la carit, e questo proprio il caso del demonio, il quale sa sicuramente molte cose e sa parlare molto bene ma non ha la carit. Una sua strategia molto sottile quella di dire molte cose vere insieme ad altre che contengono impercettibili errori, confeziona cos delle bombe a scoppio ritardato capaci di produrre incalcolabili danni. a causa di questo sistema che molte persone vengono abbagliate e attirate in varie sette; non sempre riusciranno a liberarsi dalle loro trappole e, nei casi pi gravi, non si renderanno nemmeno conto degli errori e delle menzogne di cui sono vittime. Convinte di aver trovato ogni bene si muovono ingenuamente in un covo di serpenti.

La sorgente dell'attivit prodigiosa di Ges

L'evangelista indica poi la causa della sapienza e della prodigiosa attivit di Ges quando dice che: Al mattino si alz quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritir in un luogo deserto e l pregava. Ges dunque, prima del contatto con la gente cerca il contatto con Dio, perch solo in questo contatto trova la sorgente della sua vita e di tutta la sua attivit apostolica. Un'indicazione per noi potrebbe allora essere questa: ogni vita ed ogni attivit che non accettano di dipendere dal contatto con Dio, ossia dalla preghiera, tenderanno alla sterilit e alla morte, mentre ogni vita che accetta di dipendere dalla preghiera destinata a diventare feconda a somiglianza della vita e dell'attivit di Ges. Diceva un famoso rabbino che l'essenziale della sua vitalit l'uomo lo riceve dalla preghiera.

La nostra vita acquister allora una vitalit sempre maggiore quanto pi ci abitueremo a far precedere dalla preghiera ogni nostra azione. Per evitare equivoci bisogna per sapere che c' una vitalit secondo la natura e c' una vitalit secondo la grazia e la preghiera ci aiuta a compiere il passaggio dalla prima alla seconda. Se il processo avviato correttamente dovremo allora aspettarci una diminuzione delle attivit secondo la natura ed un aumento delle attivit secondo la grazia. Detto in altri termini, il passaggio a cui siamo invitati quello di agire sempre meno basandoci sulle nostre conoscenze e sulla nostra volont, per agire sempre di pi secondo le vie e la volont di Dio.

Il percorso, il tempo, il luogo, della preghiera di Ges

Conviene a questo punto osservare come Ges, per cercare il contatto con Dio, esca di casa e si ritiri in un luogo deserto quando ancora buio. Potremmo allora chiederci: il contatto con Dio forse incompatibile con le relazioni umane e con le cose del mondo? Perch Ges si isola dalle persone, anche quelle pi care, e dalle cose del mondo? Per cercare il contatto con Dio Lo vediamo infatti uscire di casa, che il luogo dove si vive con le persone che pi si amano; non si reca poi in un luogo accogliente con un bel panorama in una giornata di sole, ma si ritira nel deserto dove il paesaggio non molto gradevole, quando poi buio non si pu ammirare un gran che anche se ci fosse qualcosa da ammirare. Cosa vuole insegnarci il Signore con questi comportamenti? Il tentativo di rispondere a queste domande rimandato al prossimo incontro.

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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