Meditazioni sul Vangelo

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Il mistero della Sindone e noi...

Il mistero della Sindone e noi...

Quando uno giunge davanti alla Sindone vede impressi su un lenzuolo dei segni non facilmente decifrabili, non facilmente comprensibili. I segni e l'immagine presenti sulla Sindone rischiano di deludere le persone poco attente, poco profonde, poco umili; rischiano di deludere ognuno di noi. tuttavia possibile riconoscere chiaramente impressa sul telo, la figura di un uomo che ha patito incredibili sofferenze. La sofferenza, cos come l'immagine della Sindone, un enigma non facilmente comprensibile.

Dopo circa 1900 anni l'immagine della Sindone inizia a rivelare in parte il suo mistero; gli scienziati, che studiano la parte fisica della realt, scoprono a poco a poco cose stupefacenti. All'inizio si scopre che i segni chiari sul telo rappresentano in realt la parte scura dell'immagine e i segni scuri quella chiara; la parte destra rappresenta la parte sinistra e la sinistra la parte destra. Queste scoperte attirano l'attenzione di innumerevoli studiosi delle pi diverse discipline; la quantit e la qualit degli studi fatti contribuisce a farci comprendere che quel lenzuolo e quei segni, nonostante le apparenze, raccontano una storia sconcertante e appassionante. Una delle scoperte pi significative che l'immagine della Sindone non stata assolutamente prodotta da capacit umane. Gli scienziati ci dicono inoltre che, proprio perch hanno capito qualcosa, molte cose rimangono ancora oscure e incomprensibili, ad esempio come si sia formata l'immagine, o come sia avvenuta la separazione del corpo dal lenzuolo.

Ora, se soltanto ai nostri giorni, dopo circa 2000 anni, riusciamo ad apprezzare e a stupirci di alcuni aspetti fisici riguardanti la Sindone, chiss quanto tempo ci vorr ancora perch gli uomini riescano ad accorgersi e a stupirsi degli aspetti spirituali evocati dal lenzuolo di Torino! Alcuni interrogativi potrebbero essere utili: perch l'Amore pi grande ha suscitato cos tanto odio, cos tanta violenza contro di Lui? Perch l'Amore non amato? Perch gli uomini preferiscono le tenebre alla Luce? In tutta questa vicenda, quanta responsabilit da attribuire all'uomo e quanta da attribuire a esseri non umani? La vicenda della morte e risurrezione del Signore un segno non facilmente decifrabile, non facilmente comprensibile; ci che in essa a noi sembra chiaro probabilmente nella realt molto oscuro, e ci che in essa molto oscuro diventer un giorno molto chiaro.

Potremmo a questo punto tentare di stabilire una doppia analogia: come i segni impressi sulla Sindone sono di difficile comprensione, cos la vicenda dell'uomo della Sindone di difficile comprensione; come quei segni hanno acquistato un significato e una rilevanza eccezionali alla luce della scienza, cos tutta la vicenda di Cristo acquister finalmente un significato e una rilevanza eccezionale nella luce della gloria. La seconda analogia riguarda ognuno di noi. Le vicende della nostra vita terrena lasciano impressi, come sulla Sindone, dei segni di difficile comprensione. Quando ci fermiamo a guardare le tracce che abbiamo lasciato lungo il corso della vita rischiamo di non capirci molto e di rimanere delusi; il non capirci molto cosa buona e giusta, infatti, noi e la nostra storia siamo un mistero non facilmente decifrabile, per comprenderlo dobbiamo aspettare a lungo una luce che non di questo mondo; una luce che, mettendo al posto giusto la destra e la sinistra, ci che chiaro e ci che scuro, riveler a noi e agli altri la bellezza del nostro vero volto. Due pensieri confermano in qualche modo alcuni aspetti di queste riflessioni, il primo del Santo curato d'Ars: Comprendere che noi siamo l'opera di Dio facile; quello che incomprensibile che la crocifissione sia opera nostra. E il secondo del cardinale Giacomo Biffi: Esistere vuol dire vivere sulla riva di una isoletta avvolta da un mare sconosciuto. Le tenebre ci sovrastano e ci riempiono: non ci dato di capire molto quaggi, almeno delle cose che contano...

Brevi riflessioni

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Meditazioni

Consapevole che le meditazioni proposte non sono che incerti balbettii, faccio appello alla carit del lettore perch vengano accolte con benevolenza. In fondo, davanti a Dio, siamo tutti dei bambini bisognosi di imparare a parlare l'unica lingua che si parli nel suo Regno, la lingua dell'amore.

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